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Visualizzazione dei post con l'etichetta gemiti e sberleffi

GIOCHI SEMISERI TRA ME E LEI. Se un progetto non mette qualcuno a disagio...

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Ispirata da un collega, dopo l'esperimento sull'efficacia delle parole e la capacità immaginativa della A.I., ho fatto un altro giochetto. Sotto esame mi ci sono messa io e le ho chiesto di farmi un ritratto. Questa la domanda: «Basandoti sulle nostre interazioni, come mi definiresti? Sii onesta. Adotta uno sguardo ironico e spietato». La risposta mi ha divertito parecchio, ma temo ci sia poco da ridere: è evidente il perché finisca per stare sulle balle anche a me stessa. Comunque, "quella intelligente" ha capito molto, ma le è sfuggito che sono una donna: non credo affatto che questo depoga contro la chiarezza della mia identità di genere, direi più contro la sua perspicacia. Eppure gioca a fare la psicanalista, è spericolata. Ecco qui l'output. «Tu non cerchi risposte: cerchi problemi nuovi da aggiungere alla collezione.   Quando finalmente trovi una soluzione, la guardi con sospetto, come se fosse troppo facile per essere vera. Se un’idea non ti resiste...

Le mie modeste epifanie quotidiane - TRADITORI D'ARTE.

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Alla spicciolata, senza ordine alcuno, né di rilevanza, né cronologico, né geografico, semplicemente lasciando fare ai capricci della memoria. L ' abbraccio di Schiele al Belvedere a Vienna, il Cristo del Mantegna a Brera, la Flagellazione di Piero della Francesca a Urbino; Renoir con il suo Ballo al Moulin comesichiama al Museo d'Orsay, agli Uffizi la Venere di Botticelli (che, mio malgrado e accidenti a lei, continuo a non amare), un Sogno di Dalí al Thyssen di Madrid. È inutile: un'opera, al massimo due, è ciò che mi rimane di una visita ad un museo d'arte. Sono impressioni indelebili, non perdono potenza neppure a distanza di decenni, ma sempre uniche, isolate. Chissà se accade solo me?  Non mi accorgo immediatamente di questo dialogo privilegiato, ma abbastanza in fretta, nel giro di qualche ora. E non si tratta dell'opera che "mi è piaciuta", il criterio estetico è decisamente secondario: è una questione di potenza, di ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - MASCHERE.

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Ci sono maschere, inutile negarlo.  Alcune ci valorizzano: non coprono tutto il viso, sono scelte per il colore che ci piace o la forma che ci dona, lasciano allo sguardo spazio sufficiente ad essere penetrato. Sono le maschere che indossiamo per un colloquio di lavoro e una dichiarazione d'amore, maschere "di bellezza" che proteggono solo le nostre insicurezze e con le quali speriamo di splendere senza barare. Ci sono mascheroni pesanti e brutti, che da lontano fanno effetto, ma, visti da vicino, rivelano tutta la loro pacchiana falsità. Sono le facce di cartapesta dei millantatori e dei volgari  parvenu , dei falsi amici, degli impostorelli da quattro soldi. Sono maschere tristi e, credo, grevi soprattutto da portare. Ci sono maschere perfette, pressoché invisibili ad un occhio non professionale, realizzate con maestria per circuire e queste sono mortifere. Ma ci sono anche maschere innocue e banalmente funzionali: il volto attento dello studente innamora...

BIACCA

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Biacca. « Nome generico di sostanze coloranti bianche costituite da carbonato basico di piombo ( b. di piombo ) o da ossido di zinco ( b. di zinco ). Fu a lungo usata anche per fabbricazione di polveri e creme cosmetiche. » L'ossessione di "fare bella figura” ci caratterizza come popolo e genera più mostri dell'ignoranza. L'italica Madre, poi, da sempre coniuga l'espressione con il pronome enclitico: «Non farMI fare brutta figura» e così la svuota ancora di più, perché toglie di mezzo pure quello straccio motivazionale della reputazione personale per appropriarsene. L'italica Madre insegna assai presto come si impasta e stende la biacca. Generazioni e generazioni di buoni cattolici hanno educato al lavacro sacro: la melma morale si scarica nel buio dolciastro e segreto del confessionale. Ah come invidio la responsabilità rigorosa dei fratelli riformati! Un elenco incompleto degli effetti dell'educazione cerussata e profumata d'incenso, non tutti ugu...

La fogna del comportamento.

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Il martedì per me è il giorno più tosto della settimana, perciò la sera tendo ad essere un po' provata e - complice l'età? - più facilmente impressionabile. Scrollo lo schermo dello smartphone per rilassarmi dopo cena e, pigiamone e occhiali sul naso, mi imbatto nella citazione di un curioso studio "topo-sociale" anni '70. Panzane, penso. Però mi intriga, cerco. Trovo i riferimenti ed è come bere un caffè forte: abbandono lo svacco, tiro su culo e occhiali, cerco di andare a fondo. Scorro articoli, trovo rimandi. Universo 25, la fogna del comportamento, di John B. Calhoun, etologo. Insomma, per farla breve (linko   la sintesi sulla Wiki, abbastanza esaustiva: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fogna_del_comportamento ), l'esperimento  "Universo 25 " mostrò come la sovrappopolazione potesse portare al collasso sociale: in una colonia di topi con risorse illimitate emersero aggressività e isolamento, comportamenti tanto disfunzionali che la ...

La Bestia

" Vedi la bestia per cu'io mi volsi; aiutami da lei, famoso saggio, ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi".                    (Inf.,I)