IL MIO FRANCESCO
Oggi piango il Maestro; e non è un modo di dire. Cosa abbiano significato per me le sue canzoni è impossibile da spiegare in poche righe: un modo di stare al mondo che ha le sue radici nella stupidità dei vent'anni e nella saggezza degli ignoranti, ma che fruttifica ogni giorno. Cosa mi lasci oggi, Francesco? L'arte che si sporca con la vita minuta e acquista vigore, sangue, profondità. Le cose quotidiane che si vestono della grande tradizione letteraria e la mediocrità che si illumina di mito — l'eroismo dei piccoli uomini, la bellezza della banalità. Ho imparato che il vocabolario non conosce limiti né censure: i miei smadonnamenti possono osare figure retoriche e arcaismi, la parola è libertà. Non è solo una lezione di letteratura: è un modo di guardare a me stessa. Una moquette lisa può narrare un'epopea, gli splendori della classicità possono parlare delle mie piccole storie. L'Ideale può dare senso e direzione a un'emozione, il mio odore può ra...