Ci eravamo sentiti a casa nel vento secco che spazza le creste, nel fieno di giugno, nei silenzi lunghi del romanzo " Le otto montagne ". Cognetti è tornato in libreria. Ed è tornato sui suoi temi: la relazione, l'allontanamento, il doppio; il tempo e lo spazio sono ancora quelli alpini e segnano vite come un destino, al quale però ci si può sottrarre, volendo. Le parole contano. Le relazioni fra gli umani di questa storia sono giocate ancora attorno a ciò che viene detto o taciuto ma, tutte, sono segnate dal rapporto non mistificato, concreto, quotidiano con la montagna, i suoi odori, le sue asprezze. Anche questo ci fa sentire a casa: noi, gente delle valli, sappiamo che le curve di livello contano almeno quanto le parole. La Valsesia - con le piogge torrenziali e gli animali dell'ombra, i tetti di pietra e le motoseghe, le fabbriche e i bar - compenetra la vicenda umana del padre, il suo rapporto con i figli, le storie dei due fratelli, l'amore di Elisabetta...