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Visualizzazione dei post con l'etichetta lifestyle

UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

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« Che schifo di posto. Che gente ».  Oook baby. C'è un momento, nella vita di quasi tutti, in cui il paese diventa stretto. Però occhio, baby, non è sempre colpa del paese: spesso il colpevole che cerchiamo — nella mediocrità dei vicini, nell'ombra del campanile, nei pettegolezzi sempre caldi — è uno specchio. Le comunità coese sono quelle che stanno addosso più strette, « ma bada che ci si conosce  bene proprio perché i peccati del paese sono, in buona parte, i nostri stessi peccati. Anche quando non pare ». « No guarda, proprio no. Io.. .». « Io, io... » « Ottusa anche tu, come tutti qui. Ma dai, esci dal Matrix, cazzo. Io me ne vado: a Milano, a Londra.. .» Ah, non a Dubai? Per dire... C'è Matrix e Matrix. Spesso, comunque, si parte. Per rivalsa o per fame d'altro, per migliorarci o per un'ambizione che non sa ancora bene cosa vuole, raramente sorretta da un eccezionale talento. È un processo naturale, fisiologico, anche giusto:  allontanarsi da...

LA POLVERE E IL DESTINO. Storie di magazzino.

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Un museo è un magazzino: non è una definizione poetica, ma è piuttosto vera, ammettiamolo.  C’è chi porta oggetti dalla cantina al museo come si conferisce in discarica: con la stessa urgenza di liberarsi, la stessa vaga coscienza sporca, confezionata però con una dignità supplementare. E c’è chi consegna con amorosa sollecitudine, e un po’ d'ansia appena trattenuta, ciò che ha cavato dai recessi di un vecchio armadio: la voce che si abbassa di mezzo tono mentre porge l'abito della nonna o uno strano attrezzo del bisavolo, come se stesse affidando un figlio ad estranei; un “figlio” di cui non si sa più cosa fare, beninteso, ma pur sempre un figlio. Nell’uno e nell’altro caso, a me il compito ingrato — e decisamente sproporzionato alle mie forze — di decidere quali memorie meritino la cura, quali l'oblìo e se valga la pena aggiungere ancora un residuo di forno fusorio, un chiodo forgiato a mano, una pettorina ricamata alla collezione. Una selezione che nessuno nomina esplici...

INGRANAGGI INCONSAPEVOLI?

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Trascrivo integralmente qui di seguito un post apparso su LinkedIn.  Giorgio Trani —  Fonte: LinkedIn (post pubblico, 1 giorno fa) «Esiste una scuola in Svizzera che costa centoquarantamila dollari l'anno. Si chiama Le Rosey. La frequentano i figli dei Rockefeller, dei Rothschild, degli eredi di Winston Churchill. Non è una scuola per l'uno per cento: è per lo zero virgola zero zero uno per cento. Lì non si impara soltanto economia o geopolitica. Si impara qualcosa di infinitamente più prezioso e infinitamente meno dichiarato: la postura del potere. Come si entra in una stanza. Come si tace nel momento giusto. Come si esercita la dominanza senza che l'interlocutore se ne accorga. Come si governa senza empatia, ma con la perfetta simulazione di essa. Bourdieu lo chiamava *habitus*: la grammatica invisibile che separa chi è nato per comandare da chi è nato per eseguire.E la verità scomoda è questa: mentre Le Rosey forma i futuri padroni del mondo, le nostre scuole pubbliche ...

ATMOSFERA MILANESE? Decadenza senza stile: D'Annunzio piange.

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Leggo che la milanesissima Rinascente non è più roba nostra. Mi spiace.  Però siamo a Milano, neh, mica a NY e neanche a Seul. La bella gente di mezzo mondo non viene a spendere a Milano per la fama del buon gusto coreano. Avete presente: «Pasta, cappuccino, opera, ValentinoArmaniGucciVersace». Dunque, si potrebbe tentare qualcosa del genere (almeno in parte)? « Tecnologia, moda e storia. E Rinascente è il punto di riferimento della città da oltre 150 anni.  A pochi passi dal Duomo si trova il nostro negozio principale, dall’atmosfera elegante e contemporanea. Nei suoi dieci piani potrai scoprire un’autentica galleria delle eccellenze, che spazia dalla moda alla gioielleria e agli accessori, dalla bellezza alla gastronomia, fino al design più esclusivo.  Tra le tappe obbligate: il Supermercato del Design, al piano -1; al settimo piano, il Mercato Alimentare e i ristoranti della Galleria del Gusto, dalle cui terrazze poter ammirare le guglie del Duomo; ANNEX...

PERFORMANCE E CONTRIBUTO, IMMAGINE E PAROLA. Dello scrivere

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Si parlava di viaggi, di ricordi,  di avventure e la mia giovane interlocutrice se n'era uscita  con qualcosa che mi aveva  lasciata interdetta: «Ma il mio diario sono le storie di Instagram!».  Le stavo consigliando di scrivere, aspiravo ad essere una specie di saggia voce materna e lei mi aveva sistemato, con un filo di spocchia, come una povera scema d'altri tempi. Per scelta, da parecchio non mi perdo più a discutere con le superfici impermeabili, ma: un diario?  Le " storiiiies "?  Rinuncia totale a qualsiasi riflessione articolata, abdicazione alla parola, nessuna emozione per cui trovare un nome, non un tormento ...una banale vetrina: il tuo diario è un piccolo, triste, centro commerciale dell’anima, mia cara.  Mi torna in mente oggi, che sono un po'  incupita dagli eventi, quella breve conversazione; mi chiedo quali storie avrà prodotto la fanciulla mentre soffiano questi venti di guerra. Allora immagino la mia young lady i...

"INSTA", GNE GNE

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Avete presente gli anni Ottanta? Andava di moda fermare i capelli in alto sulla testa, attorcigliando attorno alla coda di cavallo quei bigodini in schiuma morbida colorati. Orridi. Presumo fossero nati per tutt'altra funzione, ma a qualcuno doveva essere piaciuto usarli così e per qualche tempo noi ragazzine prendemmo lo stesso vezzo. Quanti fra voi hanno qualche volta utilizzato le mollette da bucato per fermare altro? Chiudere sacchetti, fissare un telo... E il bicarbonato? Chi ci lava la verdura, chi lo usa per le pulizie, chi come polvere lievitante, chi per sbiancare i denti. Pare che io "non sappia" usare Instagram. «Ma non ho capito quella foto che hai messo, ma è un libro?» «Perchè non hai messo le foto su Insta, mi piaceva vedere Stoccolma». Io devo stare su Instagram per ragioni personali, ma ci bazzico pochissimo; è un social che non mi piace, però non sono obbligata da contratto ad usarlo "come si deve": non potendo farci la coda di cavallo, né...

PRIMA CHE LA COMPETIZIONE ABBIA INIZIO

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Le maestà delle steppe:  bellissimissime le divise dei Mongoli. E i British, così british nei loro adorabili cappottini british, i Cinesi ordinati e azzurri, gli Svedesi vestiti da operai dell'ANAS.  Poi c'erano gli Svizzeri un po' annoiati - che forse hanno fretta di gareggiare e mica possono perdere troppo tempo: facevano ciao con la manina e via. Più glaciali degli Islandesi.  Gli Statunitensi erano indubbiamente fighi, come devono essere per contratto, un po' bostoniani un po' Pochaontas, però, dai, il montgomery panna anche no, con buona pace di Ralph. Di coreografie e look mi intendo meno che di skeleton, perciò dovrei tacere. Ma, visto che il discorso inaugurale è stato tutto un parlare di Bellezza, oso soffermarmi su ciò che c'è di meno olimpionico alle olimpiadi. La cerimonia finale mi è piaciuta, anche l'animazione con la tizia che cadeva dalle aquile e si schiantava con gli sci trascorrendo rovinosamente da un'Olimpiade all...

POCHI, MALEDETTI E SUBITO. Ovvero, del riposo del professore.

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Sono felice: c'è una buona probabilità che il prossimo anno non litigheremo più fra colleghi per avere il sabato libero. Che sollievo!   Pare che si sia orientati a imprigionare a scuola quei poveri fanciulli per nove ore (nove!) un giorno a settimana e ad abbreviare il tempo di lezione. Così mi regalano pure una riduzione oraria senza riduzione di paga, non potrei essere più soddisfatta. Che poi, visto che si tratta di una scelta consapevole e meditata, non dovrò più nemmeno sbattermi a pianificare interrogazioni strategiche a tutela dei tempi di Tiziocaio, potrò infischiarmene delle metodologie laboratoriali e innovative, dei PC   delle AI dei tools dello storytelling del porcocane, perché pare che la richiesta sia chiara: l'imperativo è RIDURRE I TEMPI. In pratica, "pochi, maledetti e subito" in versione educational . Chi sa sa, chi capisce capisce. Finalmente un po' di riposo. Ma che è allora questo sapore amaro là in fondo alla gola? È che... Ricordo ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - BUONGIORNO PICCOLINO

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«Buongiorno piccolino, benvenuto ancora. Ti passo a salutare adesso, prima che inizi la giostra degli auguri e dei brindisi e della carta regalo strappata. Hai letto qualche letterina in questo giorni, o nessuno ti scrive più? Scrivono tutti al ciccione rosso della Coca-Cola, vero?» «Dai, fa' la brava che è il mio compleanno: in fondo siamo colleghi, lavora per me.» «Ti voglio bene, davvero. Però lo sai che non mi piace quando cerchi di imbrogliarmi. Non lavora per te. Lavora per l'Iperal, per Amazon, per il Pil, per tanti ma non per te.» «Non cambi mai, mi fai stancare perfino oggi. Va bene, hai quasi ragione. Non lavora proprio per me. Neppure il centro commerciale, l'estetista, il bar ... nessuno di loro lavora davvero per me. Non direttamente. Però, vedi un po' che stamattina un sacco di uomini e di donne pensano a me, mi dedicano un soffio d'affetto e, soprattutto, scartano regali di speranza e sciolgono qualche nastro di umanità.» «Ci sono ancora in giro qu...

Le mie modeste epifanie quotidiane - MASCHERE.

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Ci sono maschere, inutile negarlo.  Alcune ci valorizzano: non coprono tutto il viso, sono scelte per il colore che ci piace o la forma che ci dona, lasciano allo sguardo spazio sufficiente ad essere penetrato. Sono le maschere che indossiamo per un colloquio di lavoro e una dichiarazione d'amore, maschere "di bellezza" che proteggono solo le nostre insicurezze e con le quali speriamo di splendere senza barare. Ci sono mascheroni pesanti e brutti, che da lontano fanno effetto, ma, visti da vicino, rivelano tutta la loro pacchiana falsità. Sono le facce di cartapesta dei millantatori e dei volgari  parvenu , dei falsi amici, degli impostorelli da quattro soldi. Sono maschere tristi e, credo, grevi soprattutto da portare. Ci sono maschere perfette, pressoché invisibili ad un occhio non professionale, realizzate con maestria per circuire e queste sono mortifere. Ma ci sono anche maschere innocue e banalmente funzionali: il volto attento dello studente innamora...

𝐿𝑢𝑟𝑘𝑒𝑟 𝐶ℎ𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑙𝑒𝑠 2: tra silenzi digitali e coraggio Intellettuale.

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Lurker Chronicles 1   Navigo in forum specializzati, gruppi LinkedIn e community professionali; finiscono le vacanze e, di nuovo e per caso, mi imbatto in una figura contraddittoria: il  lurker,   quella persona che "c'è", molto probabilmente legge e assorbe contenuti, magari pure con una certa voracità intellettuale, ma mantiene un silenzio quasi monastico quando si tratta di contribuire al dibattito. Non mi sto riferendo all'umile studioso che preferisce ascoltare prima di parlare – figura nobile e rispettabile - ma piuttosto a chi ha sviluppato perizia e opinioni articolate, ha competenze o esperienze da condividere, se interpellato privatamente dimostra di non essere una "presenza quiescente", ma sceglie sistematicamente la comfort zone del non-coinvolgimento. È il fenomeno che la letteratura accademica definisce come participation inequality o regola del 90-9-1: il 90% degli utenti osserva, il 9% contribuisce occasionalmente, l...

Fritto misto e ovvietà.

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Una brezza gradevole spira dal mare verso la spiaggia, sulla spiaggia si stende la terrazza, sulla terrazza si spaparanzano i tavoli del ristorante, con i loro cristalli e quelle onnipresenti e odiose sedie di design al cui schienale non puoi appendere nulla. Umido profumo di salsedine:  lecco furtiva l'interno del polso per sentire il sale sulla pelle (sí, faccio ancora queste cose infantili e un po' sceme). Io al ristorante proprio non ci so stare, più del cibo mi interessano i dettagli secondari e mi distraggo con le persone attorno, gli oggetti, le atmosfere, mi faccio storie. Stasera, ad esempio, ci si aspetta da me che mi immerga in estasi mistica nei sapori di questo piatto di gnocchetti ai frutti di mare, ma poi, alla fine, che sarà mai: è un piatto di gnocchi eh! Via via che i tavoli si riempiono, si svuota la bottiglia di vinello fresco mica male e osservo le facce, le schiene...  I ristoratori dediti alle pietanze a base di molluschi e crostacei hanno un...

Giöden e grignapüun.

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Giöden e grignapüun. Voi di che squadra siete? Io mi vendo facile facile al miglior offerente in termini di qualità e quantità, ma, potendo scegliere, prendo i grignapüun. Quest'anno sono turgidi, sani, dolcissimi. E poi allegri, riempiono di colore l'andare per sentieri, occhieggiano fra il verde: splendono al sole e sono gemme, spandono sentore di nettare e sono golosi bonbon. È giusto che la storia dell'umana tentazione abbia come oggetto mitico un frutto: profumo e colore sono l'anticamera del desiderio. Un tempo si partiva armati di pentolini a chiusura ermetica e si trascorrevano ore chini sul sottobosco. A tratti le piccole mani, anziché scaricare il loro tesoro zuccherino dentro l'imboccatura metallica, si portavano rapide alla bocca, la riempivano, imbrattavano il viso. La raccolta dei piccoli frutti del bosco era prurito di pelle esposta alle erbe irritanti e ai voli degli insetti, era lievi graffi e gridolini di gioia al comparire di ogni nuovo ...

GLOBETROTTER STANZIALI e LE MAGIE DELLA PAROLA

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È noto, Emilio Salgari descrive la giungla senza averla mai vista. Parte dall'Italia e viaggia, senza muoversi mai. Mario Rossi torna da un tour transcontinentale e posta sui social foto di truci rinoceronti, tramonti arancioni su città bianche, argillose chiese copte ed improbabili tende "a cinque stelle" nel deserto. Il Mario confonde nella memoria i particolari dei luoghi pur ricordando le scarpe che indossava; ha chiesto alla guida l'amicizia su Facebook (senza capire che la guida sorride per contratto), ma non ha imparato una sola parola nuova e non si è mai avventurato senza accompagnatore nei vicoli più equivoci di una città sconosciuta. Il Mario Rossi si è imbarcato su cinque o sei voli facendosi seguire ovunque dal profumo del suo dopobarba; ha mangiato a tavole servite da camerieri di ogni colore senza scoprire nulla dei cibi che portava alla bocca; non ha cercato e scovato una sola storia al di fuori di quelle servite dal tour operator e comprese nel pa...

LA FAMIGLIA BRAMBILLA IN VACANZA

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La spiaggia è rivelatrice: di celluliti inattese, di gusti letterari, di verità inconfessate. - Gianmarco, per cortesia, rimprovera il bimbo, fatti sentire, per la miseria. Ha passato più di venti minuti sul telefono. Gli fa male. Gianmarco si erge pesantemente in tutta la sua brianzola autorevolezza. Si avvicina al bimbo e biascica qualcosa mentre gli sfila il cellulare dalle mani.  Ma, siccome la solida educazione impartita in famiglia deve essere riconoscibile e riconosciuta, la voce della signora Mariamaddalena si alza di un tono. Due toni.  - Giampi lo sai che ci sono delle regole! Giampi, occhiale cerchiato di nero e capello alla Hitlerjugend, chiede mestamente scusa e si alza a sua volta. Unmetroesettantacinqueerotti: perché Giampi, il bimbo, ha quasi quindici anni. E ha passato ventiminutiventi sul telefono. Una tragedia. La giovane madre si sistema il casto costume da bagno color quaresima e intima:    - Adesso facciamo la passeggiatina, poi il bagno. Ho p...

BIACCA

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Biacca. « Nome generico di sostanze coloranti bianche costituite da carbonato basico di piombo ( b. di piombo ) o da ossido di zinco ( b. di zinco ). Fu a lungo usata anche per fabbricazione di polveri e creme cosmetiche. » L'ossessione di "fare bella figura” ci caratterizza come popolo e genera più mostri dell'ignoranza. L'italica Madre, poi, da sempre coniuga l'espressione con il pronome enclitico: «Non farMI fare brutta figura» e così la svuota ancora di più, perché toglie di mezzo pure quello straccio motivazionale della reputazione personale per appropriarsene. L'italica Madre insegna assai presto come si impasta e stende la biacca. Generazioni e generazioni di buoni cattolici hanno educato al lavacro sacro: la melma morale si scarica nel buio dolciastro e segreto del confessionale. Ah come invidio la responsabilità rigorosa dei fratelli riformati! Un elenco incompleto degli effetti dell'educazione cerussata e profumata d'incenso, non tutti ugu...

EUTANASIA

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Il documento di cui si parla in questo articolo è stato reso disponibile online il 15 maggio: si tratta del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne PSNAI Marzo 2025. Qui riporto il passaggio specifico. «2.2. Le prospettive delle Aree interne alla luce delle tendenze demografiche in atto e previste a livello nazionale e internazionale Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da rende...

ERBA

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Non c'è stagione o temperatura che tenga, non turba ormonale o programma trasgressivo per la serata, il dopocena per me e i miei figlioli è tisana-time. Ciascuno la sua tazza, ciascuno i suoi aromi preferiti; chi dolce e chi naturale; qualcuno predilige i profumi e i colori, qualcuno le proprietà delle erbe:  noi la sera si tisaneggia. Poi, nemici come prima, ma una-coccola-una è d'obbligo anche quando la vampa estiva fonde il buonsenso e la buona creanza.    

Le mie modeste epifanie quotidiane - 𝑳𝒊𝒇𝒆𝒍𝒐𝒏𝒈 𝒍𝒆𝒂𝒓𝒏𝒊𝒏𝒈: in barba al "mondo storto"

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Apprendere quotidianamente qualcosa di nuovo è il sale della vita, direbbe il buon Seneca se non fosse morto da un pezzo. Experiri placet . Ho trascorso l'inverno a ravanare dentro l'intelligenza artificiale come un pischello nerd, ora chiudo l'aggeggio infernale e mi dedico a un sapere parimenti cruciale: imparo a fare il fieno. E come rompo le balle ai miei figlioli affinché mettano la zucca nell'AI, ugualmente li tormento perché imparino il sapere nobilissimo delle mani. Pari dignità. Se perdi il contatto con la terra, con le parole della terra, con l'odore della terra, rimani un mezzo uomo - una sorta di cyborg scassato. Non sia mai che crescano con la bislacca idea che il lavoro manuale sia roba da plebaglia: convinzione da bifolco arricchito, meschina quanto ignorante. Anche perché, se questo " mondo storto " dovesse andare definitivamente a puttane (copyright Mauro Corona, profeta di sventure, ma il 2025 ce ne offre parecchi indizi inquietanti)...

OUTDOOR

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A tratti ci incastriamo dentro i tecnicismi, il cuore si avvolge di compiti da assolvere come un panino nel domopack. Perdiamo lo sguardo e le parole. Ho due anime. Una è schietta e morbida. Una è efficiente e calvinista: lei sa, lei studia, lei analizza, lei lavora. È un'anima giudicante. Chi ne ammira i risvolti operativi, me la foraggia inconsapevolmente. Lei funziona ma è antipatica, ve lo garantisco, anche se sembra ganza. Con quest'anima vado al lavoro ben equipaggiata, rispondo alle e-mail curando urbanità e precisione, raccolgo annotazioni dalle mie letture in ordinate cartelle nel drive. Passo dal microscopio delle virgole al telescopio del domani, ma sono miope e miope rimango. Con quest'anima assegno voti insulsi a compiti sofferti, accidenti a me. Talora la imbriglio - nella schiuma amarognola di una birra fresca o nella fresca risata di un alunno, se mi innamoro di una parola, quando inciampo nella bellezza o nel dolore o in quella strana cosa che è la vi...