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Visualizzazione dei post con l'etichetta lifestyle

POCHI, MALEDETTI E SUBITO. Ovvero, del riposo del professore.

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Sono felice: c'è una buona probabilità che il prossimo anno non litigheremo più fra colleghi per avere il sabato libero. Che sollievo!   Pare che si sia orientati a imprigionare a scuola quei poveri fanciulli per nove ore (nove!) un giorno a settimana e ad abbreviare il tempo di lezione. Così mi regalano pure una riduzione oraria senza riduzione di paga, non potrei essere più soddisfatta. Che poi, visto che si tratta di una scelta consapevole e meditata, non dovrò più nemmeno sbattermi a pianificare interrogazioni strategiche a tutela dei tempi di Tiziocaio, potrò infischiarmene delle metodologie laboratoriali e innovative, dei PC   delle AI dei tools dello storytelling del porcocane, perché pare che la richiesta sia chiara: l'imperativo è RIDURRE I TEMPI. In pratica, "pochi, maledetti e subito" in versione educational . Chi sa sa, chi capisce capisce. Finalmente un po' di riposo. Ma che è allora questo sapore amaro là in fondo alla gola? È che... Ricordo ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - BUONGIORNO PICCOLINO

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«Buongiorno piccolino, benvenuto ancora. Ti passo a salutare adesso, prima che inizi la giostra degli auguri e dei brindisi e della carta regalo strappata. Hai letto qualche letterina in questo giorni, o nessuno ti scrive più? Scrivono tutti al ciccione rosso della Coca-Cola, vero?» «Dai, fa' la brava che è il mio compleanno: in fondo siamo colleghi, lavora per me.» «Ti voglio bene, davvero. Però lo sai che non mi piace quando cerchi di imbrogliarmi. Non lavora per te. Lavora per l'Iperal, per Amazon, per il Pil, per tanti ma non per te.» «Non cambi mai, mi fai stancare perfino oggi. Va bene, hai quasi ragione. Non lavora proprio per me. Neppure il centro commerciale, l'estetista, il bar ... nessuno di loro lavora davvero per me. Non direttamente. Però, vedi un po' che stamattina un sacco di uomini e di donne pensano a me, mi dedicano un soffio d'affetto e, soprattutto, scartano regali di speranza e sciolgono qualche nastro di umanità.» «Ci sono ancora in giro qu...

Le mie modeste epifanie quotidiane - MASCHERE.

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Ci sono maschere, inutile negarlo.  Alcune ci valorizzano: non coprono tutto il viso, sono scelte per il colore che ci piace o la forma che ci dona, lasciano allo sguardo spazio sufficiente ad essere penetrato. Sono le maschere che indossiamo per un colloquio di lavoro e una dichiarazione d'amore, maschere "di bellezza" che proteggono solo le nostre insicurezze e con le quali speriamo di splendere senza barare. Ci sono mascheroni pesanti e brutti, che da lontano fanno effetto, ma, visti da vicino, rivelano tutta la loro pacchiana falsità. Sono le facce di cartapesta dei millantatori e dei volgari  parvenu , dei falsi amici, degli impostorelli da quattro soldi. Sono maschere tristi e, credo, grevi soprattutto da portare. Ci sono maschere perfette, pressoché invisibili ad un occhio non professionale, realizzate con maestria per circuire e queste sono mortifere. Ma ci sono anche maschere innocue e banalmente funzionali: il volto attento dello studente innamora...

𝐿𝑢𝑟𝑘𝑒𝑟 𝐶ℎ𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑙𝑒𝑠 2: tra silenzi digitali e coraggio Intellettuale.

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Lurker Chronicles 1   Navigo in forum specializzati, gruppi LinkedIn e community professionali; finiscono le vacanze e, di nuovo e per caso, mi imbatto in una figura contraddittoria: il  lurker,   quella persona che "c'è", molto probabilmente legge e assorbe contenuti, magari pure con una certa voracità intellettuale, ma mantiene un silenzio quasi monastico quando si tratta di contribuire al dibattito. Non mi sto riferendo all'umile studioso che preferisce ascoltare prima di parlare – figura nobile e rispettabile - ma piuttosto a chi ha sviluppato perizia e opinioni articolate, ha competenze o esperienze da condividere, se interpellato privatamente dimostra di non essere una "presenza quiescente", ma sceglie sistematicamente la comfort zone del non-coinvolgimento. È il fenomeno che la letteratura accademica definisce come participation inequality o regola del 90-9-1: il 90% degli utenti osserva, il 9% contribuisce occasionalmente, l...

Fritto misto e ovvietà.

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Una brezza gradevole spira dal mare verso la spiaggia, sulla spiaggia si stende la terrazza, sulla terrazza si spaparanzano i tavoli del ristorante, con i loro cristalli e quelle onnipresenti e odiose sedie di design al cui schienale non puoi appendere nulla. Umido profumo di salsedine:  lecco furtiva l'interno del polso per sentire il sale sulla pelle (sí, faccio ancora queste cose infantili e un po' sceme). Io al ristorante proprio non ci so stare, più del cibo mi interessano i dettagli secondari e mi distraggo con le persone attorno, gli oggetti, le atmosfere, mi faccio storie. Stasera, ad esempio, ci si aspetta da me che mi immerga in estasi mistica nei sapori di questo piatto di gnocchetti ai frutti di mare, ma poi, alla fine, che sarà mai: è un piatto di gnocchi eh! Via via che i tavoli si riempiono, si svuota la bottiglia di vinello fresco mica male e osservo le facce, le schiene...  I ristoratori dediti alle pietanze a base di molluschi e crostacei hanno un...

Giöden e grignapüun.

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Giöden e grignapüun. Voi di che squadra siete? Io mi vendo facile facile al miglior offerente in termini di qualità e quantità, ma, potendo scegliere, prendo i grignapüun. Quest'anno sono turgidi, sani, dolcissimi. E poi allegri, riempiono di colore l'andare per sentieri, occhieggiano fra il verde: splendono al sole e sono gemme, spandono sentore di nettare e sono golosi bonbon. È giusto che la storia dell'umana tentazione abbia come oggetto mitico un frutto: profumo e colore sono l'anticamera del desiderio. Un tempo si partiva armati di pentolini a chiusura ermetica e si trascorrevano ore chini sul sottobosco. A tratti le piccole mani, anziché scaricare il loro tesoro zuccherino dentro l'imboccatura metallica, si portavano rapide alla bocca, la riempivano, imbrattavano il viso. La raccolta dei piccoli frutti del bosco era prurito di pelle esposta alle erbe irritanti e ai voli degli insetti, era lievi graffi e gridolini di gioia al comparire di ogni nuovo ...

GLOBETROTTER STANZIALI e LE MAGIE DELLA PAROLA

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È noto, Emilio Salgari descrive la giungla senza averla mai vista. Parte dall'Italia e viaggia, senza muoversi mai. Mario Rossi torna da un tour transcontinentale e posta sui social foto di truci rinoceronti, tramonti arancioni su città bianche, argillose chiese copte ed improbabili tende "a cinque stelle" nel deserto. Il Mario confonde nella memoria i particolari dei luoghi pur ricordando le scarpe che indossava; ha chiesto alla guida l'amicizia su Facebook (senza capire che la guida sorride per contratto), ma non ha imparato una sola parola nuova e non si è mai avventurato senza accompagnatore nei vicoli più equivoci di una città sconosciuta. Il Mario Rossi si è imbarcato su cinque o sei voli facendosi seguire ovunque dal profumo del suo dopobarba; ha mangiato a tavole servite da camerieri di ogni colore senza scoprire nulla dei cibi che portava alla bocca; non ha cercato e scovato una sola storia al di fuori di quelle servite dal tour operator e comprese nel pa...

LA FAMIGLIA BRAMBILLA IN VACANZA

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La spiaggia è rivelatrice: di celluliti inattese, di gusti letterari, di verità inconfessate. - Gianmarco, per cortesia, rimprovera il bimbo, fatti sentire, per la miseria. Ha passato più di venti minuti sul telefono. Gli fa male. Gianmarco si erge pesantemente in tutta la sua brianzola autorevolezza. Si avvicina al bimbo e biascica qualcosa mentre gli sfila il cellulare dalle mani.  Ma, siccome la solida educazione impartita in famiglia deve essere riconoscibile e riconosciuta, la voce della signora Mariamaddalena si alza di un tono. Due toni.  - Giampi lo sai che ci sono delle regole! Giampi, occhiale cerchiato di nero e capello alla Hitlerjugend, chiede mestamente scusa e si alza a sua volta. Unmetroesettantacinqueerotti: perché Giampi, il bimbo, ha quasi quindici anni. E ha passato ventiminutiventi sul telefono. Una tragedia. La giovane madre si sistema il casto costume da bagno color quaresima e intima:    - Adesso facciamo la passeggiatina, poi il bagno. Ho p...

BIACCA

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Biacca. « Nome generico di sostanze coloranti bianche costituite da carbonato basico di piombo ( b. di piombo ) o da ossido di zinco ( b. di zinco ). Fu a lungo usata anche per fabbricazione di polveri e creme cosmetiche. » L'ossessione di "fare bella figura” ci caratterizza come popolo e genera più mostri dell'ignoranza. L'italica Madre, poi, da sempre coniuga l'espressione con il pronome enclitico: «Non farMI fare brutta figura» e così la svuota ancora di più, perché toglie di mezzo pure quello straccio motivazionale della reputazione personale per appropriarsene. L'italica Madre insegna assai presto come si impasta e stende la biacca. Generazioni e generazioni di buoni cattolici hanno educato al lavacro sacro: la melma morale si scarica nel buio dolciastro e segreto del confessionale. Ah come invidio la responsabilità rigorosa dei fratelli riformati! Un elenco incompleto degli effetti dell'educazione cerussata e profumata d'incenso, non tutti ugu...

EUTANASIA

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Il documento di cui si parla in questo articolo è stato reso disponibile online il 15 maggio: si tratta del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne PSNAI Marzo 2025. Qui riporto il passaggio specifico. «2.2. Le prospettive delle Aree interne alla luce delle tendenze demografiche in atto e previste a livello nazionale e internazionale Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da rende...

ERBA

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Non c'è stagione o temperatura che tenga, non turba ormonale o programma trasgressivo per la serata, il dopocena per me e i miei figlioli è tisana-time. Ciascuno la sua tazza, ciascuno i suoi aromi preferiti; chi dolce e chi naturale; qualcuno predilige i profumi e i colori, qualcuno le proprietà delle erbe:  noi la sera si tisaneggia. Poi, nemici come prima, ma una-coccola-una è d'obbligo anche quando la vampa estiva fonde il buonsenso e la buona creanza.    

Le mie modeste epifanie quotidiane - 𝑳𝒊𝒇𝒆𝒍𝒐𝒏𝒈 𝒍𝒆𝒂𝒓𝒏𝒊𝒏𝒈: in barba al "mondo storto"

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Apprendere quotidianamente qualcosa di nuovo è il sale della vita, direbbe il buon Seneca se non fosse morto da un pezzo. Experiri placet . Ho trascorso l'inverno a ravanare dentro l'intelligenza artificiale come un pischello nerd, ora chiudo l'aggeggio infernale e mi dedico a un sapere parimenti cruciale: imparo a fare il fieno. E come rompo le balle ai miei figlioli affinché mettano la zucca nell'AI, ugualmente li tormento perché imparino il sapere nobilissimo delle mani. Pari dignità. Se perdi il contatto con la terra, con le parole della terra, con l'odore della terra, rimani un mezzo uomo - una sorta di cyborg scassato. Non sia mai che crescano con la bislacca idea che il lavoro manuale sia roba da plebaglia: convinzione da bifolco arricchito, meschina quanto ignorante. Anche perché, se questo " mondo storto " dovesse andare definitivamente a puttane (copyright Mauro Corona, profeta di sventure, ma il 2025 ce ne offre parecchi indizi inquietanti)...

OUTDOOR

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A tratti ci incastriamo dentro i tecnicismi, il cuore si avvolge di compiti da assolvere come un panino nel domopack. Perdiamo lo sguardo e le parole. Ho due anime. Una è schietta e morbida. Una è efficiente e calvinista: lei sa, lei studia, lei analizza, lei lavora. È un'anima giudicante. Chi ne ammira i risvolti operativi, me la foraggia inconsapevolmente. Lei funziona ma è antipatica, ve lo garantisco, anche se sembra ganza. Con quest'anima vado al lavoro ben equipaggiata, rispondo alle e-mail curando urbanità e precisione, raccolgo annotazioni dalle mie letture in ordinate cartelle nel drive. Passo dal microscopio delle virgole al telescopio del domani, ma sono miope e miope rimango. Con quest'anima assegno voti insulsi a compiti sofferti, accidenti a me. Talora la imbriglio - nella schiuma amarognola di una birra fresca o nella fresca risata di un alunno, se mi innamoro di una parola, quando inciampo nella bellezza o nel dolore o in quella strana cosa che è la vi...

GOOGLE FOGLI, ovvero i dolori del vecchio umanista.

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Io amo i Fogli Google perché sono intuitivi e spicci. Inserisco cose e faccio cose, di solito di un livello che potrei affrontare anche a mano, tutt'al più con una calcolatrice dell' Eurospin , perché i numeri che maneggio io, da insegnante di lettere, stanno dentro le centinaia. Con i Fogli Google , però, è tutto più sbrigativo, veloce e soprattutto ordinato. Poi c'è quella voce "inserisci" che mi fa impazzire: mi produco, per dire, dei fantastici menù a tendina e perdo pure tempo a colorare le voci e ad armonizzarle con la media globale. Mi vengono fuori dei giudizi descrittivi in armocromia che sono da vedere. Le funzioni credo siano più o meno quelle del parente serio Excel , ma che volete che importi a me della finanza e della trigonometria: quando faccio proprio la splendida uso i "SE", 9 funzioni su 10 non le capisco nemmeno. Sono diventata bravina con i grafici, che utilizzo a puro scopo ludico-estetico. Insomma,  Excel è il re incontrasta...

La fogna del comportamento.

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Il martedì per me è il giorno più tosto della settimana, perciò la sera tendo ad essere un po' provata e - complice l'età? - più facilmente impressionabile. Scrollo lo schermo dello smartphone per rilassarmi dopo cena e, pigiamone e occhiali sul naso, mi imbatto nella citazione di un curioso studio "topo-sociale" anni '70. Panzane, penso. Però mi intriga, cerco. Trovo i riferimenti ed è come bere un caffè forte: abbandono lo svacco, tiro su culo e occhiali, cerco di andare a fondo. Scorro articoli, trovo rimandi. Universo 25, la fogna del comportamento, di John B. Calhoun, etologo. Insomma, per farla breve (linko   la sintesi sulla Wiki, abbastanza esaustiva: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fogna_del_comportamento ), l'esperimento  "Universo 25 " mostrò come la sovrappopolazione potesse portare al collasso sociale: in una colonia di topi con risorse illimitate emersero aggressività e isolamento, comportamenti tanto disfunzionali che la ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - DI GEREMIADI E PROSTITUZIONE

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Oddio la ciat di uozzapp dei genitori che orrrooreeee! D'accordo, questa è una presa in giro, ma l'originale è assai simile:  «GRUPPI WHATSAPP GENITORI, IO NON HO PAROLE», anzi, è peggio, perché conclude con una chiara call to action  ( «Cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza? »), una banalissima ricerca di interazione. Chi ne sa lo chiama clickbait. E che, pensavate davvero che qualcuno stesse chiedendo il vostro parere?   È colpa mia. Mi ostino a nutrire speranze sulla possibilità di trovare spazi di valore su Facebook. Uno cerca di curare la qualità dei contenuti proposti nel proprio feed e, allora, vai a bloccare, vai a cliccare "non mi interessa", cerca di interagire con chi propone qualcosa di valore... sbattiti a fin di bene, insomma, si tratta di sopravvivere. Ho già tolto di mezzo parecchio di me stessa da quella piattaforma alla deriva, ma non sono così ingenua da dare la colpa a Mark: sono le persone a fare la differenza. ...

La penultima Unità di Apprendimento, i maggiociondoli e Spotify.

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L' Unità di Apprendimento che fiorisce dopo Pasqua sa di finestre spalancate e maggiociondoli. Ti dà una strana illusione di giovinezza, come l'uscire il mattino con la giacchetta leggera. Con questo spirito sbarazzino affronto il fake storico della paura dell'anno Mille e poi la psicosi vera del Millennium Bug, che chi se la scorda quella. Così, parlando con la leggerezza con cui si commentano i fatti del giorno, mostro la foto di qualche paginata di giornale e intercetto sguardi incuriositi e perplessi, intravvedo sorrisini... tipo quando chiedono perché si usassero le cabine telefoniche. Stop. Un attimo, questi sono nati nel...? «Duemilaetredici, prof». «Cosa vi fa ridere?» Ecco: il computer che compare nell'immagine, anzi «quel coso». Ma, chiedo, «se vi parlo del Duemila, voi cosa pensate?» «Che mia mamma era alle elementari!» «Eh, sei fortunata, hai una mamma giovane...» «Ma nooo! Ha più di trent'anni!» E ride. No, a lei non sembra giovane, perché "ai ...

Davanti a un dipinto di Segantini. Otium.

"... 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟ò 𝑖𝑜 𝑎 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙'𝑒𝑡𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒...?" Contemplando le sue opere, Segantini scriveva queste parole ad un amico inglese. Il pittore interrogava le sue tele, così come ascoltava la terra risalendo le sue montagne, e in questa muta conversazione ininterrotta dava forma all'infinito. Segantini insegna: zitta! La maturità è il tempo necessario. Prima che la vecchiaia coi suoi gravami di dolori e malinconie renda impossibile l'azione, essa chiede scelta, sforzo e compimento: finalizzare, direbbe qualcuno oggi. La maturità è un luogo e una direzione: il luogo dove si possa seminare e attendere il raccolto ed arare campi nuovi. È dove tracciare il tuo sentiero dopo aver conosciuto a fondo i sentieri tracciati prima di te. È il luogo della continuità nel movimento. La maturità è consapevolezza nella ricerca, fatti come siamo di ciò che abbiamo vissuto. Una polpa che conosce da ...