Le mie modeste epifanie quotidiane - FEMMINILE PLURALE
Cara professoressa, quando ci siamo conosciute io non avevo mai preso la metro, mi depilavo di nascosto e di nascosto scrivevo poesie. Nel banco davanti al mio sedeva una bionda da urlo, se la ricorda? Abbronzatura UV e cartella Naj Oleari, già donna fatta. Ne ebbi soggezione finché non mi resi conto che collezionava clamorosi quattro come collezionava deliziose calze Burlington. Lei, professoressa, cosa vedeva in me? La mia sfacciata e falsissima sicurezza, il mio amore faticoso per le pagine scritte, la mia ingenuità di montanara trapiantata? Cosa ero io a quattordici anni? Faccia pulita e unghie mangiucchiate, jeans accuratamente tesi su un sedere perfetto e fiumi di parole, emozioni che toglievano il respiro e sogni piccoli piccoli. Me lo dica lei, cosa, chi apparivo. Io non lo so se posso vederle, le mie piccole donne che crescono. Mi voglio illudere di un candore inesistente. Quand'è che smettono di essere paperelle innocue e diventano temibili gatte? Quando è accaduto ...