Post

ALICE

PRIMA CHE LA COMPETIZIONE ABBIA INIZIO

Le maestà delle steppe:  bellissimissime le divise dei Mongoli. E i British, così british nei loro adorabili cappottini british, i Cinesi ordinati e azzurri, gli Svedesi vestiti da operai dell'ANAS.  Poi c'erano gli Svizzeri un po' annoiati - che forse hanno fretta di gareggiare e mica possono perdere troppo tempo: facevano ciao con la manina e via. Più glaciali degli Islandesi.  Gli Statunitensi erano indubbiamente fighi, come devono essere per contratto, un po' bostoniani un po' Pochaontas, però, dai, il montgomery panna anche no, con buona pace di Ralph. Di coreografie e look mi intendo meno che di skeleton, perciò dovrei tacere. Ma, visto che il discorso inaugurale è stato tutto un parlare di Bellezza, oso soffermarmi su ciò che c'è di meno olimpionico alle olimpiadi. La cerimonia finale mi è piaciuta, anche l'animazione con la tizia che cadeva dalle aquile e si schiantava con gli sci trascorrendo rovinosamente da un'Olimpiade all...

CUI PRODEST?

Ieri Torino, domani chissà. Ogni volta che una piazza brucia, qualcuno brinda lontano dai tumulti. E chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto, diventa una marionetta che balla per altri. Balla per i palazzi del potere, che si nutrono dei cassonetti in fiamme. Per chi abita le stanze dei bottoni ogni vetrina rotta è un regalo, ogni disordine una manna: nuove leggi repressive, più telecamere, meno libertà. La voce vera - quella che chiedeva dignità, attenzione, rispetto - muore sotto le macerie perché i TG parleranno solo di quante aggressioni sono state subite e di quante auto sono state bruciate. «Visto? Sono solo teppisti». Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto balla per gli estremisti, che usano i manifestanti come carne da macello per le loro fantasie di guerriglia, che ercano lo scontro per nutrire il loro odio e costruiscono i loro piccoli imperi vergognosi sulle nostre ferite. Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto ball...

POCHI, MALEDETTI E SUBITO. Ovvero, del riposo del professore.

Immagine
Sono felice: c'è una buona probabilità che il prossimo anno non litigheremo più fra colleghi per avere il sabato libero. Che sollievo!   Pare che si sia orientati a imprigionare a scuola quei poveri fanciulli per nove ore (nove!) un giorno a settimana e ad abbreviare il tempo di lezione. Così mi regalano pure una riduzione oraria senza riduzione di paga, non potrei essere più soddisfatta. Che poi, visto che si tratta di una scelta consapevole e meditata, non dovrò più nemmeno sbattermi a pianificare interrogazioni strategiche a tutela dei tempi di Tiziocaio, potrò infischiarmene delle metodologie laboratoriali e innovative, dei PC   delle AI dei tools dello storytelling del porcocane, perché pare che la richiesta sia chiara: l'imperativo è RIDURRE I TEMPI. In pratica, "pochi, maledetti e subito" in versione educational . Chi sa sa, chi capisce capisce. Finalmente un po' di riposo. Ma che è allora questo sapore amaro là in fondo alla gola? È che... Ricordo ...

"NON C'È NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE"? Ovvero, del latino che torna.

Immagine
Il Duemilaeventisei sarà l'anno della rinascita classicista, della rivincita tradizionalista, dell'orgoglio nazionalista?  Dopo profonda meditazione, tante letture, ascolto silenzioso di considerazioni le più colorate e colorite, sono pronta a sbilanciarmi sulla novità del latino alle "medie". Senza addentrarmi nel ginepraio delle variae sententiae dei docenti di liceo, rimanendo nel mio piccolo mondo - postmoderno e preadolescenziale - credo che non sia una pessima idea, con qualche se e un grosso ma.  Perché la reintroduzione del latino abbia davvero un senso, sia fatta per bene e non si esaurisca in una operazione di facciata, tanto per.  • Sì, se funzionale alla competenza linguistica. Sia perciò uno studio strutturato in modo che il latino dialoghi con la sintassi italiana.  • Sì, se reso significativo da un taglio "evoluzionistico" (filologia romanza sullo sfondo) e da un apprendimento attivo: noi "parliamo latino", possiamo davvero diver...

GIOCHI SEMISERI TRA ME E LEI. Se un progetto non mette qualcuno a disagio...

Immagine
Ispirata da un collega, dopo l'esperimento sull'efficacia delle parole e la capacità immaginativa della A.I., ho fatto un altro giochetto. Sotto esame mi ci sono messa io e le ho chiesto di farmi un ritratto. Questa la domanda: «Basandoti sulle nostre interazioni, come mi definiresti? Sii onesta. Adotta uno sguardo ironico e spietato». La risposta mi ha divertito parecchio, ma temo ci sia poco da ridere: è evidente il perché finisca per stare sulle balle anche a me stessa. Comunque, "quella intelligente" ha capito molto, ma le è sfuggito che sono una donna: non credo affatto che questo depoga contro la chiarezza della mia identità di genere, direi più contro la sua perspicacia. Eppure gioca a fare la psicanalista, è spericolata. Ecco qui l'output. «Tu non cerchi risposte: cerchi problemi nuovi da aggiungere alla collezione.   Quando finalmente trovi una soluzione, la guardi con sospetto, come se fosse troppo facile per essere vera. Se un’idea non ti resiste...

ARSENICO E VECCHI MERLETTI. Ovvero dello scrivere a mano.

Immagine
Il cinema non c'entra: l'arsenico rappresenta la tossicità (di qualunque strumento di lavoro disfunzionale), i vecchi merletti sono la nostalgia (della scuola del buon tempo andato). "In direzione ostinata e contraria" (cit.), da qualche mese mi trovo involontariamente a fare una specie di fact-checking didattico. Quello che sto per scrivere non serve ovviamente a un tubo, as usual, se non a riflettere per l'ennesima volta sul fatto che non esistono verità assolute quando si maneggia materiale umano e che, dunque, dovremmo tutti svestire i panni della polarizzazione ideologica. Anche in fatto di apprendimento. Il postulato quasi universalmente condiviso, in questo caso, è il seguente: scrivere a mano è un toccasana, aiuta la concentrazione, favorisce la riflessione e così via. Ergo: dobbiamo farli scrivere a mano quanto più possibile. Nulla da eccepire, se non la fede cieca. Osservo oramai da circa tre mesi gli alunni "da dietro", essendo in...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 1/1

Immagine
Alba bianca. Neve nei parchi alberati, biciclette rassegnate, neve sulle sartíe delle barche a vela, neve che canta sotto i piedi. Guanti bagnati, naso bagnato.   La casa delle Muse non mostra oggetti, racconta storie, indaga, fa brillare valori. Il Nordiska rivela la convivenza faticosa di queste genti con una natura tanto dura quanto  preziosa,  la volontà di essere Nazione e insieme la fede salda nella libertà individuale. Evoca il fischio basso del vento nella landa  gelata e il gorgoglío del disgelo. Rappresenta l'essenzialità pura con la corteccia di betulla e l'orgia raffinata con la tavola imbandita nella festa borghese. Il Nordiska è la foresta e la città, la determinazione nel lavoro, la lotta silenziosa fra la croce di Cristo e gli spiriti dell'acqua e della caccia. Finalmente mi è chiaro anche il senso del cavallino di legno, simbolo della città presente ovonque, icona della tradizione che incontra l'estetica funzionalista. È...