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"NON C'È NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE"? Ovvero, del latino che torna.

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Il Duemilaeventisei sarà l'anno della rinascita classicista, della rivincita tradizionalista, dell'orgoglio nazionalista?  Dopo profonda meditazione, tante letture, ascolto silenzioso di considerazioni le più colorate e colorite, sono pronta a sbilanciarmi sulla novità del latino alle "medie". Senza addentrarmi nel ginepraio delle variae sententiae dei docenti di liceo, rimanendo nel mio piccolo mondo - postmoderno e preadolescenziale - credo che non sia una pessima idea, con qualche se e un grosso ma.  Perché la reintroduzione del latino abbia davvero un senso, sia fatta per bene e non si esaurisca in una operazione di facciata, tanto per.  • Sì, se funzionale alla competenza linguistica. Sia perciò uno studio strutturato in modo che il latino dialoghi con la sintassi italiana.  • Sì, se reso significativo da un taglio "evoluzionistico" (filologia romanza sullo sfondo) e da un apprendimento attivo: noi "parliamo latino", possiamo davvero diver...

ARSENICO E VECCHI MERLETTI. Ovvero dello scrivere a mano.

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Il cinema non c'entra: l'arsenico rappresenta la tossicità (di qualunque strumento di lavoro disfunzionale), i vecchi merletti sono la nostalgia (della scuola del buon tempo andato). "In direzione ostinata e contraria" (cit.), da qualche mese mi trovo involontariamente a fare una specie di fact-checking didattico. Quello che sto per scrivere non serve ovviamente a un tubo, as usual, se non a riflettere per l'ennesima volta sul fatto che non esistono verità assolute quando si maneggia materiale umano e che, dunque, dovremmo tutti svestire i panni della polarizzazione ideologica. Anche in fatto di apprendimento. Il postulato quasi universalmente condiviso, in questo caso, è il seguente: scrivere a mano è un toccasana, aiuta la concentrazione, favorisce la riflessione e così via. Ergo: dobbiamo farli scrivere a mano quanto più possibile. Nulla da eccepire, se non la fede cieca. Osservo oramai da circa tre mesi gli alunni "da dietro", essendo in...

DIARIO POLVEROSO DI UN CONTABILE SUO MALGRADO

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5/5 L'ossessione del voto mi consuma. E li spegne. Il voto, il numero, è vissuto dai miei alunni come una retribuzione e un trofeo (o un giorno di magra e un'onta, a seconda dei casi). È fine a sé stesso ed è l'unico vero fine della fatica. Per il voto forse non si fa tutto, ma certo tutto si fa per il voto. Il numero è così potente, che rischia di uccidere qualunque interesse spontaneo. Ora: pensiamo a quanti fattori influenzano un voto numerico, compresa la quasi inevitabile "media" fra conoscenze e competenze diverse, compresa la quasi inevitabile dose di soggettività nella verifica, sia in fase di progettazione, sia nella valutazione. Pensiamo alla povertà di uno sforzo cognitivo finalizzato unicamente ad una performance limitata e circoscritta. Pensiamo - in prospettiva - ad un lavoro, qualunque lavoro, svolto unicamente per la retribuzione. Dove sta il "merito" in tutto ciò? Dove sta la crescita personale? Dove stanno la cultura e la "...

ESAMI

É anche un bel momento... Tempo di esami! Arrivano ogni mattina, con i loro bei visi giusto un po' più seri, forse un po' più tesi del solito. Li guardi prendere posto fra i banchi dell'aula tirata a lucido, chiara e finalmente ordinata e pensi che sì, sono cresciuti. Ciascuno in misura diversa, qualcuno per un verso che non ti aspettavi; c'è qualche fronte spavalda (apparentemente spavalda?), qualche sguardo ha guadagnato in profondità, sono tutti - ma davvero - più composti. É il loro momento: un'inezia se misurato sul futuro, ma importante perché da qui, finalmente, prenderanno il volo. Ti chiedi se sei stata all'altezza, se hai dato tutto ciò che meritavano... speri che - grazie anche ai tuoi sforzi e nonostante i tuoi limiti - abbiano successo, nella vita. In bocca al lupo, ragazzi. Di cuore.