DIARIO POLVEROSO DI UN CONTABILE SUO MALGRADO

5/5
L'ossessione del voto mi consuma. E li spegne.

Il voto, il numero, è vissuto dai miei alunni come una retribuzione e un trofeo (o un giorno di magra e un'onta, a seconda dei casi). È fine a sé stesso ed è l'unico vero fine della fatica.
Per il voto forse non si fa tutto, ma certo tutto si fa per il voto. Il numero è così potente, che rischia di uccidere qualunque interesse spontaneo.

Ora: pensiamo a quanti fattori influenzano un voto numerico, compresa la quasi inevitabile "media" fra conoscenze e competenze diverse, compresa la quasi inevitabile dose di soggettività nella verifica, sia in fase di progettazione, sia nella valutazione.
Pensiamo alla povertà di uno sforzo cognitivo finalizzato unicamente ad una performance limitata e circoscritta.
Pensiamo - in prospettiva - ad un lavoro, qualunque lavoro, svolto unicamente per la retribuzione.
Dove sta il "merito" in tutto ciò? Dove sta la crescita personale? Dove stanno la cultura e la "testa ben fatta"(cit.)? Valori non registrati.

Eppure le ho provate tutte: ho parlato, ascoltato, commentato. Ho proposto attività di ricerca e rielaborazione. Ho usato valutazioni descrittive. Ho dato feedback costanti. Ho cercato di lasciare spazio alle domande, alle curiosità, agli interessi.
Nulla: chiedono solo e a gran voce un numero. "Pochi, sporchi e subito".

Oggi riconsegno l'ultima verifica dell'anno, corretta di fresco. Non chiedono "come potevo rispondere meglio" o "dov'è l'errore". Tanti, tanti conticini micragnosi su quanti decimi di punto ho tolto di qui e di lì. Mentre facciamo la correzione collettiva, qualcuno si dedica ai compiti di matematica, senza nemmeno nasconderlo. Chiedo perché e rispondono candidi "perchè ce li ha dati per domani". Sono basita: non mi interessa punire, perché la cosa mi ferisce.
Una volta ottenuto il numero, tutto il resto non conta: passato, superato, dimenticato.

Chiedo scusa, ma la domanda è franca, diretta e cattiva: di chi è la colpa? Colpa, esatto. Non influenza, responsabilità... colpa, ché di colpa si tratta.
Ciascuno risponda come crede (la scuola, la famiglia, il mondo, i Teletubbies), ma È una colpa e danneggia gli studenti, le professioni, la società.

***

Se il voto è tutto ciò che ci si aspetta dalla scuola, darò il voto. Ma solo quello: spiegazione frontale, test a risposta multipla, numero. Come una catena di montaggio: niente coinvolgimento, niente crescita, niente rielaborazione culturale, niente pensiero reticolare, niente maieutica. Teach to test: pochi, sporchi e subito.

Se invece vogliamo almeno provare a invertire la rotta, urge lavoro di squadra e una certa dose di spirito rivoluzionario, perché costruire un approccio allo studio come strumento di crescita richiede evidentemente la necessità di distruggere qualcosa.  Parecchio, credo.

9/6
Anni ed anni di Indicazioni Ministeriali, autoformazione didattica, corsi. Anni di studio e belle parole sulla valutazione e la crescita globale e oggi contiamo i centesimi: perché è vero, x,55 è diverso da x,45 e chi mette la propria firma non chiede, ma esige, che superato x,5 si arrotondi a x+1, mentre  è immorale premiare un x,45.
Questa è la valutazione, questo è lo scrutinio. Tutto deve tornare al centesimo. Paura mascherata da giustizia, incapacità di assumersi il rischio? Non so. Alla fine, avevano ragione i miei alunni con i loro conticini micragnosi. Teach to test, misurazione della performance e -  che tu abbia vinto facile o scalato l'Everest, che tu ti sia lasciato coinvolgere o abbia giocato di strategia, che tu sia libero ma geniale o diligente leccapiedi - tiriamo una riga e facciamo la somma. 

Oggi ho mancato la possibilità di prendere il diploma di contabile. Anzi, probabilmente mi sono comportata come un'alunna rompiballe e insubordinata: 7 in condotta. Prof, lei è  bocciata. Pazienza, anzi: meglio così. 





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Grata. E col fiato corto.