Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta versi

Parto infinito

So che il turpiloquio è meno sconveniente dello spogliarsi in pubblico. Perdonate, dunque, se ciò che è scritto finisce per pretendere un lettore.  AI MIEI FIGLI Al diavolo parole ponderate. Al diavolo le Verità, sempre maiuscole.  Miei, mi appartengono,  più della mia carne stessa.  Miei, ché rinnovano ogni istante il mio dolore  e nutrono,  come una droga,  l'antica vocazione a farmi male.  Amo i pericoli dell'anima,  parto infinito è il mio.  E che ne sanno i cuori pigri,  i competenti aridi, i vili inappuntabili? Pagliacci.  Io sono schiaffo ad ogni sicumera,  offesa  a chi sa fare bene i propri conti.  Scherno ai vincenti.  Lui troverà un sentiero e sarà impervio. Andrà, forse senza asciugare le mie lacrime.  Ma lei, poi, lei  è mia, mia solamente.  Mai nessun mondo  e mai nessuna brama me la potranno togliere.  Lei è il mio unico respiro,  anzi: il mio gemito d'amore....

Maurizio Lastrico

 Ode via Fawebook Amo di te Maurizio il verso fine:  anco pur Dante riderebbe piano.  Sollazzano le argute tue terzine,  Lastrico caro, ancor che parli strano!   Del popol bue e delle potenti brame  gli orrori riempiono questo social-pantano,  d'ogni beltà i commenti fanno strame:  ma allor che tue facezie in display stanno,  tante cogitazioni tristi e il mondo infame  dal mio divano presto se ne vanno! 

Un cuore perennemente altrove

  Quanta fatica avere il cuore perennemente altrove.    Quanta fatica   dover combattere battaglie   che non hai cercato, indossare   corazze troppo strette  a difesa di membra che amano il sole.   Quanta fatica attendere una primavera che arriverà in autunno e nascerà già fiacca.   Impacchetto scrupolosamente ordinati progetti   e li getto alla rinfusa in cassetti   seminascosti. Già fanno la muffa.   Per fortuna è marzo. 

E' inutile

  È inutile, anche oggi  giungerò a convincere me stessa. Solerte - come appresi -  a guardare oltre  e poi a ritornare, quasi spirale, sui soliti dolori; e a stupirmi ogni volta. Ma lenta l'onda  consuma il litorale, lenta la zolla dura  ricopre i ciottoli del viale. Mi troverò coriacea, chiusa, ma debole allo stremo.  " Gli uomini e gli anni mi diran chi sono ", scrisse un Alessandro poco più che imberbe. Io temo invece che gli uni e gli altri mi abbiano cambiata in qualcuno che talora non riconosco. E non è  un motivo per amarli, gli anni, né gli uomini. Che dire dunque a questa nuova stagione che si apre? Le chiederei di non fare troppo male.

Non credo

Non credo più  nella comunità che pure vivo.  Non credo nella sensibilità,  né nel buon senso.  Non credo più in chi Crede,  non credo in chi è arrivato, in chi sa  come si fa. Non credo più  nel mio studiare, non credo  nelle novità che inseguo.  Non credo nelle soluzioni.  Ho accolto sfide,  ho sfidato  la mia fatica, i preconcetti, l'ovvio.  Ho scelto  ciò che mi rendeva libera, quasi sempre. Mi rimangono l'amore e la stanchezza, forse il destino triste di chi insegue un sogno.  Persa e pur sempre io, sempre sulle barricate, maledetta me. Soffro da cani, ma la vostra Ragione non mi frega.

Inquietudine

  Vorresti non avere tempo non patire tempi, sognare ancora. Godresti di qualcosa qualche volta di creare e contemplare, di educare  piante perenni. Vorresti essere solo andare solo lungo i pomeriggi andare sempre nella folla amica, ma in tre per cena. Ti giri e ti rigiri sotto le coperte e vorresti fosse già  dopodomani.

Qui la magnolia non fiorisce

Io chiedo perdono. Sul serio. Mi scuso per il coraggio che non ho avuto, la pazienza che non ho portato, la comprensione che mi è mancata, l'umiltà che ho scordato.  Qui la magnolia non fiorisce. Leggo "troia malefica" al mattino e presunzione che alita acrimonia.  Il campionato, la scuola altrui, la borsa, "negri bastardi" e noi sappiam chi siamo.  Legnate a destra e a manca é la ricetta.  Ingordigia lussuria ira. Capestro ai fragili ai poeti a chi diverge. Qui la magnolia non fiorisce.