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CUI PRODEST?

Ieri Torino, domani chissà. Ogni volta che una piazza brucia, qualcuno brinda lontano dai tumulti. E chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto, diventa una marionetta che balla per altri. Balla per i palazzi del potere, che si nutrono dei cassonetti in fiamme. Per chi abita le stanze dei bottoni ogni vetrina rotta è un regalo, ogni disordine una manna: nuove leggi repressive, più telecamere, meno libertà. La voce vera - quella che chiedeva dignità, attenzione, rispetto - muore sotto le macerie perché i TG parleranno solo di quante aggressioni sono state subite e di quante auto sono state bruciate. «Visto? Sono solo teppisti». Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto balla per gli estremisti, che usano i manifestanti come carne da macello per le loro fantasie di guerriglia, che ercano lo scontro per nutrire il loro odio e costruiscono i loro piccoli imperi vergognosi sulle nostre ferite. Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto ball...

Un po' di silenzio, per carità. "Uno non vale uno".

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Non siamo la Repubblica delle banane, non più di quanto, almeno, siamo la Repubblica delle cheerleader. Prendo spunto da questa vicenda, però. Servizi sociali, ospedali, scuola... Falliscono? Sì. Sono in sofferenza? Sì. Saranno mai infallibili? No, in quanto istituzioni umane. Devono essere migliorati? Sì, assolutamente. Tuttavia queste realtà gestiscono ogni santo giorno milioni di situazioni, "trattano" decine di migliaia di casi, prestano servizio su tutto il territorio nazionale e ciò che assurge agli "onori" della cronaca è una frazione infinitesimale del loro lavoro: quella che fallisce. O che "disturba". Delegittimarle, metterle all'angolo, scatenare la pletora delle tifoserie pro e contro avrà un unico effetto: rendere tutto più difficile, ostacolare l'iniziativa, instillare il dubbio, insinuare che possano essere messe opportunamente in condizioni di non agire. Ringraziamo il cielo di avere ancora i servizi sociali, sanitar...

Chi diavolo veste Prada?

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Non che il tema mi appassioni più di tanto, ma mi è caduto l'occhio su alcune immagini delle sfilate di moda e sono un po' perplessa. Ammesso e non concesso che la moda sia una forma d'arte, l'arte offre visioni, evoca vissuti profondi, produce riflessioni. Dunque, riassumendo, nel 2025-26 possiamo scegliere fra diversi archetipi in cui riconoscerci o su cui esercitare la nostra self-consciousness: Prada- la zia di campagna; Franchi-la tenutaria; Moschino-la poltrona. (Meno elegantemente, la sguattera, la zoccola, la scema. Povere noi.)

PICCOLA GUIDA ALLA VIOLENZA SELETTIVA

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Prima di tuffarci nei numeri della violenza nostrana, facciamo una premessa, un piccolo ripasso per i leoni da tastiera che sembrano avere qualche difficoltà con la comprensione del testo. Le manifestazioni di piazza di questi giorni non chiedono mica di " cessare la guerra ": fidatevi, non siete geni a fronte di capre, anche i manifestanti sanno che non funziona così. Le richieste sono leggermente più concrete e alla portata del nostro governo: promuovere corridoi umanitari, interrompere le relazioni commerciali (soprattutto quelle legate alla produzione bellica), riconoscere lo Stato di Palestina. Cose fattibili, insomma. Poi, se non si è d'accordo con queste richieste, liberissimi di dissentire con i manifestanti. Detto questo, passiamo ai sacri rituali della passione sportiva italiana: non sto andando fuori tema, perché il premio "Guerriglia Urbana dell'Anno" pare se lo aggiudichi  il derby Lazio-Roma del 13 aprile 2025. Il bottino? Niente...

Un dolore intollerabile.

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Un' altra vittima. E già si fa avanti la squallida sequela dei "ma": ma sono troppo fragili, ma anche ai nostri tempi abbiamo sempre scherzato, ma alcuni atteggiamenti provocano, ma non si integrava, ma ci devono essere delle altre cause, ma, ma. E, in questo modo, tac! Le nostre coscienze risciacquate alla bell'e meglio e i Paolo, i Michele, i Leonardo, le Caroline da vittime a responsabili in un attimo. Sipario. Che, poi, tutti i "ma" funzionano benissimo finché un certo giorno, in un certo posto, in un certo contesto è nostro figlio ad essere preso di mira, isolato, segnato a dito. Dite che è impossibile? Ingenui, in bocca al lupo! Ho visto cose, tranquilli, e la vita è lunga; avrei meno fiducia nella buona sorte e nella incrollabile autostima: perché di questo si tratta neh, buona sorte e autostima. O pensiamo sinceramente che i nostri figli siano superiori? A me non par vero che la risposta possa essere «potenziare i servizi di neuropsichiatria infan...

LESA MAESTÀ. ANCORA DI CONTICINI.

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La scuola italiana non è immobile. O, meglio, è rimasta colpevolmente immobile nei principi fondanti del peggior gentilianesimo (nel senso che ci sono tratti del pensiero di G.G. che avrebbero potuto essere valorizzati, ma si è preferito premiare classismo e antipedagogismo). Si è però trasformata, la scuola, nel tempo; piano piano, riforma dopo direttiva e indicazione dopo riforma, ha mutato pelle: da "scuola dei filosofi" (avercene!), è diventata "scuola dei contabili". Dietro, una silenziosa e lacerante dicotomia: mentre i documenti ministeriali andavano arricchendosi di dichiarazioni ideali (significatività, autonomia, esperienza, cittadinanza, valenza formativa, inclusione, motivazione), le prassi di valutazione si facevano via via più assillanti, automatiche, classificatorie, chartizzate. La ragione, l'unica vera ragione, è stata la sfiducia: sfiducia delle famiglie nella scuola, sfiducia degli insegnanti nelle loro prerogative. Così "valutare" ...

IL DOTTORE E IL LEONE

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Robert Francis Prevost dice di sé « Sono un figlio di Sant'Agostino » e si dà il nome di Leone XIV. Filosofia e Dottrina Sociale, buoni auspici. Riprendo le "mie" Confessioni , pagina 25: « Hinc satis elucet maiorem habere vim ad discenda ista liberam curiositatem quam meticulosam necessitatem ». "Imparai senza il peso di castighi e senza imposizioni"; vale più la libera curiosità che la pesante costrizione. Expedit . Un messaggio per la Chiesa, un messaggio per me, madre e insegnante. Bentornato Agostino di Ippona, nei panni di un Leone.

IL KIT DI SOPRAVVIVENZA È UN LESSICO ESSENZIALE. Oltre la tecnofobia.

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Stiamo vedendo cose.  Sicuramente “ natura non facit saltus ” e probabilmente nemmeno la storia ne fa, probabilmente all’oggi siamo arrivati attraverso tanti piccoli passi, a cui magari non abbiamo dato il giusto peso, ma quello che vediamo ora è assolutamente inusitato e scioccante. L’Unione Europea,  per voce di una mia bruna ed elegante coetanea, ci raccomanda un kit di sopravvivenza di 72 ore, così, come nulla, come se fossimo nell'Europa del Quarantatré. Cosa significa un kit di sopravvivenza? Per quali eventi concretamente e realisticamente prevedibili? Un accendino per riscaldarmi con un falò nella foresta? O per accedendere candele? Ma se non ci sono nel kit? Cibo. Per 72 ore non è poca roba, io non sono così frugale. Vorrà dire che io, di mio, aggiungerò al kit le candele anti blackout e perfino arco e frecce, perché, se devo andare per boschi, sul fuoco, possa arrostire anche qualcosa di proteico. Non sarà più un kit, sarà uno zainone. A breve distanza di...

La Bestia

" Vedi la bestia per cu'io mi volsi; aiutami da lei, famoso saggio, ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi".                    (Inf.,I)