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CUI PRODEST?

Ieri Torino, domani chissà. Ogni volta che una piazza brucia, qualcuno brinda lontano dai tumulti. E chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto, diventa una marionetta che balla per altri. Balla per i palazzi del potere, che si nutrono dei cassonetti in fiamme. Per chi abita le stanze dei bottoni ogni vetrina rotta è un regalo, ogni disordine una manna: nuove leggi repressive, più telecamere, meno libertà. La voce vera - quella che chiedeva dignità, attenzione, rispetto - muore sotto le macerie perché i TG parleranno solo di quante aggressioni sono state subite e di quante auto sono state bruciate. «Visto? Sono solo teppisti». Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto balla per gli estremisti, che usano i manifestanti come carne da macello per le loro fantasie di guerriglia, che ercano lo scontro per nutrire il loro odio e costruiscono i loro piccoli imperi vergognosi sulle nostre ferite. Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto ball...

DIARIO POLVEROSO DI UN CONTABILE SUO MALGRADO

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5/5 L'ossessione del voto mi consuma. E li spegne. Il voto, il numero, è vissuto dai miei alunni come una retribuzione e un trofeo (o un giorno di magra e un'onta, a seconda dei casi). È fine a sé stesso ed è l'unico vero fine della fatica. Per il voto forse non si fa tutto, ma certo tutto si fa per il voto. Il numero è così potente, che rischia di uccidere qualunque interesse spontaneo. Ora: pensiamo a quanti fattori influenzano un voto numerico, compresa la quasi inevitabile "media" fra conoscenze e competenze diverse, compresa la quasi inevitabile dose di soggettività nella verifica, sia in fase di progettazione, sia nella valutazione. Pensiamo alla povertà di uno sforzo cognitivo finalizzato unicamente ad una performance limitata e circoscritta. Pensiamo - in prospettiva - ad un lavoro, qualunque lavoro, svolto unicamente per la retribuzione. Dove sta il "merito" in tutto ciò? Dove sta la crescita personale? Dove stanno la cultura e la "...

VORREI SOTTRARMI. Riflessioni sulla valutazione: perché la scuola misura troppo e capisce troppo poco.

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Pagelle, medie, registri, numero congruo di valutazioni: ciò che non vogliamo ammettere. Maggio. Rosita, Ciccio, Marisol, Pierino affrontano verifiche a raffica, effetto dell'ossessione quantitativa della nostra scuola . Sfornano fogli di protocollo vergati in nero-blu a ritmo industriale. Ditemi a quale scopo, onestamente. La cultura. La preparazione. Lo studio. Se davvero crediamo servano principalmente a plasmare una persona migliore, non dovremmo preoccuparci così tanto di misurare con precisione chirurgica le prestazioni  in base ad uno standard prestabilito. Il premio andrebbe a chi ha percorso più strada. Anche in prospettiva "sociale", la disponibilità ad auto-migliorarsi è preziosa. Ma noi, invece, maniacalmente misuriamo e confrontiamo su una scala decimologica omogenea. E se fosse, semplicemente, che valutiamo a scopo certificativo perché la società richiede - e dunque premia - specifiche conoscenze e capacità da impiegare? Bene, forse, ma in questo caso n...

QUALCUNO AVVERTA TAFFO

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Ora tiriamo un sospirone, organizziamo magari una novena di ringraziamento, o una processione al cimitero e recitiamo insieme: "Sia lode a Dio che Sanremo è finito".  Veramente, ogni anno si soffre di più: perfino la quotidiana edizione del Corriere mi ha tenuta informata di ogni rutto.  Durante la scorsa edizione, considerata la valanga di commenti all'esibizione di uno (di quelli che a Sanremo scrivono la Storia, immagino) mi ero messa d'impegno e avevo seguito un'intera serata. Traendone la conclusione che much ado about nothing . Quest'anno  di canzoni manco si è parlato: e le crisi isteriche e il Presidente e i vestitini e i teatrini e gli uteri-bijou e le trovate volgarotte che io neanche in terza media e la Barbie milanese e la maglia della nazionale e, e, e. Ahia i monologhi, che male. Uno parla, un milione commenta incazzato. Qualche intervento me lo sono pure andata a leggere, se...

VOCABOLARIO

Sporco non è creativo o alternativo, è sporco. Saccente non è istruito, è saccente. E istruito non è colto.  Ridanciano non è simpatico, è ridanciano. Maleducato non è libero, informale, spontaneo: maleducato è maleducato. Volgare non è semplice e schietto: volgare è volgare.  Supponente non è sicuro di sé e determinato, è supponente.  Un pallone troppo gonfiato, se non scoppia, trulla mentre si spompa. Parvenus! 

MA QUANTO AMORE. Mode e montagne.

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Ho scoperto che la montagna è c ool : pare che amare la montagna sia di moda e "faccia" moda.  Io, però, mica ci credo tanto a questo nobile sentimento.  Amare non è usare.  Sicuramente la montagna soddisfa il vostro senso estetico (sunset lovers and so on); è una buona palestra economica (le montagne con ferraglia, magari);  si presta come location ideale alle crisi mistico/naturalistico/psicologico/un-po'-zen-e-Newage in contesto non troppo ostile. Il tutto efficacemente instagrammabile.  Ma la montagna è tutto ciò (raggiungibile, attrezzata, antropizzata q.b.) perché c'è chi la vive. Certo che chi la vive trae profitto dal vostro amore domenicale e non c'è nulla di cui scandalizzarsi. Ma chi la vive ha bisogno pure dei trasporti pubblici, di strade che non siano killer dichiarati, di presidi medici, di scuole etc. Cioè, vi costa.  Noi montanari non siamo stambecchi da fotografare, né creature mitologiche di cui poter dire "ho parlato con uno del luo...

STAGIONATURE

Lecco, via Roma. Una volta vi si trovavano due  formagiat .  Una volta una volta. Non so più dire quando sono spariti. Io ci compravo il Parmigiano stagionato, quello che nella grattugia vien giù sodo,  omogeneo, senza impastarsi. Al loro posto credo ci siano un bar e un negozio di abbigliamento. Se son spariti i  formagiat , in compenso in città abbondano gli "aperitivisti" e i "sushiari" ; da un po' anche i "pokéristi" (non quelli del bluff, quelli della ciotola).  Cambiano le stagioni, spariscono le stagionature, una gioventù sempre più stagionata - e prodiga - lamenta il carovita. Dicono convivialità ed è struscio vanesio, firmate pure le mutande. Dicono gourmet e non san più cos'è un Parmigiano di 48 mesi. Un apericena in centro ti costa un capitale, fra prima e durante; una spaghettata in cucina (con un'abbondante, sacrosanta grattata di Parmigiano 'n coppa alla pummarola) è alla portata di chiunque, anche se compri una stagionatura  ...

SERVA DI REGIME

Io appartengo ad una di quelle categorie per cui l'obbligo è scattato da tempo. Grazie a Dio. Perché - in assenza di obbligo - sarebbe stata immorale una nuova eventuale chiusura delle scuole. Se il GP non si rivelerà sufficiente ad evitarla, pazienza, avremo fatto tutto ciò che era in nostro potere. Se si rivelerà sufficiente, bene: significa che il "tutto ciò che" era la strada da percorrere. Ma io il vaccino l'avrei fatto in qualunque caso perché - sissignori - sono una serva di regime.  Di quel "regime" che ci fa andare al lavoro e al cinema, che permette agli ospedali di funzionare e ai medici di avere qualche ora per tornare a casa la sera, che garantisce il diritto all'istruzione e il parco giochi aperto. Quella cosa lì, quella banalità che era la nostra vita prima della bestiolina e che ci è mancata tanto quando ci siamo trovati sul balcone a fare i bigoli.  Sono una serva di regime. Ma io rivoglio quello e quello, forse, il vaccino me lo può dar...