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POCHI, MALEDETTI E SUBITO. Ovvero, del riposo del professore.

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Sono felice: c'è una buona probabilità che il prossimo anno non litigheremo più fra colleghi per avere il sabato libero. Che sollievo!   Pare che si sia orientati a imprigionare a scuola quei poveri fanciulli per nove ore (nove!) un giorno a settimana e ad abbreviare il tempo di lezione. Così mi regalano pure una riduzione oraria senza riduzione di paga, non potrei essere più soddisfatta. Che poi, visto che si tratta di una scelta consapevole e meditata, non dovrò più nemmeno sbattermi a pianificare interrogazioni strategiche a tutela dei tempi di Tiziocaio, potrò infischiarmene delle metodologie laboratoriali e innovative, dei PC   delle AI dei tools dello storytelling del porcocane, perché pare che la richiesta sia chiara: l'imperativo è RIDURRE I TEMPI. In pratica, "pochi, maledetti e subito" in versione educational . Chi sa sa, chi capisce capisce. Finalmente un po' di riposo. Ma che è allora questo sapore amaro là in fondo alla gola? È che... Ricordo ...

Grata. E col fiato corto.

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Posso pelare le patate per il purè. Posso preparare la cartella per domani. Posso dare una mano al marito impegnato a fare cose al pc. Ma resta che il cuore va a mille. Dopamina a palla, stanotte faticherò a prendere sonno.   Ho avuto in mano, ho toccato, sfogliato, letto carte e inchiostri antichi che parlavano di me: la me che è stata bes-cère su un alpeggio, la me sorella di ragazzi dall'accento strano cresciuti lontano da casa, la me morosa di un uomo ignorante e geniale, taciturno e lavoratore...   A casa di Bela e Mariagrazia ho annusato fra le pagine croccanti di secoli il sudore di uomini meccanici che leggevano Dante, ho sentito fremere il coraggio di donne determinate ad essere spose di emigranti. Quante storie non raccontate, quanta vita fra le carte: le liti ab anno 1460 per un boccone di terra e la rabbia austriaca incapace di contenere le diserzioni; l'affetto pudico nelle lettere dal fronte e le dita nodose di bottega che compilavano trattati ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - MUSEO GIANCARLO VITALI, BELLANO, LOMBARDIA

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Domenica. C'è un pigiama steso ad asciugare a una finestra che dà sul cortile del museo Vitali . Non un pigiama particolare: è blu, dignitoso. È il paese. È la vita che si mostra nel suo aspetto più intimo, banale,  prosaico, entra dentro palazzo Lorla e non turba l'arte. È come se il dialogo fra il maestro e la sua gente proseguisse attraverso questi inattesi varchi. L'arte di Vitali è tutto un dentro e fuori, dagli oggetti ai volti, dalle cose morte alle anime. L'arte è verità. Questa lombarda, poi, con la materialità che si fa all'improvviso dramma o epifania. Il "bel cielo di Lombardia" è un pezzo dell'anima di ciascun figlio di questa terra, ma sfugge, ha bisogno di riflettersi come luce sugli oggetti per essere intuito; l'infinito ha bisogno di uno squarcio nella tela. *** Mi si stringe la gola, tanto sono confusa: è ciò che accade quando l'arte ti svela a te stesso. Noi concreti, noi terragni, noi così poco contemplativi,...

Giöden e grignapüun.

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Giöden e grignapüun. Voi di che squadra siete? Io mi vendo facile facile al miglior offerente in termini di qualità e quantità, ma, potendo scegliere, prendo i grignapüun. Quest'anno sono turgidi, sani, dolcissimi. E poi allegri, riempiono di colore l'andare per sentieri, occhieggiano fra il verde: splendono al sole e sono gemme, spandono sentore di nettare e sono golosi bonbon. È giusto che la storia dell'umana tentazione abbia come oggetto mitico un frutto: profumo e colore sono l'anticamera del desiderio. Un tempo si partiva armati di pentolini a chiusura ermetica e si trascorrevano ore chini sul sottobosco. A tratti le piccole mani, anziché scaricare il loro tesoro zuccherino dentro l'imboccatura metallica, si portavano rapide alla bocca, la riempivano, imbrattavano il viso. La raccolta dei piccoli frutti del bosco era prurito di pelle esposta alle erbe irritanti e ai voli degli insetti, era lievi graffi e gridolini di gioia al comparire di ogni nuovo ...

EUTANASIA

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Il documento di cui si parla in questo articolo è stato reso disponibile online il 15 maggio: si tratta del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne PSNAI Marzo 2025. Qui riporto il passaggio specifico. «2.2. Le prospettive delle Aree interne alla luce delle tendenze demografiche in atto e previste a livello nazionale e internazionale Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da rende...

Le mie modeste epifanie quotidiane - 𝑳𝒊𝒇𝒆𝒍𝒐𝒏𝒈 𝒍𝒆𝒂𝒓𝒏𝒊𝒏𝒈: in barba al "mondo storto"

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Apprendere quotidianamente qualcosa di nuovo è il sale della vita, direbbe il buon Seneca se non fosse morto da un pezzo. Experiri placet . Ho trascorso l'inverno a ravanare dentro l'intelligenza artificiale come un pischello nerd, ora chiudo l'aggeggio infernale e mi dedico a un sapere parimenti cruciale: imparo a fare il fieno. E come rompo le balle ai miei figlioli affinché mettano la zucca nell'AI, ugualmente li tormento perché imparino il sapere nobilissimo delle mani. Pari dignità. Se perdi il contatto con la terra, con le parole della terra, con l'odore della terra, rimani un mezzo uomo - una sorta di cyborg scassato. Non sia mai che crescano con la bislacca idea che il lavoro manuale sia roba da plebaglia: convinzione da bifolco arricchito, meschina quanto ignorante. Anche perché, se questo " mondo storto " dovesse andare definitivamente a puttane (copyright Mauro Corona, profeta di sventure, ma il 2025 ce ne offre parecchi indizi inquietanti)...

Gennaio. Quel che serve.

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La gioia infantile per le spesse candele di ghiaccio, per i cristalli che crescono ai margini delle zolle, per il velo vitreo sulla roccia, per il terreno croccante. Lo stupore per l'abetaia invernale, verticale, i fusti diritti e alti, infiniti nel cielo bianco. L'eccitazione giocosa per i fiocchi fitti, le scivolate, le dita gelide, il naso bagnato. La pace sospesa di vapori di stufa e zuppe calde. Non voler più scendere a valle, mai più. unpaesecivuole

"Ma canta?"

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Elucubrazioni sul canto nostro, per quel che valgono. "Canta", "È uno che canta", "Ma canta?". Osservazioni non infrequenti, che si possono leggere in modo diverso. Da stonata irrecuperabile, con un'estensione vocale di più o meno tre note, ho sempre provato sacro timore verso "quelli che cantano", nel senso che ho dovuto farmi la pellaccia per sopportare certe occhiate non proprio gentili nelle occasioni varie e numerose di canto collettivo. Eppure chissenefrega, ho sempre rivendicato il mio diritto al canto e partecipato secondo le mie limitate possibilità ad un rito che considero manifestazione di profonda civiltà.  "Canta", "È uno che canta", "Ma canta?" può non essere necessariamente il dovuto apprezzamento a una delle tante bellissime voci che abbiamo in  abbondanza: può essere anche l'espressione di rispetto per chi non si sottrae ad una costruzione comune. Perché sì - i Tre Re di ieri me lo hanno fatt...

Non so se percorrete mai le mulattiere .

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Non so se percorrete mai le mulattiere. Le mulattiere sono capolavori. Non nascono da un banale bisogno di spostarsi il più agevolmente possibile da un punto all'altro del territorio, come i sentieri. Il sentiero è frutto del passaggio ripetuto, ogni viandante contribuisce a crearlo e mantenerlo, è in una certa misura avventizio: può essere inghiottito dalla vegetazione, talvolta va intuito, può perdersi e modificare il suo percorso. La mulattiera ha la pretesa di farsi "via strata", stesa, selciata, strada in grado di condurre chi la percorre. La mulattiera è pensata, cura che il piede vi si appoggi fermo e che gli anni e la natura non la corrompano. È un'opera dell'uomo per l'uomo, costata fatiche per essere eredità alla progenie. La mulattiera racconta storie, le custodisce fra i ciottoli lisci e, spesso, quasi sempre, la mulattiera è proprio bella. Conserviamo, dalle parti nostre, chilometri di mulattiere e ci camminiamo inconsapevoli e distratti. Sappia...

Ai miei contatti lontani: è dentro di voi il nostro "Antico"

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Ore 21.30 di una domenica d'ottobre. Tavola ingombra, energie per rigovernare a zero. Cose sparse per casa. Foulard, vesti, calzature che non si trovano su Zalando.  Indosso ancora il nostro  cotoon , che io ci sto bene nel cotoon .   Tutto ciò che riesco a pensare, adesso, è che sono stanca, stanca da morire, ma che ci dovete venire, una volta, a vivere "l'Antico". Mica a vederlo, a viverlo.  Penso addirittura che i ragazzi della Pro Loco - prodigiosi e giovanissimi artefici della magia - dovrebbero  studiare un biglietto per due giorni, un pernottamento in loco, per offrirvi l'alba freddina e laboriosa, la messa prima, la sera un po' sbragata. Parecchio sbragata.  Venite a viverlo l' "Antico", che cosí ci conoscete nei nostri vizi caciaroni ed esibizionisti, nelle nostre virtù laboriose e umili.  Ci sporchiamo le mani senza paura, sudiamo senza pudori, cantiamo senza freni. Mettiamo in scena ciò che siamo stati, ma anche ciò che asp...

Rievocazioni storiche ed elogio dell'oggi.

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Premana rivive l'antico e questi giovani debosciati d'oggidí, quelli che vivono dentro l'Instagram, imparano - per giocare agli antichi - a battere chiodi sull'incudine, a far funzionare un telaio mastodontico, a mondare un prato. Indossano con disinvoltura scapiin , calze di lana cruda e mocaröl dal spal . Queste sgarzoline che precocemente mostreranno ombelichi al mondo intero, oggi vestono - per giocare agli antichi - i panni delle bisavole e mettono in scena un'economia di sussistenza archiviata da un secolo. Osano l'ago e il gerlo. Questa generazione X ha energie, fantasia, sa giocarsi, imparare gesti dimenticati. Cioè, io a tredici anni mica le sapevo e le sapevo fare tutte 'ste cose. Non avevo Instagram, non mi facevo i selfie in bagno, ma nemmeno mi sfiorava l'anticamera del cervello che valesse la pena misurarmi con il sapere delle mani della mia bisnonna. Sono bravi i nostri ragazzi. Io sono felice di vivere questo oggi con loro e di avere u...

PEDAGOGIE. Ma poi è "roba per Premanesi".

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Un post lungo, che sembra tecnico ma non lo è, che sembra parlare agli insegnanti e invece parla ai miei comparsani. Richard Louv, in seguito ad una lunga indagine sugli stili di vita,   descrive il Nature Deficit Disorder nei bambini (2006). Pare che la sua ipotesi sia confermata sul piano scientifico: la perdita progressiva di esperienze a contatto con gli elementi naturali e, più in generale, l'iperprotezione dei bambini dal e nell'ambiente esterno può indurre deficit attentivi, disagi emotivi, difficoltà relazionali.  L'abuso di dispositivi digitali e del gioco on line è interpretato da un altro studioso, lo psicobiologo Peter Gray (2015), non come una causa dell'alienazione dall' outdoor , ma una conseguenza, una risposta coerente dei bambini al bisogno sano di sottrarsi all'invasivo controllo adulto.  Queste le mie letture di inizio ferie. Idee per me ben nuove, che mi inducono a riflettere sulle tante componenti relazionali della formazione in età evolut...

FORSE CHE SPORT

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Alla spicciolata. Ogni anno, all'avvento di agosto, gli alpigiani salgono, aprono baite, rimpinguano cantine ricavate nelle stalle di un tempo, tirano fuori sedie a sdraio, arieggiano camere. Magari solo per pochi giorni, ma sempre, puntuali come le pozzanghere a maggio. Non è villeggiatura, ché della villeggiatura non ha né i vezzi né gli agi. A parte il fatto che la villeggiatura non esiste più, chi mai villeggerebbe in un grumo di baite senza negozi, senza rete elettrica, dove l'acqua calda te la produci se porti la bombola in quota? È ritorno, è piccoli riti comunitari, è sere fresche nella calura agostana, è l'arte del cazzeggio. Siccome sono asina nel midollo e odio l'inquinamento acustico, io salgo a piedi, affidando i trasporti pesanti ad anime buone (quando le trovo, visto che la teleferica di servizio è stata sepolta) o rinunciando al rinunciabile. Tanto, la mia vacanza è vacante, essenziale: due cambi d'abito e si mangia ciò che resta in dispensa, tutto...

L'erbe prüme.

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Una domenica di sole e si va finalmente a trovare il Maggio: in basso odora di fieno nuovo, mentre su, nei pascoli alti, è fresco e verde. Maggio è il disgelo cristallino, scrosciante. Maggio è l'erbe prüme, la prima erba. Maggio è la bellezza inattesa delle ortiche in fiore e la montagna gonfia di vita. È l'antico sentiero che si rianima di passi nuovi. La primavera non è un inizio, ma un ritorno. Solo la prima giovinezza, la più acerba, è un inizio vero: ogni altra ripartenza è uno slancio preso correndo su un terreno già noto,è sciocco fingere il contrario. Prima di aprire una strada, ripulisci i sentieri secolari: la sapienza con cui furono costruiti ti sarà maestra, l'averli battuti col tuo passo sarà l'esperienza necessaria. Il Maggio delle mie montagne sarà nuovo anello nel tronco del castagno, possibilità al piede che cerca l'appoggio, invito alla gamba che ritrova il suo passo. Anno dopo anno, dopo anno, dopo anno.  Nessuna primavera è un inizio. ...

Io, fauna.

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Sono uscita, stamane. Ho risalito il fianco della valle,  incantata  dalla luce purissima  della costa, ancora carica di neve, e dalle piccole gemme turgide dei ciliegi selvatici e delle  betulle. Queste mattine d'aprile! Per quanto fredde, mettono in subbuglio la linfa, gonfiano di vita ciò che dormiva. Ogni alba spingerà un po' più in alto la linea dell'inverno.  Penso con un nodo in gola che, però, fatalmente ogni inverno spingerà un po' più in basso la linea della cura umana, quella fatica che da secoli accomoda un muretto, ripristina una mulattiera, monda un bosco. Prendo quota, a tratti la foresta antica lascia sopravvivere ancora erte radure, strappate coi denti all'arroganza della vegetazione. Attraverso il disordinato crescere di una fustaia si intravvedono tracce di terrazzamenti: fin quassù, così in alto eravate venuti a domare il pendio, oscuri eroi di epoche perdute.  Salgo senza una meta, lentamente, per il gusto di respirare e spiare il trasc...

Ritrovare motivazione.

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Mi sto impegnando. Ciascuno ha bisogno, di tempo in tempo, di ritrovare motivazione ed energie. Sono un' insegnante . Non sempre "faccio" l'insegnante, ma la mia anima (i miei pensieri, i miei entusiasmi, i miei dubbi e ricerche, i miei dolori) è quella. Sono un'insegnante in una scuola di montagna : non pensate a Cortina! Proprio montagna vera, quella attorno a quota 1000, con i paesi piccoli e isolati, le scuole piccole e isolate. Quella dove il pendolarismo di oggi è l'evoluzione coraggiosa dell'emigrazione di ieri. Si è pendolari per le cure mediche, per i servizi e lo shopping, per la scuola superiore, per il lavoro. È un pendolarismo coraggioso perché le distanze sono significative, le strade difficili, i mezzi pubblici scarsi e lenti e, perciò, resistere alla tentazione di emigrare è una scelta di valore. Mi interrogo, dunque,  e trovo la ragione per cui i miei versanti impervi - così faticosi, così chiusi, che mi allontanano tante opportu...

LE IDENTITA'

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Anni fa - non molti, credo venticinque o ventisei, praticamente ieri l'altro - ricordo di aver raccontato ad alcune amiche, in quel di Milano, di una manifestazione popolare delle mie parti: la cavalcata dei Magi, o, più semplicemente, "i Tre Re", come diciamo noi. Ricordo anche - e dovrei provarne un po' di vergogna, date le mie doti canore - di aver accennato (e forse, ahimè, addirittura osato cantare) la nenia che il popolo tutto premanese, ovvero una discreta rappresentanza, intona per i vicoli del paese, a tarda sera. Vuoi che a vent'anni l'etnografia non rappresenti il baricentro culturale delle donzelle; vuoi che il brano, privato della dimensione corale e della coreografia, non risulti proprio coinvolgente; vuoi che le mie povere corde vocali non sappiano rendere ragione del fascino del canto... Fatto sta che all'epoca i miei mitici "Tre Re" non riscossero proprio un enorme successo fra le giovini compagne. Epperò. Di quando in quando,...