POCHI, MALEDETTI E SUBITO. Ovvero, del riposo del professore.

Sono felice: c'è una buona probabilità che il prossimo anno non litigheremo più fra colleghi per avere il sabato libero. Che sollievo!

 
Pare che si sia orientati a imprigionare a scuola quei poveri fanciulli per nove ore (nove!) un giorno a settimana e ad abbreviare il tempo di lezione. Così mi regalano pure una riduzione oraria senza riduzione di paga, non potrei essere più soddisfatta.
Che poi, visto che si tratta di una scelta consapevole e meditata, non dovrò più nemmeno sbattermi a pianificare interrogazioni strategiche a tutela dei tempi di Tiziocaio, potrò infischiarmene delle metodologie laboratoriali e innovative, dei PC  delle AI dei tools dello storytelling del porcocane, perché pare che la richiesta sia chiara: l'imperativo è RIDURRE I TEMPI. In pratica, "pochi, maledetti e subito" in versione educational. Chi sa sa, chi capisce capisce. Finalmente un po' di riposo.

Ma che è allora questo sapore amaro là in fondo alla gola?
È che...

Ricordo mamme organizzare pullmini e corsi di sci assieme agli insegnanti elementari. Ero piccina. Nevicava, allora, e "fare cose a Casargo" sembrava strano, mentre era naturale che la stessa persona la mattina ti insegnasse le poesie e il pomeriggio ti aiutasse a prendere il piattello dello skilift.
Ero piccina e qui da noi davvero il poco sembrava tantissimo e la parola "insieme" aveva un senso.

Qui sono cresciuta, questa scuola è rimasta la MIA scuola. 
Ricordo presidi indire riunioni che si protraevano fino a tarda notte per salvarla in ogni modo possibile, contro una demografia già in affanno, contro governi già rapaci, contro campanilismi secolari e resistenze a tutto ciò che era nuovo. Ricordo presidi che ancora non si chiamavano dirigenti, capello sparato e occhio stanco.
Ricordo sindaci - capello sparato e occhio stanco uguale - logorarsi in telefonate per convincere il mondo che la soluzione era unirsi; ricordo amministratori implorare appuntamenti, da Lecco al Pirellone, per ottenere il sostegno a idee difficili. Ricordo politici creare opportunità anziché sfruttare passerelle.

Non ditemi, dai, che è nostalgia senile del buon tempo andato: per quel che mi riguarda, il buon tempo andato nel suo complesso puzza di muffa.

C'è che però ci si credeva, nella scuola. Anche le famiglie: si scaldavano, contestavano, ma in fondo ci tenevano. Forse noi facevamo in modo che ci credessero, non so.
E si credeva pure nei paesi, nel futuro. Quassù sappiamo fare i nostri conti, investiamo bene, quando si tratta di rendita. Ma c'è solo quella economica, di rendita?
Temo che la scuola abbia fallito: gli adulti che abbiamo formato noi non vedono oltre la loro comodità qui ed ora, cioè una manciata di anni e anche meno. Zero comunità; ma anche zero visione del proprio dopo, zero profondità, zero progettualità. Solo fretta e personale tornaconto, ma "pochi, maledetti e subito". Visione a misura di naso.
Che gli abbiamo insegnato? A che pro hanno studiato la storia, la geografia e la matematica? Cosa hanno capito dei tempi, dei territori, della statistica? E la letteratura, le scintille che accendono i cuori dei fiorentini di Dante, i fiumi di Ungaretti?
Gli adulti che abbiamo formato noi sono, talvolta, pure maleducati.

Non è un gran bilancio, in effetti.

Per fortuna pare che dal prossimo anno riposerò un po'. È tempo. In effetti ,a detta di qualcuno, "non capisco" perché "sono vecchia". In realtà, "non capisco" perché "non la penso come il sindaco": che modo curioso di interpretare le età!
Ma lasciamo stare, andiamo serenamente verso anni di riposo ❤️.


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