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Visualizzazione dei post con l'etichetta Insegnare

Un dolore intollerabile.

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Un' altra vittima. E già si fa avanti la squallida sequela dei "ma": ma sono troppo fragili, ma anche ai nostri tempi abbiamo sempre scherzato, ma alcuni atteggiamenti provocano, ma non si integrava, ma ci devono essere delle altre cause, ma, ma. E, in questo modo, tac! Le nostre coscienze risciacquate alla bell'e meglio e i Paolo, i Michele, i Leonardo, le Caroline da vittime a responsabili in un attimo. Sipario. Che, poi, tutti i "ma" funzionano benissimo finché un certo giorno, in un certo posto, in un certo contesto è nostro figlio ad essere preso di mira, isolato, segnato a dito. Dite che è impossibile? Ingenui, in bocca al lupo! Ho visto cose, tranquilli, e la vita è lunga; avrei meno fiducia nella buona sorte e nella incrollabile autostima: perché di questo si tratta neh, buona sorte e autostima. O pensiamo sinceramente che i nostri figli siano superiori? A me non par vero che la risposta possa essere «potenziare i servizi di neuropsichiatria infan...

E-book. Molto e-.

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Se vi interessa approfondire i post di "Insegnare". Progettazione didattica in ambiente digitale Perché credo molto nella necessità di ripensare la progettazione, perché credo che sia necessario superare sia la tecnofobia sia i tecnoentusiasmi. Perché la nuova scuola non può permettersi fragilità pedagogica. Un libercolo che parte dalle riflessioni sul learning design e, passando per il concetto di integrazione digitale e i principi di UDL e formazione evidence-based , arriva ad una proposta operativa: l'HyperDoc. Poi, una ricca "cassetta degli attrezzi", tanti tanti tanti link dimostrativi, tanti suggerimenti pratici per inserire strategicamente gli strumenti digitali nella didattica. Sperando di fare cosa utile a quanti mi hanno contattata in questi anni di StudiAttivo . 

IL KIT DI SOPRAVVIVENZA È UN LESSICO ESSENZIALE. Oltre la tecnofobia.

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Stiamo vedendo cose.  Sicuramente “ natura non facit saltus ” e probabilmente nemmeno la storia ne fa, probabilmente all’oggi siamo arrivati attraverso tanti piccoli passi, a cui magari non abbiamo dato il giusto peso, ma quello che vediamo ora è assolutamente inusitato e scioccante. L’Unione Europea,  per voce di una mia bruna ed elegante coetanea, ci raccomanda un kit di sopravvivenza di 72 ore, così, come nulla, come se fossimo nell'Europa del Quarantatré. Cosa significa un kit di sopravvivenza? Per quali eventi concretamente e realisticamente prevedibili? Un accendino per riscaldarmi con un falò nella foresta? O per accedendere candele? Ma se non ci sono nel kit? Cibo. Per 72 ore non è poca roba, io non sono così frugale. Vorrà dire che io, di mio, aggiungerò al kit le candele anti blackout e perfino arco e frecce, perché, se devo andare per boschi, sul fuoco, possa arrostire anche qualcosa di proteico. Non sarà più un kit, sarà uno zainone. A breve distanza di...

Il maestro Manzi e le corone da arrosto .

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Orizzontescuola: il maestro Manzi Delle elementari ricordo i pensierini quotidiani: così semplicemente si imparava a scrivere! Una pagina al giorno di libertá espressiva, poi i disegni sul quaderno, un disegno per ogni "pensierino", e un commento della maestra in fondo ad ogni pagina.  Ricordo infinite ricerche di gruppo accompagnate da eccellenti merende, meravigliosamente poco sane; ricordo i problemi da risolvere, tanti problemi, tutti ben organizzati con i dovuti colori; e poi le letture, accuratamente scelte per incantarci, e le poesie. Alle elementari c'erano sempre un sacco di figure da ritagliare, fogli da impiastricciare e discussioni; ricordo persone che venivano a raccontarci cose, cose interessanti: come funzionava la banca, o come combattere certe malattie orribili. Poi ci regalavano un righello colorato o ci timbravano il braccio con il test della TBC. Alle medie c'erano i libri: non so perché, non ne ricordo prima. So che fino alla quinta ne...

Bulli!

Davvero trovate che, semplicemente, Leonardo fosse "troppo fragile"? Questo genere di osservazione si ripete ogni volta che il bullismo sfocia in tragedia e trovo sia un modo raccapricciante di infischiarsene del dolore di chi rimane. Fondamentalmente, un atteggiamento da bulli. Dunque, di fronte al corpo senza vita di un quindicenne non vi viene in mente che la stortura grave, schifosamente grave, sia altrove? Era fragile Leonardo o sono fragili, malati, coloro che godono del dolore altrui? E quanti sono lo riuscite a immaginare?

Articolazioni come tapparelle.

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Le aule antiche danno su corridoi  chiusi, altissimi, resi soffocanti dalle pesanti porte tagliafuoco. La tromba stretta e fredda delle scale ripide è percorsa ancora, cent'anni dopo, da voci squillanti, incongruenti all'architettura come un cappello mal abbinato all'abito. Enormi termosifoni di ghisa. Finestre lunghe lunghe, infissi rinnovati e tapparelle rotte. Aule dai nomi tetri incisi su cimiteriali lastre di marmo.  No, non mi piace. Mi appoggio pericolosamente ad una cattedra instabile e penso che non mi piace. Guardo un muro di pietre vive, il panorama che offre questa finestra,  e penso che no, la scuola dovrebbe essere un luogo luminoso, arioso, fantasioso. Ampio. Aperto. Allegro. Scruto queste faccine rosee - uno sguardo fiducioso, uno indagatore, uno insolente - e penso che questa scuola è troppo vecchia, questa prof troppo vecchia, anche se entrambe fanno del loro meglio per rispondere.  I piccoli pensieri seduti di fronte a me non hanno motivo alcuno di...

DIES IRÆ

Dies iræ, dies illa solvet sæclum in favilla teste David cum Sibylla. Quantus tremor est futurus quando iudex est venturus cuncta stricte discussurus. L'incipit del Dies Iræ mi tormenta da ieri.  Si sgranano rapidissime le giornate intense di preparazione dell'a.s. e, mentre fremo di entusiasmo per le meraviglie che potrò scoprire con i miei ragazzi, di quando in quando trapela, si lascia intuire in qualcuno questo piglio da cuncta stricte discussurus   che mi provoca sconforto. Inutile e così lontano da tutto ciò che mi ha formato: la ragione e l'amorevolezza di Don Bosco, la " testa ben fatta " anziché "ben piena" di Morin, la pedagogia  maieutica.  Credo nell'uomo, posso continuare a crederci, perché " io partecipo dell'umanità "  e perché ho abbastanza primavere sulle spalle per soppesare la riuscita globale, lo spessore umano, la capacità di giocarsi la vita di centinaia di ex alunni - bravi, bravissimi e pessimi studenti - senza ...