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LOMBARDI IN LAGUNA, SPLENDORI E NOBILTÀ.

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Se l'epoca è quella dell'ostentazione, Venezia è addirittura arrogante: l'arroganza del potere e del denaro, ma con quale raffinato apparire! Il corteo è grandioso, esagerato. Dietro il Bucintoro con il Doge e la Corner - ex regina, vinta, sì, ma pur sempre regina e figlia della miglior aristocrazia veneziana - si dipana una miriade di imbarcazioni dai colori e dalle fogge più stupefacenti. Per non parlare degli abiti: sete cangianti e velluti, lacca, pietre, ori. Ebbene, là in fondo, a chiudere il corteo in dignitosa umiltà, non senza l'orgoglio di una nobiltà diversa, quattro legni.  Barche di foggia antica, semplice, ma elegante. Sono l'omaggio alla regina in esilio di un popolo anch'esso lontano dalla patria, ma che, come lei, sente di condividere almeno un po' la grandezza di Venezia. Si dice che quella gente sia scesa dalle valli lombarde, che quei lindi battelli vengano dal lago di un altro Ducato, che abbiano una loro storia.  Si dice ch...

NANNA

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Nanna contempla il suo sposo che si gira pigramente nel letto. Non sa perché lui l'abbia scelta, ma essere sua moglie la appaga. Nanna è lieve e discreta mentre si alza, è silenziosa mentre si immerge nell'acqua calda del bagno. Si muove senza far rumore: non per rispetto al sonno del suo uomo, ma perché Nanna è così. Nanna non crede di poter essere motivo di gioia, ma sa di poter portare pace: è una lezione antica, tramandata dalle donne di famiglia. Pace è una stanza che profuma di bucato e una mensa ordinata, pace è il sorriso riservato alle sere complicate o stanche, pace è la grazia. Nanna ha appreso ogni cosa fin dalla fanciullezza. Lui si sveglia e sa già che troverà Nanna che canticchia in cucina, una lama di luce polverosa filtrata dalle imposte fra i capelli.  La guarda. Ha capito che Nanna gli darà un figlio e da allora lo stufato è più sapido, le ore del mattino più luminose, le strade della città più eccitanti. Nanna sa fare, sa dare pace, sa portare den...

GIUSEPPE

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Giuseppe il costruttore nacque sotto il segno della negazione. Il piccolo, già intento a costruire il proprio cuore, con la manina stretta nella mano materna, trovava sempre troppo lunga e affollata la via di casa, negava i baci e irritava le matrone inopportune. Il ludus aveva finestre alte, aule fredde e stretti corridoi. Gli rimase estraneo. Sui banchi negò perfino se stesso agli altri, costruendo un suo mondo interiore, geometrico labirinto. E irritava gli insegnanti incomprensivi. Dentro la sua corazza ormai temprata a dovere, negli anni Giuseppe esplorò la sua città. Attraversava gli incroci e frequentava mercati e palestre. Qui negò profondità all'amicizia e superficialità all'amore. Accumulava materiali per costruire la sua strata , ma irritava i conoscenti dall'occhio vanesio e dal giudizio ordinario. Con un cuore puro, un'anima severa e una strada in mente, Giuseppe andò per il mondo. Viaggiò sotto il sole cocente e attraverso nebbie gelide; bevve nei...

FAFNIR

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«Fafnir è ricco. Ma è un nano», un commento buttato là sul tavolo appena sparecchiato. Maia si stupisce senza darlo a vedere, ripone la tovaglia piegata: «Passami le sigarette. Non è basso». La notte di luglio si raggruma pigra oltre la finestra aperta, il languore invita le parole: «No, non è basso. Ma è un nano, vero?». Pare che Abel cerchi un confronto, nel suo modo svagato, scrutando il fondo della tazzina vuota: «Cosa sai di Fafnir?» Lei si versa ancora del caffè, intiepidito ma forte: «L'ho visto bimbo, c'ero quando è comparsa la peluria sul suo labbro, so qualcosa. Perché ti interessa?» «Non mi interessa, in realtà. Ma mi infastidisce chi mi si impone allo sguardo. Parlami di lui». «Fafnir aveva lineamenti passabilmente fini, ma nessuna umanità che li animasse. Nei giochi infantili non ruzzolava con i compagni, non si sbucciava le ginocchia, non si sporcava. Era conscio di essere nano e credeva che la supponenza potesse passare per distinzione. Dentro le aule rumoros...

ATE

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Fiaba momentaneamente non accessibile  (Immagine realizzata con Copilot)

ESTIA. Il dono.

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Sciolti avrebbero perso splendore. I lunghissimi capelli di seta, lucida chioma d'onice e oro brunito, lasciati liberi di ricadere sulle spalle prima del tramonto avrebbero perso il loro magico fulgore. Perciò venivano raccolti in un'alta e pesante acconciatura, da sempre. Da sempre Estia copriva con quella massa scura e luminosa la sua nuca e la sua anima delicate. Da sempre la promessa era che, un giorno, qualcuno si sarebbe mostrato degno e perciò capace di passare le dita in quei meravigliosi capelli senza spegnerli. Estia aveva sofferto del suo dono, che le impediva di essere vaga e alla moda, le precludeva la sciocca vivacità e le giornate leggere, che allontanava le compagne più frivole e chiassose. E che rimaneva  invisibile agli occhi del mondo. Ella non sapeva cosa significasse "mostrarsi degno" e vedeva solo il suo giardino vuoto, la sua stanza silenziosa. Non capiva quale capacità fosse necessaria per conoscere a fondo il suo mistero: non sapeva, invero, ...

METAFORE

  Piccola variante, necessariamente imperfetta, della storiella dei due topini caduti nella panna. «Il primo tentò di nuotare nella crema, deciso a non colare a picco senza combattere: annaspava, sudava, produceva onde fastidiose e rischiava di ritrovarsi sfinito da un momento all'altro. Il secondo cercava solo di mantenersi a galla, aggrappato alla parete scivolosa, ma incapace di uscirne. Intanto però non si tratteneva dal lanciare verso il compagno invettive di ogni tipo sulla sua evidente incapacità di nuotare nella panna. Si lamentava delle onde prodotte, lo accusava di non muoversi correttamente. Il primo topino, agitandosi tanto, si accorse che la panna attorno a lui cominciava a raggrumarsi, a solidificarsi, diventando burro. Si ricordò di ciò che aveva visto fare al pastore e chiese allora al compagno di provare a sostituirlo per un po'... Ma questi impiegava ogni sua energia nel somministrare consigli e indicazioni e critiche, nonché nel lamentarsi e brontolare perché...