NANNA

Nanna contempla il suo sposo che si gira pigramente nel letto.

Non sa perché lui l'abbia scelta, ma essere sua moglie la appaga.
Nanna è lieve e discreta mentre si alza, è silenziosa mentre si immerge nell'acqua calda del bagno. Si muove senza far rumore: non per rispetto al sonno del suo uomo, ma perché Nanna è così.

Nanna non crede di poter essere motivo di gioia, ma sa di poter portare pace: è una lezione antica, tramandata dalle donne di famiglia. Pace è una stanza che profuma di bucato e una mensa ordinata, pace è il sorriso riservato alle sere complicate o stanche, pace è la grazia.
Nanna ha appreso ogni cosa fin dalla fanciullezza.

Lui si sveglia e sa già che troverà Nanna che canticchia in cucina, una lama di luce polverosa filtrata dalle imposte fra i capelli.  La guarda. Ha capito che Nanna gli darà un figlio e da allora lo stufato è più sapido, le ore del mattino più luminose, le strade della città più eccitanti.

Nanna sa fare, sa dare pace, sa portare dentro di sé il figlio del suo uomo. Ma nessuno ha mai suggerito a Nanna che un giorno avrebbe potuto decidere, viaggiare da sola, sopportare un segreto, dire una verità. Può fare il pane, ma non riconosce il tradimento; ha un abito pronto per ogni occasione, ma non usa profumare i suoi polsi perché non accende la fantasia.

Nanna esce, sazia di sé. Incrocia due giovani donne intente a discutere: non sono molto più acerbe di lei, parlano animatamente, le mani e gli abiti macchiati di vernici colorate. Nanna le segue con lo sguardo e per la prima volta prova fastidio: dove sono dirette? Cosa le accende? Si può essere felici andando di fretta e in disordine? Avranno un uomo che le aspetta?
Improvvisamente Nanna desidera viaggiare, custodire un segreto, dire parole vere, leggere un libro proibito.

Forse che oggi potrebbe indugiare più a lungo per le strade eccitanti della città, tralasciare lo stufato e godere della luce del mattino? Forse, forse potrebbe sciogliere il nodo nuovo che le sta crescendo in gola, se rincorresse le due giovani e dicesse «vengo con voi».

Ma Nanna si sistema una ciocca di capelli, sorride garbatamente alla signora Eva e si accinge a tornare a casa.
Forse domani.

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Grata. E col fiato corto.