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PRIMA CHE LA COMPETIZIONE ABBIA INIZIO

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Le maestà delle steppe:  bellissimissime le divise dei Mongoli. E i British, così british nei loro adorabili cappottini british, i Cinesi ordinati e azzurri, gli Svedesi vestiti da operai dell'ANAS.  Poi c'erano gli Svizzeri un po' annoiati - che forse hanno fretta di gareggiare e mica possono perdere troppo tempo: facevano ciao con la manina e via. Più glaciali degli Islandesi.  Gli Statunitensi erano indubbiamente fighi, come devono essere per contratto, un po' bostoniani un po' Pochaontas, però, dai, il montgomery panna anche no, con buona pace di Ralph. Di coreografie e look mi intendo meno che di skeleton, perciò dovrei tacere. Ma, visto che il discorso inaugurale è stato tutto un parlare di Bellezza, oso soffermarmi su ciò che c'è di meno olimpionico alle olimpiadi. La cerimonia finale mi è piaciuta, anche l'animazione con la tizia che cadeva dalle aquile e si schiantava con gli sci trascorrendo rovinosamente da un'Olimpiade all...

FORSE CHE SPORT

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Alla spicciolata. Ogni anno, all'avvento di agosto, gli alpigiani salgono, aprono baite, rimpinguano cantine ricavate nelle stalle di un tempo, tirano fuori sedie a sdraio, arieggiano camere. Magari solo per pochi giorni, ma sempre, puntuali come le pozzanghere a maggio. Non è villeggiatura, ché della villeggiatura non ha né i vezzi né gli agi. A parte il fatto che la villeggiatura non esiste più, chi mai villeggerebbe in un grumo di baite senza negozi, senza rete elettrica, dove l'acqua calda te la produci se porti la bombola in quota? È ritorno, è piccoli riti comunitari, è sere fresche nella calura agostana, è l'arte del cazzeggio. Siccome sono asina nel midollo e odio l'inquinamento acustico, io salgo a piedi, affidando i trasporti pesanti ad anime buone (quando le trovo, visto che la teleferica di servizio è stata sepolta) o rinunciando al rinunciabile. Tanto, la mia vacanza è vacante, essenziale: due cambi d'abito e si mangia ciò che resta in dispensa, tutto...