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IL MIO FRANCESCO

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Oggi piango il Maestro; e non è un modo di dire.  Cosa abbiano significato per me le sue canzoni è impossibile da spiegare in poche righe: un modo di stare al mondo che ha le sue radici nella stupidità dei vent'anni e nella saggezza degli ignoranti, ma che fruttifica ogni giorno.  Cosa mi lasci oggi, Francesco? L'arte che si sporca con la vita minuta e acquista vigore, sangue, profondità. Le cose quotidiane che si vestono della grande tradizione letteraria e la mediocrità che si illumina di mito — l'eroismo dei piccoli uomini, la bellezza della banalità. Ho imparato che il vocabolario non conosce limiti né censure: i miei smadonnamenti possono osare figure retoriche e arcaismi, la parola è libertà. Non è solo una lezione di letteratura: è un modo di guardare a me stessa. Una moquette lisa può narrare un'epopea, gli splendori della classicità possono parlare delle mie piccole storie. L'Ideale può dare senso e direzione a un'emozione, il mio odore può ra...

ELOGIO ALLA FOLLIA, ovvero "a culo tutto il resto".

C'è chi si nutre di Erasmo, chi di Guccini, ma il succo cambia poco. Riflessioni in margine a una settimana di confronti (lavoro, conoscenti, cose di figli, financo medici e professionisti vari). Se l'espressione "carità pelosa" ha origine ben più remota di Manzoni, temo che "gentilezza pelosa", "preoccupazione pelosa", "serietà pelosa", "giustizia pelosa", "impegno sociale peloso" e via di seguito, fino a un "buon senso peloso" sarebbero proprio delle novità. Eppure questi atteggiamenti - nella sostanza - mi pare abbondino. Io sarò rude, superficiale, istintiva, egoista, imbranata, sciocca, dissennata, ingiusta. Ma in molti dovrebbero farsi una ceretta.