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Visualizzazione dei post con l'etichetta le mie modeste epifanie quotidiane

Le mie modeste epifanie quotidiane - RAZZA OROBICA

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L'insegnante orobica è come la capra orobica.  Ridete, ridete... quella è la razza: di origine sconosciuta, ma ben caratterizzata. L'isolamento geografico ne ha fatto – dell'insegnante e della capra - una genìa a sé, molto rustica.  A parte la taglia media, soprassiederei sui caratteri fisici - la barba, lo sviluppo mammario e le corna – in quanto aspetti che creano comprensibile imbarazzo. Interessante, invece, l'attitudine produttiva duplice, da latte e da carne. Notoriamente l'insegnante orobica, isolata e spesso priva di supporto da chi occupa posizioni elevate ad altitudini ridotte, si adatta a svolgere funzioni varie, secondo necessità.  Poiché (secondo il disciplinare del presidio Slow Food) gli animali orobici devono essere allevati allo stato semibrado e prevedere l'alpeggio estivo, l'obiettivo di selezione comprende «il miglioramento dell’attitudine al pascolamento in montagna», ovvero l'attitudine ad arrangiarsi in situazioni difficili; tutta...

Le mie modeste epifanie quotidiane - IL CAMPEGGIO

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Il campeggio vero, in tenda canadese, fra gli abeti, senza vialetti profumati di oleandri che conducono a moderni servizi luminosi: una scarpata per arrivare in qualche modo in bagno se proprio ti scappa durante la notte, due wc per più di cinquanta persone e la fontana.   Il campeggio vero, uno zaino come cuscino e le scarpe nell' intercapedine per non inzupparsi di rugiada. Il campeggio come nei primi anni Settanta, quando ero bimba. Ci si lava oggettivamente poco, ci si cambia lo stretto indispensabile, il pettine boh e si dorme con il rumore del torrente nelle orecchie.   Credo che il campeggio ti ripulisca di tante paure idiote e dia spazio a quella o quelle due o tre paure vere, radicate, profonde. Certo ti adatti ad essere imperfetto fra imperfetti.   È bello vedere i bimbi di sette, otto anni farsi coraggio, ingoiare la nostalgia della mamma, ridere e piangere mentre cercano nel caos indicibile della loro  tenda ciò che troveranno, forse...

Le mie modeste epifanie quotidiane - CHIESE

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👉 https://glierroridialice.blogspot.com/2026/03/nessun-obiettivo-politico-nessuna.html

Le mie modeste epifanie quotidiane - FEMMINILE PLURALE

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Cara professoressa, quando ci siamo conosciute io non avevo mai preso la metro, mi depilavo di nascosto e di nascosto scrivevo poesie. Nel banco davanti al mio sedeva una bionda da urlo, se la ricorda? Abbronzatura UV e cartella Naj Oleari, già donna fatta. Ne ebbi soggezione finché non mi resi conto che collezionava clamorosi quattro come collezionava deliziose calze Burlington. Lei, professoressa, cosa vedeva in me? La mia sfacciata e falsissima sicurezza, il mio amore faticoso per le pagine scritte, la mia ingenuità di montanara trapiantata? Cosa ero io a quattordici anni? Faccia pulita e unghie mangiucchiate, jeans accuratamente tesi su un sedere perfetto e fiumi di parole, emozioni che toglievano il respiro e sogni piccoli piccoli. Me lo dica lei, cosa, chi apparivo. Io non lo so se posso vederle, le mie piccole donne che crescono. Mi voglio illudere di un candore inesistente. Quand'è che smettono di essere paperelle innocue e diventano temibili gatte? Quando è accaduto ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - BUONGIORNO PICCOLINO

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«Buongiorno piccolino, benvenuto ancora. Ti passo a salutare adesso, prima che inizi la giostra degli auguri e dei brindisi e della carta regalo strappata. Hai letto qualche letterina in questo giorni, o nessuno ti scrive più? Scrivono tutti al ciccione rosso della Coca-Cola, vero?» «Dai, fa' la brava che è il mio compleanno: in fondo siamo colleghi, lavora per me.» «Ti voglio bene, davvero. Però lo sai che non mi piace quando cerchi di imbrogliarmi. Non lavora per te. Lavora per l'Iperal, per Amazon, per il Pil, per tanti ma non per te.» «Non cambi mai, mi fai stancare perfino oggi. Va bene, hai quasi ragione. Non lavora proprio per me. Neppure il centro commerciale, l'estetista, il bar ... nessuno di loro lavora davvero per me. Non direttamente. Però, vedi un po' che stamattina un sacco di uomini e di donne pensano a me, mi dedicano un soffio d'affetto e, soprattutto, scartano regali di speranza e sciolgono qualche nastro di umanità.» «Ci sono ancora in giro qu...

Le mie modeste epifanie quotidiane - TRADITORI D'ARTE.

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Alla spicciolata, senza ordine alcuno, né di rilevanza, né cronologico, né geografico, semplicemente lasciando fare ai capricci della memoria. L ' abbraccio di Schiele al Belvedere a Vienna, il Cristo del Mantegna a Brera, la Flagellazione di Piero della Francesca a Urbino; Renoir con il suo Ballo al Moulin comesichiama al Museo d'Orsay, agli Uffizi la Venere di Botticelli (che, mio malgrado e accidenti a lei, continuo a non amare), un Sogno di Dalí al Thyssen di Madrid. È inutile: un'opera, al massimo due, è ciò che mi rimane di una visita ad un museo d'arte. Sono impressioni indelebili, non perdono potenza neppure a distanza di decenni, ma sempre uniche, isolate. Chissà se accade solo me?  Non mi accorgo immediatamente di questo dialogo privilegiato, ma abbastanza in fretta, nel giro di qualche ora. E non si tratta dell'opera che "mi è piaciuta", il criterio estetico è decisamente secondario: è una questione di potenza, di ...

LA SINTASSI DEL PENSIERO. Due disegnini fatti da "quella intelligente".

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Ho scritto cose.  Poi ho fatto un gioco: vediamo se so ancora usare le parole, mi sono detta. Ho chiesto a "quella intelligente" di dare un corpo al pensiero, di leggere le riflessioni e di immaginare un personaggio A e un personaggio B.   Ebbene: io non lo so se esista già anche la AIm, l'Artificial Imagination , ma forse le mie parole hanno colto nel segno e si sono "fatte segno", perché il risultato è stato incredibilmente vicino al "substrato esperienziale" che sta all'origine delle mie considerazioni.  Conclusioni :  • nel caso servisse ribadirlo, le parole contano: danno forme concrete alla riflessione e trasformano in riflessione l'esperienza vissuta; il mio esperimento ne è una piccola prova un po' sciocchina. Sulle parole si lavora vita natural durante, non si finisce mai. Serve tutto: il lessico settoriale, le lingue straniere, i gerghi. Ma, soprattutto, credo serva recuperare la sintassi: non, banalmente, quella del libro di gra...

Le mie modeste epifanie quotidiane - 𝑳𝒊𝒇𝒆𝒍𝒐𝒏𝒈 𝒍𝒆𝒂𝒓𝒏𝒊𝒏𝒈: in barba al "mondo storto"

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Apprendere quotidianamente qualcosa di nuovo è il sale della vita, direbbe il buon Seneca se non fosse morto da un pezzo. Experiri placet . Ho trascorso l'inverno a ravanare dentro l'intelligenza artificiale come un pischello nerd, ora chiudo l'aggeggio infernale e mi dedico a un sapere parimenti cruciale: imparo a fare il fieno. E come rompo le balle ai miei figlioli affinché mettano la zucca nell'AI, ugualmente li tormento perché imparino il sapere nobilissimo delle mani. Pari dignità. Se perdi il contatto con la terra, con le parole della terra, con l'odore della terra, rimani un mezzo uomo - una sorta di cyborg scassato. Non sia mai che crescano con la bislacca idea che il lavoro manuale sia roba da plebaglia: convinzione da bifolco arricchito, meschina quanto ignorante. Anche perché, se questo " mondo storto " dovesse andare definitivamente a puttane (copyright Mauro Corona, profeta di sventure, ma il 2025 ce ne offre parecchi indizi inquietanti)...

Le mie modeste epifanie quotidiane - DI GEREMIADI E PROSTITUZIONE

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Oddio la ciat di uozzapp dei genitori che orrrooreeee! D'accordo, questa è una presa in giro, ma l'originale è assai simile:  «GRUPPI WHATSAPP GENITORI, IO NON HO PAROLE», anzi, è peggio, perché conclude con una chiara call to action  ( «Cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza? »), una banalissima ricerca di interazione. Chi ne sa lo chiama clickbait. E che, pensavate davvero che qualcuno stesse chiedendo il vostro parere?   È colpa mia. Mi ostino a nutrire speranze sulla possibilità di trovare spazi di valore su Facebook. Uno cerca di curare la qualità dei contenuti proposti nel proprio feed e, allora, vai a bloccare, vai a cliccare "non mi interessa", cerca di interagire con chi propone qualcosa di valore... sbattiti a fin di bene, insomma, si tratta di sopravvivere. Ho già tolto di mezzo parecchio di me stessa da quella piattaforma alla deriva, ma non sono così ingenua da dare la colpa a Mark: sono le persone a fare la differenza. ...