Le mie piccole epifanie quotidiane - IL CAMPEGGIO

Il campeggio vero, in tenda canadese, fra gli abeti, senza vialetti profumati di oleandri che conducono a moderni servizi luminosi: una scarpata per arrivare in qualche modo in bagno se proprio ti scappa durante la notte, due wc per più di cinquanta persone e la fontana.

 

Il campeggio vero, uno zaino come cuscino e le scarpe nell' intercapedine per non inzupparsi di rugiada. Il campeggio come nei primi anni Settanta, quando ero bimba. Ci si lava oggettivamente poco, ci si cambia lo stretto indispensabile, il pettine boh e si dorme con il rumore del torrente nelle orecchie.

 

Credo che il campeggio ti ripulisca di tante paure idiote e dia spazio a quella o quelle due o tre paure vere, radicate, profonde.

Certo ti adatti ad essere imperfetto fra imperfetti.

 

È bello vedere i bimbi di sette, otto anni farsi coraggio, ingoiare la nostalgia della mamma, ridere e piangere mentre cercano nel caos indicibile della loro  tenda ciò che troveranno, forse, solo una volta tornati a casa, forse mai più: un calzino, una torcia, un cappellino, il collirio, uno squishy. "Che è 'sto squishy?" "Il mio squishy, l'avevo portato, era qua tipo col dentifricio".

 

Stanno facendo qualcosa di enorme: se la stanno cavando. E le loro mamme stanno facendo qualcosa di ancora più grande: stanno sopportando che il cucciolo pianga un po' senza poter chiamare mamma.

 

Sono bravissimi. Imparano ad avere paura senza vergognarsi, a seguire le regole in un contesto informale, a mettersi in fila per il bagno e per la merenda, ad accettare che, prima di fare il bis di succo, tutti devono averne preso uno. Imparano a chiacchierare con gli adulti e a dormire con gli sconosciuti. Imparano che non sempre si può scegliere la farcitura della brioche.

 

I più grandicelli imparano che si può stare in compagnia senza parlare come scaricatori di porto e che bisogna avere un occhio di riguardo per i più piccoli e per i più anziani. Imparano a badare alle difficoltà degli altri e farsene un po' carico. Ad essere rimproverati e incassare. A giocare insieme.

 

Io imparo che il giaciglio che a dieci anni sembrava fighissimo è di una scomodità unica, ma pazienza; che posso andare a cena senza essermi concessa una sbirciata allo specchio e una sistemata ai capelli; che è meglio avere un bagaglio leggero che una maglietta di bucato ogni mezza giornata: il dentifricio è essenziale, la crema idratante no. Imparo che si può andare in vacanza a servire a tavola, anziché ad essere serviti: è ritemprante lo stesso.

 

Il campeggio, quello vero, dovrebbe essere obbligatorio in ogni scuola del regno dai sei anni in poi.

 



 #CAI Esino

#CAI Premana

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