LA RIBALTA PREMANESE. Ovvero, piccolo bestiario estivo.

Noi che non soffriamo di overtourism.
Un paese è una piccola comunità dove tutti vedono tutti: ogni paese è, in realtà, un teatro. 
Sulla ribalta di Premana, ad ogni stagione va in scena la stessa commedia: da un lato i turisti, dall'altro i locali, ciascuno fedele alla propria parte fino in fondo. 

Gente che viene e che va

 L'anziano — Ancora arzillo e sicuro sulle gambe, ma oscillante fra il desiderio di dimostrare solide competenze di lifestyle locale e l'abitudine alle comodità cittadine. Chiede quale sia la farmacia aperta quando trova chiusa l'unica presente nel raggio di chilometri, poi fa il figo e sostiene che la sua unica medicina è una sana camminata quotidiana; chiede il kombucha al bar e poi si pente, fingendo stupore nel trovare la Coca Zero.

La madre nordica — È seguita da due bambini più almeno altri due individui di età indefinibile, perché a certe latitudini dopo i 10 anni i pargoli superano il metro e settanta e noi terroni non ne sappiamo stimare l'età. 
La madre nordica talvolta è accompagnata da un uomo che potrebbe essere il compagno, ma, poiché il rapporto tra i due non sembra implicare particolare confidenza, magari è un cugino.
Il gruppo - biondo cenere - è abbigliato come me in una qualunque domenica di maltempo: un pezzo di pigiama, un capo tecnico, calzini con l'elastico moscio, una maglia che un tempo doveva essere blu. Forse.
Il bambino più piccolo talvolta si trascina una biciclettina o un monopattino e rimane indietro, da solo, anche mezzo chilometro. Quando la madre nordica se ne avvede, lo aspetta e solleva figlio e mezzo di locomozione con la stessa mano, continuando la passeggiata noncurante e tenendoli a mezz'aria. 
Non si sa se questi gruppi si nutrano: non bazzicano negozi di alimentari né bar, ma talvolta si affacciano in ferramenta o al museo.


La famigliola "di Milano ma non Milano Milano" — Può arrivare da Abbiategrasso, Vigevano, Legnano... a quota mille si autopromuovono tutti milanesi. Sono sempre tre umani e un grosso cane. Il padre trascina, sudando, suppellettili e vettovaglie sufficienti a un intero asilo infantile. La madre un po' trattiene a fatica il bestione che strattona il guinzaglio, un po' tira gentilmente la manina del figliolo frignante. Partiti con aspettative segretamente disomogenee — una robusta camminata coronata da robusta salsiccia, relax e immobilità totale in riva al torrente, giochi scatenati con mami e papi, inseguimento di prede nel bosco — dopo tre ore di coda, e in attesa di altre tre al rientro, devono fingere che tutto vada bene. Chiedono il percorso per una passeggiata, ma: deve essere più o meno pianeggiante, deve esserci un fiume, deve esserci un prato con giochi per bambini, deve esserci un ristoro o almeno un chiosco. Praticamente, vorrebbero passeggiare a Parco Sempione.

La coppietta minimal — Interagisce poco con chiunque, perché vive d'amore e d'aria pura. Poco più che ventenni, hanno facce acqua e sapone, t-shirt di cotone, bagaglio minimo. Tutto ciò che serve loro sta in uno zaino minuscolo e informe: mezza bottiglietta d'acqua tiepida e una confezione di biscotti Digestive. 
Camminano mantenendo una distanza massima di sei centimetri fra loro e spesso procedono chini su una mappa. A cosa serva una mappa nel centro storico di Premana resta un mistero. 

Il gruppo escursionisti d'acciaio — Tutti i membri hanno bastoncini, zaino perfettamente bilanciato e abbigliamento super tecnico in tinta. Non si sa dove vadano né da dove vengano: partono di buon mattino a buon passo, con qualunque tempo, e tornano nel tardo pomeriggio, stesso passo, arrossati dal sole anche se ha minacciato pioggia per tutto il giorno. Non si sa dove abbiano parcheggiato l'auto, ma loro vi si dirigono con baldanzosa convinzione e spariscono alla nostra vista. 
Se per una qualunque ragione ti capita di scambiarci due parole, scopri che hanno salito tre cime e attraversato quattro valli in giornata e conoscono tutti i sentieri meglio di te che vivi qui. Ah: hanno in media  78 anni.

Gli oriundi — Si dicono premanesi ogni volta che ne hanno l'occasione e ti snocciolano nomi di casate che non hai mai sentito nominare, o estunte da prima dell'ultima guerra. Parlano dialetto con pesante accento: veneto, toscano, piemontese, milanese (sebbene quest'ultimo si noti meno). 
Gli oriundi aprono la casa avìta nel centro storico e si sentono parte del tessuto sociale: salutano i vicini, salutano i parenti, salutano. Amano ricordare con nostalgia eventi della loro infanzia e persone che tu non hai conosciuto: dicono "la zia Catìne" e scopri che la zia era in realtà la suocera del loro cugino di terzo grado. 
Gli oriundi entrano nel negozio di alimentari in cinque, comprano mezzo etto di prosciutto cotto ma per sceglierlo impiegano un quarto d'ora, poi lo paragonano immancabilmente a quello del loro salumiere "di giù". 
Gli oriundi hanno un appellativo preciso: "ipromànchestavìe" — i premanesi che abitano "via", cioè lontano.

Il gran teatro di paese non andrebbe in scena, però, senza i locali. Gente che resta. 

I mondani — sono i più moderni e fingono di non vedere i turisti, perché loro "sono abituati al mondo". Quando vengono indotti a registrarne la presenza, fingono stupore per il fatto che qualcuno arrivi volontariamente in questo posto in culo ai lupi e perciò, da buoni viveur, li snobbano: loro in vacanza vanno alle Maldive. Non li amano, non ne sono infastiditi, li ignorano:  devono essere poveri, o poveri di spirito.

Il gentile — Si sente lusingato dalla presenza estranea. Sorride. Sorride. Sorride, offre indicazioni gratis e poi sorride. 
Il gentile non lo dà a vedere, ma è un fine osservatore e discreto psicologo. Blandisce il turista scontroso con l'autocritica: «Eh, ha proprio ragione, noi qui non capiamo»; conforta gli insicuri: «Non preoccupatevi, questo sentiero lo sbagliano tutti» anche se è segnalato perfettamente e non l'ha sbagliato nessuno da che esiste...
Il gentile non ha necessariamente una natura benevola, piuttosto soffre di gratitudine compulsiva e ammirata nei confronti del visitatore. A casa racconta di aver incontrato una deliziosa famiglia di Hannover, un signore molto compìto di Modena, una simpatica coppia di Trieste. Forse sottopone la gente ad un interrogatorio: da dove vieni, qual è lo scopo della visita, che programmi hai da qui a dicembre, valuta la tua esperienza.

Gli insofferenti — Spuntano verso Pasqua, al primo sole e al primo presentarsi di una targa estranea, perché gli insofferenti conoscono tutte le targhe di tutti i premanesi, comprese le abitudini di parcheggio di ciascuno, forse anche il numero di telaio. 
All'affacciarsi dei primi foresti, gli insofferenti attaccano la litania delle geremiadi: occupano i posti auto; non sanno organizzare la differenziata; camminano in mezzo alla strada; sono lenti nei negozi; fanno richieste strane al bar (uno deve aver ordinato perfino un latte macchiato); parlano; respirano.

Gli insofferenti, però — Un tipo particolare di insofferente si addolcisce fino al picco glicemico se ha l'opportunità di mostrarsi competente o di valorizzare un qualche aspetto del paese: indicare un sentiero alternativo per andare a Mosnico, raccontare un aneddoto gustoso sulle baite di Barconcelli, indirizzare un acquisto insuperabile, consigliare un piatto tipico, parlare di un evento che ha avuto o avrà luogo (di solito il Giir di Mont o Premana Rivive l'Antico, ma va bene anche un qualunque "past" o una ricorrenza religiosa): «Nooo! Ma davvero non ci siete mai stati? Ma doooooovete assolutameeeeeeente venire la prossima volta».
Occhio, il picco glicemico dell' "insofferente-però" è pericoloso: se non supportato da evidente interesse ed espressa gratitudine, precipita immediatamente e il malessere che ne consegue genera infallibilmente un invito a recarsi in quel posto. 

Il nostalgico — Di età compresa fra i cinquanta e i settanta, ricorda perfettamente quando i visitatori erano più numerosi, quando c'erano i villeggianti, quando il paese offriva migliori occasioni di svago, quando si pagava in lire e tutti erano onesti, quando esistevano le mezze stagioni.  
La scienza non ha ancora identificato quale virus o batterio generi queste memorie strampalate, ma il nostalgico tenta in ogni modo di diffondere la malattia, in pratica è una specie di untore. 
Se il nostalgico va al bar un sabato di luglio e aggancia un insofferente, può scatenarsi uno psicodramma. 

L'orgoglione — Non ama mostrarsi troppo gentile o accondiscendente, ma ama mostrarsi molto local. Calca l'accento e fa battute in dialetto ad alta voce. Accelera il passo in salita, perché qui siamo tutti allenati e scattanti come camosci. Fa manovra in velocità con l'auto: tac, tac, tac, mi giro e ti scanso, anche se la carreggiata è larga un metro e mezzo. È indubbiamente figo. Veste Montura, La Sportiva, Ortovox anche per andare a comprare il pane.

Il sipario del Gran Teatro di paese cala ogni sera e si rialza il mattino dopo. Con gli stessi personaggi e qualche comparsa nuova. 
Mai potremo vivere di turismo, eppure ci si diverte tutti un sacco, perché Premana - come ogni paese - è teatro e ognuno recita la sua parte fino in fondo. 

Se non trovi la tua, completa il bestiario.



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