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Visualizzazione dei post con l'etichetta Premana

Solo la familiarità con la morte può salvarci la vita

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Da noi, in paese, la morte non è ancora diventata un tabù. È qualcosa che per ora siamo riusciti a salvare: non si nasconde la morte ai bambini, non si mette a tacere chi parla della propria fine, non si considera sconveniente fare domande. La morte è un fatto doloroso, ma naturale. Trovo tutto questo molto bello. Pietoso, umano. Persino liberatorio. La morte, quando la si lascia entrare nel discorso, diventa occasione di pensiero. Chi parte lascia una memoria e questa memoria screma la quotidianità dal superfluo, illumina quel che conta. Anche per chi non crede: resta qualcosa che non muore. Oggi abbiamo salutato un uomo. Un marito, un padre, un nonno. Una persona che le circostanze avevano portato qui da molto lontano e che a quel "capitare qui" ha saputo dare senso e direzione. Un uomo che — come si è detto nell'omelia — ha scelto con determinazione di partecipare alla comunità, di dare competenze, tempo, fatica. Oggi la comunità ha mostrato - come spesso fa, con poch...

LA RIBALTA PREMANESE. Ovvero, piccolo bestiario estivo.

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Noi che non soffriamo di overtourism . Un paese è una piccola comunità dove tutti vedono tutti: ogni paese è, in realtà, un teatro.  Sulla ribalta di Premana, ad ogni stagione va in scena la stessa commedia: da un lato i turisti, dall'altro i locali, ciascuno fedele alla propria parte fino in fondo.  Gente che viene e che va  L'anziano — Ancora arzillo e sicuro sulle gambe, ma oscillante fra il desiderio di dimostrare solide competenze di lifestyle locale e l'abitudine alle comodità cittadine. Chiede quale sia la farmacia aperta quando trova chiusa l'unica presente nel raggio di chilometri, poi fa il figo e sostiene che la sua unica medicina è una sana camminata quotidiana; chiede il kombucha al bar e poi si pente, fingendo stupore nel trovare la Coca Zero. La madre nordica — È seguita da due bambini più almeno altri due individui di età indefinibile, perché a certe latitudini dopo i 10 anni i pargoli superano il metro e settanta e noi terroni non ne sappiamo stimare l...

UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI

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« Che schifo di posto. Che gente ».  Oook baby. C'è un momento, nella vita di quasi tutti, in cui il paese diventa stretto. Però occhio, baby, non è sempre colpa del paese: spesso il colpevole che cerchiamo — nella mediocrità dei vicini, nell'ombra del campanile, nei pettegolezzi sempre caldi — è uno specchio. Le comunità coese sono quelle che stanno addosso più strette, « ma bada che ci si conosce  bene proprio perché i peccati del paese sono, in buona parte, i nostri stessi peccati. Anche quando non pare ». « No guarda, proprio no. Io.. .». « Io, io... » « Ottusa anche tu, come tutti qui. Ma dai, esci dal Matrix, cazzo. Io me ne vado: a Milano, a Londra.. .» Ah, non a Dubai? Per dire... C'è Matrix e Matrix. Spesso, comunque, si parte. Per rivalsa o per fame d'altro, per migliorarci o per un'ambizione che non sa ancora bene cosa vuole, raramente sorretta da un eccezionale talento. È un processo naturale, fisiologico, anche giusto:  allontanarsi da...