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Visualizzazione dei post con l'etichetta riflessioni

NOSTALGIE DI CARTA E DI POLIESTERE

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Siamo in fase di manifestazioni etno-storiche, perciò anche un po' di rievocazioni private e nostalgie. Un giorno non lontano noi saremo l' "antico" di qualcuno e questo qualcuno magari stamperà le foto che noi avevamo conservato solo su supporto digitale (per via dei ricorsi...).  Io sono già un po' antica; quando parlo con i ragazzi me ne esco spesso con qualche "ti ricordi" che nessuno ricorda: giusto per sentirmi più antica del dovuto.  Questa cosa di relazionarmi con i bambini - cioè gli under 40 - è un'abitudine che devo proprio perdere, è malsana.  Poi incrocio un coetaneo che fa lo spiritoso e mi dice che "ho qualche filo grigio fra i capelli": ma sei scemo? Ma ti sei visto, che sei pelato e hai la panza? Sai quanti anni ho, abbiamo condiviso la maestra elementare e anche qualche esperienza meno pubblicizzabile: pensi che, oltre al bianco-triste e alla tinta-piùtriste, ci siano altre possibilità? A parte la parrucca, l'ibernazio...

RILEVAZIONI "OCSE PISA" 2025" . IL CALAMAIO NON SALVA NESSUNO - NEMMENO LA LIM

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 Entusiasmi e nostalgie: PISA 2025 non giustifica niente di tutto ciò.  Punteggi:    - lettura 474 (media OCSE 461)    - scienze 483 (media 482)    - matematica 468 (media 463) [1, 2, 3].  Mentre tra il 2022 e il 2025 molti Paesi hanno registrato cali, l’Italia no. I risultati  positivi (finalmente) ottenuti dalle rilevazioni derivano da cambiamenti consolidati. Il miglioramento coincide con quindici anni di curricoli per competenze, prove strutturate, ricerca didattica continua [4]. INVALSI ha insegnato che il dato serve a orientare la didattica, non a selezionare o emettere sentenze.   Il seminario Dati per la didattica del 2026 conferma questa impostazione [4].  E' una vittoria parziale : matematica e lettura registrano comunque una lieve flessione [7]  mentre scienze mostra miglioramenti effettivi. Questo a fronte del fatto che il 43% degli adolescenti italiani di 15 anni utilizza dispositivi digitali per al...

BISANZIO RISPLENDE SUL BOSFORO E CI RIVELA A NOI STESSI

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C’è un punto, nella produzione di Francesco Guccini, in cui la canzone diventa visione, cosmologia del presente, in un climax denso di simbolismi. Per me Bisanzio rimane la sua vetta poetica: una canzone che accede a una lingua alta e intrisa di storia antica, che profuma di nobiltà corrotta e di raffinata decadenza intellettuale. Non ho mai visto il Bosforo e non voglio conoscere Istanbul, perché so che non troverei la Bisanzio che ho nella mente. Luogo scintillante e sospeso, dalle mille favelle, dove il vento porta odore greve di salmastro, di profumi bruciati e di spezie misteriose, i dotti discutono quisquilie fino a sfinirsi sotto cupole brillanti di lacca, pigre etère raffinate ingannano il tempo e la mente di potenti uomini d'ogni risma e provenienza.  Paradossalmente, questo luogo mitico parla del mio presente più di qualsiasi cronaca. In un tramonto affocato e presago di sovvertimenti, la domanda: “Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago?” Io lo vedo, il Mago, lo imma...

IL MIO FRANCESCO

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Oggi piango il Maestro; e non è un modo di dire.  Cosa abbiano significato per me le sue canzoni è impossibile da spiegare in poche righe: un modo di stare al mondo che ha le sue radici nella stupidità dei vent'anni e nella saggezza degli ignoranti, ma che fruttifica ogni giorno.  Cosa mi lasci oggi, Francesco? L'arte che si sporca con la vita minuta e acquista vigore, sangue, profondità. Le cose quotidiane che si vestono della grande tradizione letteraria e la mediocrità che si illumina di mito — l'eroismo dei piccoli uomini, la bellezza della banalità. Ho imparato che il vocabolario non conosce limiti né censure: i miei smadonnamenti possono osare figure retoriche e arcaismi, la parola è libertà. Non è solo una lezione di letteratura: è un modo di guardare a me stessa. Una moquette lisa può narrare un'epopea, gli splendori della classicità possono parlare delle mie piccole storie. L'Ideale può dare senso e direzione a un'emozione, il mio odore può ra...

Solo la familiarità con la morte può salvarci la vita

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Da noi, in paese, la morte non è ancora diventata un tabù. È qualcosa che per ora siamo riusciti a salvare: non si nasconde la morte ai bambini, non si mette a tacere chi parla della propria fine, non si considera sconveniente fare domande. La morte è un fatto doloroso, ma naturale. Trovo tutto questo molto bello. Pietoso, umano. Persino liberatorio. La morte, quando la si lascia entrare nel discorso, diventa occasione di pensiero. Chi parte lascia una memoria e questa memoria screma la quotidianità dal superfluo, illumina quel che conta. Anche per chi non crede: resta qualcosa che non muore. Oggi abbiamo salutato un uomo. Un marito, un padre, un nonno. Una persona che le circostanze avevano portato qui da molto lontano e che a quel "capitare qui" ha saputo dare senso e direzione. Un uomo che — come si è detto nell'omelia — ha scelto con determinazione di partecipare alla comunità, di dare competenze, tempo, fatica. Oggi la comunità ha mostrato - come spesso fa, con poch...

Le mie modeste epifanie quotidiane - IL CAMPEGGIO

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Il campeggio vero, in tenda canadese, fra gli abeti, senza vialetti profumati di oleandri che conducono a moderni servizi luminosi: una scarpata per arrivare in qualche modo in bagno se proprio ti scappa durante la notte, due wc per più di cinquanta persone e la fontana.   Il campeggio vero, uno zaino come cuscino e le scarpe nell' intercapedine per non inzupparsi di rugiada. Il campeggio come nei primi anni Settanta, quando ero bimba. Ci si lava oggettivamente poco, ci si cambia lo stretto indispensabile, il pettine boh e si dorme con il rumore del torrente nelle orecchie.   Credo che il campeggio ti ripulisca di tante paure idiote e dia spazio a quella o quelle due o tre paure vere, radicate, profonde. Certo ti adatti ad essere imperfetto fra imperfetti.   È bello vedere i bimbi di sette, otto anni farsi coraggio, ingoiare la nostalgia della mamma, ridere e piangere mentre cercano nel caos indicibile della loro  tenda ciò che troveranno, forse...