Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta quotidianità

EBBASTA CONTRO ME

Immagine
« Dieci ragazze per me. ..» Ce l'avete, ve lo ricordate Battisti? Ok, d'accordo, il messaggio - del testo, dell'uomo, di tutto - non è quello di Cosoebbasta, però, dai, non è che il "tema-harem" sia così nuovo. Neanche le groupies e addirittura le cheerleader degli anni Sessanta se ne discostavano molto.   Adesso tutto 'sto clamore per il tipo ci sta fino a un certo punto, dai. È un'operazione di marketing perfettamente in linea col personaggio, lo scandalo serve innanzitutto allo stesso rapper (eh sì, gli serve, lo cerca ebbasta! ) e poi vien buono un po' a tutti, per parlarne. Si merita il biasimo universale? Ma sì - la sua uscita è stata giustamente presa a pesci in faccia da chiunque abbia anche solo lontani contatti col mondo giovanile - il messaggio fa schifo e il coro di critiche lo conferma. Va ben. Però c'è qualche però, e lo vediamo confrontando quel che ha fatto il sciur Boschetti de Cinisel a San Siro con i due "fen...

Solo la familiarità con la morte può salvarci la vita

Immagine
Da noi, in paese, la morte non è ancora diventata un tabù. È qualcosa che per ora siamo riusciti a salvare: non si nasconde la morte ai bambini, non si mette a tacere chi parla della propria fine, non si considera sconveniente fare domande. La morte è un fatto doloroso, ma naturale. Trovo tutto questo molto bello. Pietoso, umano. Persino liberatorio. La morte, quando la si lascia entrare nel discorso, diventa occasione di pensiero. Chi parte lascia una memoria e questa memoria screma la quotidianità dal superfluo, illumina quel che conta. Anche per chi non crede: resta qualcosa che non muore. Oggi abbiamo salutato un uomo. Un marito, un padre, un nonno. Una persona che le circostanze avevano portato qui da molto lontano e che a quel "capitare qui" ha saputo dare senso e direzione. Un uomo che — come si è detto nell'omelia — ha scelto con determinazione di partecipare alla comunità, di dare competenze, tempo, fatica. Oggi la comunità ha mostrato - come spesso fa, con poch...

Le mie modeste epifanie quotidiane - RAZZA OROBICA

Immagine
L'insegnante orobica è come la capra orobica.  Ridete, ridete... quella è la razza: di origine sconosciuta, ma ben caratterizzata. L'isolamento geografico ne ha fatto – dell'insegnante e della capra - una genìa a sé, molto rustica.  A parte la taglia media, soprassiederei sui caratteri fisici - la barba, lo sviluppo mammario e le corna – in quanto aspetti che creano comprensibile imbarazzo. Interessante, invece, l'attitudine produttiva duplice, da latte e da carne. Notoriamente l'insegnante orobica, isolata e spesso priva di supporto da chi occupa posizioni elevate ad altitudini ridotte, si adatta a svolgere funzioni varie, secondo necessità.  Poiché (secondo il disciplinare del presidio Slow Food) gli animali orobici devono essere allevati allo stato semibrado e prevedere l'alpeggio estivo, l'obiettivo di selezione comprende «il miglioramento dell’attitudine al pascolamento in montagna», ovvero l'attitudine ad arrangiarsi in situazioni difficili; tutta...