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STAGIONATURE

Lecco, via Roma. Una volta vi si trovavano due  formagiat .  Una volta una volta. Non so più dire quando sono spariti. Io ci compravo il Parmigiano stagionato, quello che nella grattugia vien giù sodo,  omogeneo, senza impastarsi. Al loro posto credo ci siano un bar e un negozio di abbigliamento. Se son spariti i  formagiat , in compenso in città abbondano gli "aperitivisti" e i "sushiari" ; da un po' anche i "pokéristi" (non quelli del bluff, quelli della ciotola).  Cambiano le stagioni, spariscono le stagionature, una gioventù sempre più stagionata - e prodiga - lamenta il carovita. Dicono convivialità ed è struscio vanesio, firmate pure le mutande. Dicono gourmet e non san più cos'è un Parmigiano di 48 mesi. Un apericena in centro ti costa un capitale, fra prima e durante; una spaghettata in cucina (con un'abbondante, sacrosanta grattata di Parmigiano 'n coppa alla pummarola) è alla portata di chiunque, anche se compri una stagionatura  ...

STANCA

Sono fisicamente stanca: dolori diffusi, frequenti tachicardie, eritemi un po' misteriosi e un po' fastidiosi, rigidità. Sono psicologicamente stanca: cialtronerie, supponenza, egoismo ideologizzato mi sfiniscono. La famiglia, i figli.  No, non è il lavoro. Sarà la soglia dei cinquanta, sarà altro che non ho le energie sufficienti ad approfondire.  Trovo alcune situazioni tossiche.   Vorrei solo godere, circondarmi di cose belle e persone belle, girare il mondo, perdere il conto dei chilometri e delle idee, immergermi nei mille idiomi differenti che gli umani hanno creato per dirsi cose.  Mi piacerebbe considerare ancora l'estate un tempo magico. Chissà com'è morire? 

TEMPI E TEMPO

  Sono lenta. Avete presente: « Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta» ? Ecco. Odio la fretta nella stessa misura in cui odio le cose raffazzonate. Ho bisogno di tempo perché amo la precisione. Anche a tavola: io mastico; sul serio. E assaporo. Non quando mangio in un ristorante stellato, sempre: la pasta all'olio o la fettina di bresaola, perfino l'insalata con il pane (amo i cibi semplici). Non credo che i miei famigliari nonché abituali commensali pecchino di eccessiva rapidità, ma io sono lenta. Così lenta che oggi - come spesso accade - sono stata abbandonata al tavolo da pranzo: io, il barattolo delle verdure sottolio, un panino e una mezza banana  negletta, con spregio di ogni sensibilità (umana e vegetale).  Guardo dalla finestra la nebbia fredda di gennaio, mastico e, improvvisamente, vengo presa dalla fretta. Dalla smania. Non di finire il pasto, no, chissene, dalla smania di primavera. Per me è ora delle margherite. 

ESAMI

É anche un bel momento... Tempo di esami! Arrivano ogni mattina, con i loro bei visi giusto un po' più seri, forse un po' più tesi del solito. Li guardi prendere posto fra i banchi dell'aula tirata a lucido, chiara e finalmente ordinata e pensi che sì, sono cresciuti. Ciascuno in misura diversa, qualcuno per un verso che non ti aspettavi; c'è qualche fronte spavalda (apparentemente spavalda?), qualche sguardo ha guadagnato in profondità, sono tutti - ma davvero - più composti. É il loro momento: un'inezia se misurato sul futuro, ma importante perché da qui, finalmente, prenderanno il volo. Ti chiedi se sei stata all'altezza, se hai dato tutto ciò che meritavano... speri che - grazie anche ai tuoi sforzi e nonostante i tuoi limiti - abbiano successo, nella vita. In bocca al lupo, ragazzi. Di cuore.