Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta comunicazione

FELICE DANTEDÍ! Dante aveva già visto tutto - IV

Immagine

PERFORMANCE E CONTRIBUTO, IMMAGINE E PAROLA. Dello scrivere

Immagine
Si parlava di viaggi, di ricordi,  di avventure e la mia giovane interlocutrice se n'era uscita  con qualcosa che mi aveva  lasciata interdetta: «Ma il mio diario sono le storie di Instagram!».  Le stavo consigliando di scrivere, aspiravo ad essere una specie di saggia voce materna e lei mi aveva sistemato, con un filo di spocchia, come una povera scema d'altri tempi. Per scelta, da parecchio non mi perdo più a discutere con le superfici impermeabili, ma: un diario?  Le " storiiiies "?  Rinuncia totale a qualsiasi riflessione articolata, abdicazione alla parola, nessuna emozione per cui trovare un nome, non un tormento ...una banale vetrina: il tuo diario è un piccolo, triste, centro commerciale dell’anima, mia cara.  Mi torna in mente oggi, che sono un po'  incupita dagli eventi, quella breve conversazione; mi chiedo quali storie avrà prodotto la fanciulla mentre soffiano questi venti di guerra. Allora immagino la mia young lady i...

"INSTA", GNE GNE

Immagine
Avete presente gli anni Ottanta? Andava di moda fermare i capelli in alto sulla testa, attorcigliando attorno alla coda di cavallo quei bigodini in schiuma morbida colorati. Orridi. Presumo fossero nati per tutt'altra funzione, ma a qualcuno doveva essere piaciuto usarli così e per qualche tempo noi ragazzine prendemmo lo stesso vezzo. Quanti fra voi hanno qualche volta utilizzato le mollette da bucato per fermare altro? Chiudere sacchetti, fissare un telo... E il bicarbonato? Chi ci lava la verdura, chi lo usa per le pulizie, chi come polvere lievitante, chi per sbiancare i denti. Pare che io "non sappia" usare Instagram. «Ma non ho capito quella foto che hai messo, ma è un libro?» «Perchè non hai messo le foto su Insta, mi piaceva vedere Stoccolma». Io devo stare su Instagram per ragioni personali, ma ci bazzico pochissimo; è un social che non mi piace, però non sono obbligata da contratto ad usarlo "come si deve": non potendo farci la coda di cavallo, né...

CUI PRODEST?

Ieri Torino, domani chissà. Ogni volta che una piazza brucia, qualcuno brinda lontano dai tumulti. E chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto, diventa una marionetta che balla per altri. Balla per i palazzi del potere, che si nutrono dei cassonetti in fiamme. Per chi abita le stanze dei bottoni ogni vetrina rotta è un regalo, ogni disordine una manna: nuove leggi repressive, più telecamere, meno libertà. La voce vera - quella che chiedeva dignità, attenzione, rispetto - muore sotto le macerie perché i TG parleranno solo di quante aggressioni sono state subite e di quante auto sono state bruciate. «Visto? Sono solo teppisti». Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto balla per gli estremisti, che usano i manifestanti come carne da macello per le loro fantasie di guerriglia, che ercano lo scontro per nutrire il loro odio e costruiscono i loro piccoli imperi vergognosi sulle nostre ferite. Chiunque si illudesse di lottare per qualcosa di giusto ball...

Le mie modeste epifanie quotidiane - BUONGIORNO PICCOLINO

Immagine
«Buongiorno piccolino, benvenuto ancora. Ti passo a salutare adesso, prima che inizi la giostra degli auguri e dei brindisi e della carta regalo strappata. Hai letto qualche letterina in questo giorni, o nessuno ti scrive più? Scrivono tutti al ciccione rosso della Coca-Cola, vero?» «Dai, fa' la brava che è il mio compleanno: in fondo siamo colleghi, lavora per me.» «Ti voglio bene, davvero. Però lo sai che non mi piace quando cerchi di imbrogliarmi. Non lavora per te. Lavora per l'Iperal, per Amazon, per il Pil, per tanti ma non per te.» «Non cambi mai, mi fai stancare perfino oggi. Va bene, hai quasi ragione. Non lavora proprio per me. Neppure il centro commerciale, l'estetista, il bar ... nessuno di loro lavora davvero per me. Non direttamente. Però, vedi un po' che stamattina un sacco di uomini e di donne pensano a me, mi dedicano un soffio d'affetto e, soprattutto, scartano regali di speranza e sciolgono qualche nastro di umanità.» «Ci sono ancora in giro qu...

Le mie modeste epifanie quotidiane - TRADITORI D'ARTE.

Immagine
Alla spicciolata, senza ordine alcuno, né di rilevanza, né cronologico, né geografico, semplicemente lasciando fare ai capricci della memoria. L ' abbraccio di Schiele al Belvedere a Vienna, il Cristo del Mantegna a Brera, la Flagellazione di Piero della Francesca a Urbino; Renoir con il suo Ballo al Moulin comesichiama al Museo d'Orsay, agli Uffizi la Venere di Botticelli (che, mio malgrado e accidenti a lei, continuo a non amare), un Sogno di Dalí al Thyssen di Madrid. È inutile: un'opera, al massimo due, è ciò che mi rimane di una visita ad un museo d'arte. Sono impressioni indelebili, non perdono potenza neppure a distanza di decenni, ma sempre uniche, isolate. Chissà se accade solo me?  Non mi accorgo immediatamente di questo dialogo privilegiato, ma abbastanza in fretta, nel giro di qualche ora. E non si tratta dell'opera che "mi è piaciuta", il criterio estetico è decisamente secondario: è una questione di potenza, di ...

Un po' di silenzio, per carità. "Uno non vale uno".

Immagine
Non siamo la Repubblica delle banane, non più di quanto, almeno, siamo la Repubblica delle cheerleader. Prendo spunto da questa vicenda, però. Servizi sociali, ospedali, scuola... Falliscono? Sì. Sono in sofferenza? Sì. Saranno mai infallibili? No, in quanto istituzioni umane. Devono essere migliorati? Sì, assolutamente. Tuttavia queste realtà gestiscono ogni santo giorno milioni di situazioni, "trattano" decine di migliaia di casi, prestano servizio su tutto il territorio nazionale e ciò che assurge agli "onori" della cronaca è una frazione infinitesimale del loro lavoro: quella che fallisce. O che "disturba". Delegittimarle, metterle all'angolo, scatenare la pletora delle tifoserie pro e contro avrà un unico effetto: rendere tutto più difficile, ostacolare l'iniziativa, instillare il dubbio, insinuare che possano essere messe opportunamente in condizioni di non agire. Ringraziamo il cielo di avere ancora i servizi sociali, sanitar...

Chi diavolo veste Prada?

Immagine
Non che il tema mi appassioni più di tanto, ma mi è caduto l'occhio su alcune immagini delle sfilate di moda e sono un po' perplessa. Ammesso e non concesso che la moda sia una forma d'arte, l'arte offre visioni, evoca vissuti profondi, produce riflessioni. Dunque, riassumendo, nel 2025-26 possiamo scegliere fra diversi archetipi in cui riconoscerci o su cui esercitare la nostra self-consciousness: Prada- la zia di campagna; Franchi-la tenutaria; Moschino-la poltrona. (Meno elegantemente, la sguattera, la zoccola, la scema. Povere noi.)

𝐿𝑢𝑟𝑘𝑒𝑟 𝐶ℎ𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑙𝑒𝑠 2: tra silenzi digitali e coraggio Intellettuale.

Immagine
Lurker Chronicles 1   Navigo in forum specializzati, gruppi LinkedIn e community professionali; finiscono le vacanze e, di nuovo e per caso, mi imbatto in una figura contraddittoria: il  lurker,   quella persona che "c'è", molto probabilmente legge e assorbe contenuti, magari pure con una certa voracità intellettuale, ma mantiene un silenzio quasi monastico quando si tratta di contribuire al dibattito. Non mi sto riferendo all'umile studioso che preferisce ascoltare prima di parlare – figura nobile e rispettabile - ma piuttosto a chi ha sviluppato perizia e opinioni articolate, ha competenze o esperienze da condividere, se interpellato privatamente dimostra di non essere una "presenza quiescente", ma sceglie sistematicamente la comfort zone del non-coinvolgimento. È il fenomeno che la letteratura accademica definisce come participation inequality o regola del 90-9-1: il 90% degli utenti osserva, il 9% contribuisce occasionalmente, l...

Le mie modeste epifanie quotidiane - DI GEREMIADI E PROSTITUZIONE

Immagine
Oddio la ciat di uozzapp dei genitori che orrrooreeee! D'accordo, questa è una presa in giro, ma l'originale è assai simile:  «GRUPPI WHATSAPP GENITORI, IO NON HO PAROLE», anzi, è peggio, perché conclude con una chiara call to action  ( «Cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza? »), una banalissima ricerca di interazione. Chi ne sa lo chiama clickbait. E che, pensavate davvero che qualcuno stesse chiedendo il vostro parere?   È colpa mia. Mi ostino a nutrire speranze sulla possibilità di trovare spazi di valore su Facebook. Uno cerca di curare la qualità dei contenuti proposti nel proprio feed e, allora, vai a bloccare, vai a cliccare "non mi interessa", cerca di interagire con chi propone qualcosa di valore... sbattiti a fin di bene, insomma, si tratta di sopravvivere. Ho già tolto di mezzo parecchio di me stessa da quella piattaforma alla deriva, ma non sono così ingenua da dare la colpa a Mark: sono le persone a fare la differenza. ...

𝐿𝑢𝑟𝑘𝑒𝑟 𝐶ℎ𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑙𝑒𝑠: il dramma silenzioso della non-interazione.

Immagine
Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza è il dio e i social media gli altari su cui essa viene celebrata. Questi spazi, concepiti per unire e offrire voce, si trasformano a tratti in arene gladiatorie, o in custodi del silenzio e delle insicurezze. Esporsi urbanamente e con onestà è quasi un atto di ribellione. La vulnerabilità ci intimorisce. Chi osa dichiarare le proprie sconfitte? Chi osa argomentare con un pensiero genuino, immaginando di trovarsi sommerso da valanghe di improperi e punti esclamativi? Ripieghiamo su vacanze e famiglia del Mulino Bianco, gattini e fiorellini. Tuttavia, ogni immagine studiata e ogni parola di circostanza ci allontanano sempre più dal nostro autentico io. Dov’è finito il dialogo? Dove si nascondono le connessioni? Perché abbiamo accantonato la possibilità di costruire reti, una possibilità che mai prima d'oggi era stata tanto potente? Il lurker - l'osservatore silente, la presenza muta, che segue ma non interagisce - è, in fondo, colui ...

Gli sfoghi social e l'arte del dubbio, ovvero di frutti e ricchi mercanti.

Per fortuna non siamo tenuti ad avere un'opinione su qualunque argomento.  In questi giorni leggo un po' ovunque interventi indignati sulla vendita del famigerato  Comedian di Cattelan. Sì, la banana si chiama così, "comico". Quasi mai il focus è sul mercato dell'arte (che a me pare un tema centrale) o il significato dell'opera, o una qualsivoglia riflessione; di solito è un generico e non argomentato  stracciarsi le vesti. Possiamo farcela, possiamo andare oltre i pasticci di Picasso “ incompatibile con il buon gusto francese ”, oltre l'insipienza di Fontana.  Non voglio esprimere l'ennesimo parere, che non ho (non sono una fan di Cattelan), ma mettere una pulce fastidiosa nell' irritabile orecchio dei tanti che si sono sentiti scandalizzati dal frutto esotico.  Cosa può essere arte oggi?  Cosa è opera d'arte, cosa installazione artistica? Cosa significa? Chi è l'autore, quale il percorso artistico, filosofico, umano che lo ha portato dal...