Gli sfoghi social e l'arte del dubbio, ovvero di frutti e ricchi mercanti.

Per fortuna non siamo tenuti ad avere un'opinione su qualunque argomento. 
In questi giorni leggo un po' ovunque interventi indignati sulla vendita del famigerato Comedian di Cattelan. Sì, la banana si chiama così, "comico". Quasi mai il focus è sul mercato dell'arte (che a me pare un tema centrale) o il significato dell'opera, o una qualsivoglia riflessione; di solito è un generico e non argomentato  stracciarsi le vesti. Possiamo farcela, possiamo andare oltre i pasticci di Picasso “incompatibile con il buon gusto francese”, oltre l'insipienza di Fontana. 

Non voglio esprimere l'ennesimo parere, che non ho (non sono una fan di Cattelan), ma mettere una pulce fastidiosa nell' irritabile orecchio dei tanti che si sono sentiti scandalizzati dal frutto esotico. 
Cosa può essere arte oggi?  Cosa è opera d'arte, cosa installazione artistica? Cosa significa? Chi è l'autore, quale il percorso artistico, filosofico, umano che lo ha portato dal fruttivendolo? Ecco, tra l'altro, la battuta "siamo alla frutta" magari evitiamola: alla duemilionesima volta risulta stucchevole.
L'approfondimento è una via percorribilissima da chiunque maneggi uno smartphone.

Qualche esempio a casaccio.







Poi, ci mancherebbe, se ne può anche parlare.







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Grata. E col fiato corto.