DOVETE PORTARCI RISPETTO
Ma la vita è fatta, grazie al cielo, anche di cose piccole, circoscritte, limitate, che a tratti prendono il sopravvento e ci costringono, sempre grazie al cielo, a confrontarci con problemi che davvero siamo in grado di comprendere.
Ora si apre la primavera: si alleggeriranno le giacche, si accorceranno le ombre, si tornerà sui prati. Presto sui prati tornaneranno anche, si spera, i pastori con le bestiole che dei prati si nutrono. Si spera, perché senza di loro addio prati, addio radure pulite. Forse ancora qualche volenteroso appassionato ce le condurrà, se la concorrenza di predatori che erano vinti da secoli non si farà intollerabile. Si spera, anche, di non dover girare armati di spray DogDefense (ed io, ad un certo punto, questo farò, se necessario, legale o illegale che sia) perché l'unica via praticabile dagli allevatori di montagna sarà rimasta quella di introdurre in massa bestiacce pericolose anche per l'uomo.
Voi dite che abbiamo invaso l'ambiente dei lupi: ma noi qui viviamo da millenni e da secoli la concorrenza con il lupo era stata vinta. In modo cruento, certo.
Voi dite di temere di più i lupi bipedi che predano lungo i vostri marciapiedi e sì, avete ragione a chiedere sicurezza, esattamente come abbiamo ragione noi.
Voi dite che l'imprenditore corre dei rischi e li affronta e che i pastori di montagna hanno incentivi e sovvenzioni: non sapete di che parlate! I nostri allevatori con le pecore non ci campano neppure, devono avere un lavoro "vero" per mangiare e nessuna sovvenzione copre la fatica di curare le bestie dodici mesi l'anno, ogni santo giorno: solo l'amore per le nostre montagne lo può.
Voi invocate un ritorno alla natura, ma la natura di cui godete quando salite da noi è una natura addomesticata dalla notte dei tempi, che noi viviamo da innumerevoli generazioni e che vorremmo continuare a vivere: terrazzamenti che non vedete, sentieri e mulattiere, radure che non sapete bonificate, coturnici che sopravvivono solo nei pascoli mantenuti, vegetazione, tutto porta il segno discreto e persistente della nostra presenza millenaria. Presenza che oggi vi garantisce i rifugi in quota e i formaggi di malga, presidi slow food.
Siamo comunità fragili, chiediamo poco e otteniamo ancora meno, ma ci dovete almeno il rispetto.
Nessuno qui ingrassa di contributi, come qualche saccente ha scritto in questi giorni. Gli allevatori, con tanta fatica e altrettanta dedizione, conservano il nostro ambiente vivibile. Tacete. Portate rispetto, ambientalisti da salotto.