Le mie modeste epifanie quotidiane - RAZZA OROBICA

L'insegnante orobica è come la capra orobica. 


Ridete, ridete... quella è la razza: di origine sconosciuta, ma ben caratterizzata. L'isolamento geografico ne ha fatto – dell'insegnante e della capra - una genìa a sé, molto rustica. 

A parte la taglia media, soprassiederei sui caratteri fisici - la barba, lo sviluppo mammario e le corna – in quanto aspetti che creano comprensibile imbarazzo. Interessante, invece, l'attitudine produttiva duplice, da latte e da carne. Notoriamente l'insegnante orobica, isolata e spesso priva di supporto da chi occupa posizioni elevate ad altitudini ridotte, si adatta a svolgere funzioni varie, secondo necessità. 
Poiché (secondo il disciplinare del presidio Slow Food) gli animali orobici devono essere allevati allo stato semibrado e prevedere l'alpeggio estivo, l'obiettivo di selezione comprende «il miglioramento dell’attitudine al pascolamento in montagna», ovvero l'attitudine ad arrangiarsi in situazioni difficili; tuttavia (sempre in virtù dello stesso disciplinare) «devono essere messe in atto tutte le pratiche volte a favorire il benessere degli animali allevati»: sapevatelo, laggiù. 


La vita in ambienti impervi ha temprato nell'Orobica un «carattere fiero e autonomo», abituato alla socializzazione in piccoli gruppi, ma con una spiccata tendenza all'esplorazione e alla ricerca del cibo in solitaria. All'Orobica, insomma, non dai in pasto laqualunque: non è una brucatrice indiscriminata, ma una attenta selezionatrice di alimenti. Noi quassù ci arrampichiamo per i bricchi alla ricerca di ciò che ci convince, non brilliamo per accondiscendenza poiché sappiamo – al bisogno - arrangiarci. 

L'Orobica non è socievole e mite come una nanetta nigeriana, non è addestrabile come una LaMancha, non è sofisticata come una capra Angora o Cashmere. Però è attenta, attiva ed estremamente curiosa. La capra. L'insegnante. L'Orobica, insomma.





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