LA SINTASSI DEL PENSIERO. Due disegnini fatti da "quella intelligente".
Ho scritto cose.
Poi ho fatto un gioco: vediamo se so ancora usare le parole, mi sono detta. Ho chiesto a "quella intelligente" di dare un corpo al pensiero, di leggere le riflessioni e di immaginare un personaggio A e un personaggio B.
Ebbene: io non lo so se esista già anche la AIm, l'Artificial Imagination, ma forse le mie parole hanno colto nel segno e si sono "fatte segno", perché il risultato è stato incredibilmente vicino al "substrato esperienziale" che sta all'origine delle mie considerazioni.
Conclusioni:
• nel caso servisse ribadirlo, le parole contano: danno forme concrete alla riflessione e trasformano in riflessione l'esperienza vissuta; il mio esperimento ne è una piccola prova un po' sciocchina. Sulle parole si lavora vita natural durante, non si finisce mai. Serve tutto: il lessico settoriale, le lingue straniere, i gerghi. Ma, soprattutto, credo serva recuperare la sintassi: non, banalmente, quella del libro di grammatica, ma la sintassi del pensiero, che il libro di grammatica supporta e non esaurisce, che si esercita tanto con Tasso e l'argomentazione, quanto con il cinema e, perfino, con le Instagram stories. Esercitare la competenza linguistica può rivelarsi molto stimolante.
• Stiamo andando con convinzione dal punto B al punto A. Correttezza e obbedienza sono premiati, didattica dell'errore, creatività, pensiero divergente, fanno paura.
Per carità, si è liberi di valutare ciò che si ritiene meglio, ma bisogna essere consapevoli di quel che si vuole e di dove si va. E questo, temo, non è affatto chiaro.
Adesso, comunque, ho due bei disegnini per il mio diario. «In direzione ostinata e contraria» (Faber docet).