VORREI SOTTRARMI. Riflessioni sulla valutazione: perché la scuola misura troppo e capisce troppo poco.
Pagelle, medie, registri, numero congruo di valutazioni: ciò che non vogliamo ammettere.
Maggio.
Rosita, Ciccio, Marisol, Pierino affrontano verifiche a raffica, effetto dell'ossessione quantitativa della nostra scuola. Sfornano fogli di protocollo vergati in nero-blu a ritmo industriale.
Ditemi a quale scopo, onestamente.
La cultura. La preparazione. Lo studio. Se davvero crediamo servano principalmente a plasmare una persona migliore, non dovremmo preoccuparci così tanto di misurare con precisione chirurgica le prestazioni in base ad uno standard prestabilito. Il premio andrebbe a chi ha percorso più strada. Anche in prospettiva "sociale", la disponibilità ad auto-migliorarsi è preziosa.
Ma noi, invece, maniacalmente misuriamo e confrontiamo su una scala decimologica omogenea.
E se fosse, semplicemente, che valutiamo a scopo certificativo perché la società richiede - e dunque premia - specifiche conoscenze e capacità da impiegare? Bene, forse, ma in questo caso non avremmo l'abisso che esiste nella percezione del valore dei diversi percorsi formativi: muratore o veterinaria, elettricista o commessa, cardiochirurgo o filosofa o cantante, ciò che ti qualifica sono le tue capacità rispetto al tuo ruolo - un qualunque ruolo utile alla società.
Se così fosse, tutti i nostri ragazzi sarebbero più liberi di diventare ciò che è davvero nelle loro corde. Così non è.
Allora diciamolo onestamente. Al percorso formativo non diamo il valore della crescita personale (puoi tranquillamente diventare un astrofisico e rimanere un mostro antisociale); non riconosciamo importanza all'istruzione nemmeno per quanto sviluppi capacità in una, qualunque, "tua" professione (che altrimenti avremmo fior di idraulici di stirpe illustre).
Lo studio è affare di prestigio sociale. Punto. Educhiamo anime quasi fossero tanti parvenu che devono indossare il titolo come indossano il gioiello più pesante e pacchiano.
E io che ancora credo nella bellezza gratuita del sapere e nell'emozione dell'esperienza!
A Rosita vorrei poter mettere cinque perché è pura strategia, studio per il voto, zero passione. A Ciccio invece darei dieci perché, non si sa come, ad un certo punto ha saputo accendersi ed ha cominciato a concedersi allo studio con generosità. Pierino non ha davvero stoffa, solo ansia di piacere (bisogna parlarne), mentre Marisol disegna così bene!
Come vorrei vedervi fiorire tutti, appagati del vostro posto nel mondo...