IL KIT DI SOPRAVVIVENZA È UN LESSICO ESSENZIALE. Oltre la tecnofobia.
Stiamo vedendo cose.
Sicuramente “natura non facit saltus” e probabilmente nemmeno la storia ne fa, probabilmente all’oggi siamo arrivati attraverso tanti piccoli passi, a cui magari non abbiamo dato il giusto peso, ma quello che vediamo ora è assolutamente inusitato e scioccante.
L’Unione Europea, per voce di una mia bruna ed elegante coetanea, ci raccomanda un kit di sopravvivenza di 72 ore, così, come nulla, come se fossimo nell'Europa del Quarantatré. Cosa significa un kit di sopravvivenza? Per quali eventi concretamente e realisticamente prevedibili? Un accendino per riscaldarmi con un falò nella foresta? O per accedendere candele? Ma se non ci sono nel kit? Cibo. Per 72 ore non è poca roba, io non sono così frugale. Vorrà dire che io, di mio, aggiungerò al kit le candele anti blackout e perfino arco e frecce, perché, se devo andare per boschi, sul fuoco, possa arrostire anche qualcosa di proteico. Non sarà più un kit, sarà uno zainone.
A breve distanza di tempo, nel bel mezzo di un sovvertimento politico-economico dovuto alla disordinata improvvisazione statunitense sui mercati globali, si viene a sapere che l'arancione presidente dello Stato più potente del mondo, quello che fa il bello e il cattivo tempo, trascinandosi dietro le sorti di mezzo pianeta, ecco, questo personaggio ha definito la sua politica economica basandosi sugli scritti di un tizio che ha pescato per caso su Amazon. Roba che nemmeno il più sfigato dei microimprenditori. Il suo mentore si autopubblica. È un signor nessuno, come me e voi, che nei suoi scritti cita ripetutamente un sé stesso anagrammato come economista di spicco. L’esperto di riferimento, cioè, non esiste, è un bluff. Il genio all’improvviso, proprio.
Una risata vi seppellirà. Dopo la tragedia, però, e dentro un tragico sovvertimento dell’ordine delle cose.
Quel consesso umano a cui io fino a ieri avevo dato fiducia non funziona più. Sono cresciuta ai tempi della cortina di ferro, ai tempi della guerra fredda, quando si aveva paura, quando noi Europei ci sentivamo in mezzo a qualche cosa di spaventoso, quando si parlava di guerra nucleare come di qualcosa di possibile. Ecco, io ho sempre avuto fiducia, sono cresciuta con la convinzione che l'uomo non potesse non avere imparato qualcosa dalle tragedie del Novecento.
Per tutta la vita ho creduto che, nelle evolute democrazie occidentali, se anche un pazzo fosse salito al potere, sarebbe stato sicuramente circondato da qualcuno in grado di riportarlo alla ragione.
Be’, ecco, oggi vedo cose che fanno profondamente vacillare quella fiducia nella capacità degli esseri umani di regolare se stessi.
Allora io mi chiedo a cosa stiamo andando incontro, se ne abbiamo una vaga idea. Ma soprattutto, da madre e da insegnante, mi chiedo se la nostra scuola, nel mondo di oggi, possa ancora a fare la differenza. Perché io mi trovo ancora a mettere il misero voticino sulla capacità di un ragazzo di riconoscere il complemento di termine o di spiegare chi fosse Diocleziano… Non ho assolutamente intenzione di negare l'importanza della cultura, ma a queste “teste ben fatte” che noi con solerzia sempre uguale a sé stessa ci impegniamo a creare, dovremo pur dare in mano i contenuti per operare nella realtà. Da insegnante di italiano, da laureata in lettere, da umanista Io credo che sapere cosa sia una criptovaluta, avere idea di come funzionino i mercati finanziari e cosa sia la guerra non convenzionale, possedere le parole che mettano in grado di leggere di intelligenza artificiale e di sistemi elettorali, avere gli strumenti essenziali per utilizzare un dispositivo connesso alla rete con un minimo di sensatezza, tutto questo oggi sia fondamentale e che sia necessario dare ai ragazzi questi contenuti essenziali. Superiamo la tecnofobia.
Prima di Diocleziano, prima del complemento di termine: non prima in senso cronologico, ma in ordine di importanza. Ciò non significa affatto cancellare Diocleziano, né il complemento di termine, assolutamente no, ma significa che il primo kit di sopravvivenza da fornire ai nostri ragazzi è la conoscenza del mondo: un “lessico essenziale” che non può mancare per nessuno, mentre, mi spiace, ma di Diocleziano qualcuno potrà anche fare a meno.