"NON C'È NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE"? Ovvero, del latino che torna.
Il Duemilaeventisei sarà l'anno della rinascita classicista, della rivincita tradizionalista, dell'orgoglio nazionalista?
Dopo profonda meditazione, tante letture, ascolto silenzioso di considerazioni le più colorate e colorite, sono pronta a sbilanciarmi sulla novità del latino alle "medie".
Senza addentrarmi nel ginepraio delle variae sententiae dei docenti di liceo, rimanendo nel mio piccolo mondo - postmoderno e preadolescenziale - credo che non sia una pessima idea, con qualche se e un grosso ma.
Perché la reintroduzione del latino abbia davvero un senso, sia fatta per bene e non si esaurisca in una operazione di facciata, tanto per.
• Sì, se funzionale alla competenza linguistica. Sia perciò uno studio strutturato in modo che il latino dialoghi con la sintassi italiana.
• Sì, se reso significativo da un taglio "evoluzionistico" (filologia romanza sullo sfondo) e da un apprendimento attivo: noi "parliamo latino", possiamo davvero divertirci ad osservare nell'evoluzione della lingua viva (e degli idiomi dialettali) quali meccanismi sono alla base della trasformazione e della contaminazione.
• Sì, soprattutto, se affidato a insegnanti con un solido bagaglio formativo specifico (curriculum universitario alla mano).
Ma: ma non con il programma già steso. I programmi ministeriali sono stati sostituiti dalle Indicazioni Nazionali per tutte le discipline e non vedo perché per il latino debba esserci già il programmino pronto. Definiamo obiettivi di consapevolezza culturale e di competenza, invece.
A queste condizioni, ben venga il latino. Però, per rimanere in tema, "ne sutor ultra crepidam", non me ne voglia, signor ministro.