ARSENICO E VECCHI MERLETTI. Ovvero dello scrivere a mano.
Il cinema non c'entra: l'arsenico rappresenta la tossicità (di qualunque strumento di lavoro disfunzionale), i vecchi merletti sono la nostalgia (della scuola del buon tempo andato).
"In direzione ostinata e contraria" (cit.), da qualche mese mi trovo involontariamente a fare una specie di fact-checking didattico.
Quello che sto per scrivere non serve ovviamente a un tubo, as usual, se non a riflettere per l'ennesima volta sul fatto che non esistono verità assolute quando si maneggia materiale umano e che, dunque, dovremmo tutti svestire i panni della polarizzazione ideologica. Anche in fatto di apprendimento.
Nulla da eccepire, se non la fede cieca. Osservo oramai da circa tre mesi gli alunni "da dietro", essendo in compresenza con una collega durante l'ora di grammatica (che si chiamerebbe "riflessione sulla lingua", ma, suvvia, a dodici anni, nell'ora che precede l'intervallo... capite che preferisco chiamarla "grammatica").
Ho dunque catalogato una serie di tipologie di alunno, rilevate quando la classe è alle prese con l'esercizio di scrittura e/o copiatura dalla lavagna.
L'alunno Stile Liberty, spesso ma non sempre di sesso femminile, è molto concentrato su titolature, svolazzi e grazie grafiche. Realizza le sue pagine di quaderno con l'amore e la perizia di un miniaturista, andandoci giù pesante con evidenziatori, penne colorate, font fantasiosi, cuoricini e stelle. Peccato solo per i grossolani errori di contenuto: elementi inseriti nella tabella al posto sbagliato, assegnazione creativa di definizioni e nomenclatura, banali ma raccapriccianti errori di ortografia.
L'alunno Bradipo è sempre indietro di una manciata di minuti: per facile distraibilità o per lentezza innata, arranca e, arrancando, perde pezzi: le sue pagine sono lacunose quando va bene (completerà poi, autonomamente), quando va male sono piene di errori dovuti alla corsa a rimediare, quando va malissimo... non ci sono proprio, ha rinunciato dopo la seconda o terza riga.
L'alunno Cosmonauta Perduto è quello con evidenti difficoltà nella gestione dello spazio. Oggi ho dovuto soccorrere diversi ragazzi che non riuscivano a dividere la pagina in quattro colonne: la situazione è piuttosto allarmante. Il quaderno del Cosmonauta Perduto è sovrapponibile a quello di un disgrafico severo: non si capisce nulla. Lui ha scritto, lui scrive tutto, diligentemente, ma il disordine è tale che, a confronto, la decodifica della stele di Rosetta è una passeggiata; perciò il nostro Cosmonauta non potrà mai farne niente di quelle pagine faticosamente vergate. In bocca al lupo per lo studio.
Per finire abbiamo gli alunni Brico. Se passiamo ad osservare i quaderni di questi creativi - che talvolta aggiungono pure la passione per il fai da te a qualche difficoltà metodologica o fatica personale - ci imbattiamo in un Sacro Macello che fa sanguinare gli occhi: del resto, oggettivamente, non puoi scrivere una definizione di analisi logica mentre costruisci la bara di carta per un moscerino schiacciato.
Capite che, su una classe di sedici alunni, se ne tolgo due o tre per ciascuna delle tipologie classificate, la scrittura a mano avrà giovato a pochi e a molti avrà fornito del materiale di studio inservibile.
Non credo che le attività a cui presto assistenza, chinandomi sui banchi per cercare inutilmente di arginare i disastri, siano da eliminare o sostituire. Certo che no. Sicuramente la scrittura a mano è utile.
Non illudiamoci però che sia risolutiva o sempre funzionale.