"INSTA", GNE GNE

Avete presente gli anni Ottanta? Andava di moda fermare i capelli in alto sulla testa, attorcigliando attorno alla coda di cavallo quei bigodini in schiuma morbida colorati. Orridi. Presumo fossero nati per tutt'altra funzione, ma a qualcuno doveva essere piaciuto usarli così e per qualche tempo noi ragazzine prendemmo lo stesso vezzo.
Quanti fra voi hanno qualche volta utilizzato le mollette da bucato per fermare altro? Chiudere sacchetti, fissare un telo...
E il bicarbonato? Chi ci lava la verdura, chi lo usa per le pulizie, chi come polvere lievitante, chi per sbiancare i denti.

Pare che io "non sappia" usare Instagram. «Ma non ho capito quella foto che hai messo, ma è un libro?» «Perchè non hai messo le foto su Insta, mi piaceva vedere Stoccolma».
Io devo stare su Instagram per ragioni personali, ma ci bazzico pochissimo; è un social che non mi piace, però non sono obbligata da contratto ad usarlo "come si deve": non potendo farci la coda di cavallo, né trasformarlo in un aggeggio da cucina, né lavarmici i denti, metto le foto pure io, no?
Però ammetto che odio la dittatura dell'immagine che lo caratterizza, perciò lo uso poco per comunicare, non mostro le tette e prediligo i consigli di lettura: fotografo libri. Possibilmente libri "pesanti", anche se leggo preferibilmente gialli e perfino qualche romance storico. Pubblico soprattutto  saggi, meglio se un po' noiosi. Quando esco viva da un mattone, se vale il peso, lo pubblico senza indugio. È una forma di protesta.

Sicuri che siano meglio le cosce lunghe in bellavista, gli outfit da bordello, le piastrelle dei gabinetti? Ma dai, che palle.



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Grata. E col fiato corto.