GLOBETROTTER STANZIALI e LE MAGIE DELLA PAROLA
È noto, Emilio Salgari descrive la giungla senza averla mai vista. Parte dall'Italia e viaggia, senza muoversi mai.
Sa il cielo se talvolta non ho invidiato un Mario Rossi a caso - e prima o poi la valigia la farò pure io - ma il Viaggio è sempre e solo una cosa di testa e di cuore.
Mario Rossi torna da un tour transcontinentale e posta sui social foto di truci rinoceronti, tramonti arancioni su città bianche, argillose chiese copte ed improbabili tende "a cinque stelle" nel deserto. Il Mario confonde nella memoria i particolari dei luoghi pur ricordando le scarpe che indossava; ha chiesto alla guida l'amicizia su Facebook (senza capire che la guida sorride per contratto), ma non ha imparato una sola parola nuova e non si è mai avventurato senza accompagnatore nei vicoli più equivoci di una città sconosciuta.
Il Mario Rossi si è imbarcato su cinque o sei voli facendosi seguire ovunque dal profumo del suo dopobarba; ha mangiato a tavole servite da camerieri di ogni colore senza scoprire nulla dei cibi che portava alla bocca; non ha cercato e scovato una sola storia al di fuori di quelle servite dal tour operator e comprese nel pacchetto; ha evitato con cura di annusare la miseria; ha confrontato ogni sapore con la lasagna di mammà.
Sono esausta; sa il cielo quanto mi è mancato di fare le valigie questo luglio e se talvolta non ho invidiato i tanti Mario Rossi - personaggi interscambiabili con il cappellino da baseball e gli occhiali scuri che affollano le hall interscambiabili degli alberghi di mezzo mondo.
Eppure ho studiato. Dentro le pagine vergate da uomini e donne d'ogni tempo, a luglio ho percorso strade e ho cavalcato secoli.
Ho sentito il suono dei denari di nobili filibustieri lanciati in discutibili avventure finanziarie, ho stretto la loro mano tremenda guantata di seta; ho avuto in gola il sentore ferroso delle fucine infernali; ho tremato di fronte agli speroni lucidi dei cavalieri: l'odore acre della mia paura è stato lo stesso odore dei villani vessati; ho marciato al seguito di truppe che imprecavano nelle lingue più strane, ho ascoltato i loro canti osceni, con loro ho valicato monti, rubato galline.
A luglio ho percorso strade, ho cavalcato secoli. E ho scoperto meraviglie della mia piccola patria sul monte.
Incredibile: c'è gente che si indebita pur di collezionare scatti esotici, quando con due lire potrebbe aprire un libro.
Sa il cielo se talvolta non ho invidiato un Mario Rossi a caso - e prima o poi la valigia la farò pure io - ma il Viaggio è sempre e solo una cosa di testa e di cuore.