Il versante ombroso


Ci eravamo sentiti a casa nel vento secco che spazza le creste, nel fieno di giugno, nei silenzi lunghi del romanzo "Le otto montagne". Cognetti è tornato in libreria. Ed è tornato sui suoi temi: la relazione, l'allontanamento, il doppio; il tempo e lo spazio sono ancora quelli alpini e segnano vite come un destino, al quale però ci si può sottrarre, volendo.

Le parole contano. Le relazioni fra gli umani di questa storia sono  giocate ancora attorno a ciò che viene detto o taciuto ma, tutte, sono segnate dal rapporto non mistificato, concreto, quotidiano con la montagna, i suoi odori, le sue asprezze. Anche questo ci fa sentire a casa: noi, gente delle valli, sappiamo che le curve di livello contano almeno quanto le parole.
La Valsesia - con le piogge torrenziali e gli animali dell'ombra, i tetti di pietra e le motoseghe, le fabbriche e i bar - compenetra la vicenda umana del padre, il suo rapporto con i figli, le storie dei due fratelli, l'amore di Elisabetta.  

Anche i due protagonisti, Alfredo e Luigi, sembrano riproporre il confronto già visto nel romanzo pluripremiato. Due maschi adulti, due alberi, due animali, uguali e diversi, che hanno condiviso un'intimità silenziosa nota solo a loro e che se la vedono con la montagna: non più l'ambiente aspro e puro delle vette,  ma quello ben più complicato del paesaggio umano. 

Uomini e donne, come i cani liberati dalla catena, portano in giro le loro cicatrici, si muovono alla ricerca del "loro" luogo. La gente ha lasciato i versanti alti e assolati,  i vecchi nostalgici incarogniti nelle loro case, aggrappati alle loro terre, alle loro patate. I montanari sono scesi a quote più umide e redditizie. Torneranno in alto, i valligiani, se lassù saliranno il presente e il denaro. Qualcuno, Fredo, lascia anche il fondovalle, viaggia verso i confini del mondo con più sollievo che dolore. 
Poi c'è chi lascia la città e arriva qui per rimanere, imparando ad affrontare gli inverni solitari;  "la Sesia" avvelenata consola  Elisabetta, che ha il suo doppio imperfetto nella cagnetta bianca compagna del randagio.

Quale destino la valle  riserverà a ciascuno non ci è dato sapere. È giusto: non è una fiaba, questa, in cui tutto si sistema

Ancora Cognetti ci regala un racconto vero, una montagna senza fronzoli e senza retorica, con la scrittura pulita di sempre. Di questo gli dovremmo essere grati. 

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Grata. E col fiato corto.