"Le otto montagne"- film (2022). Prigione e casa; fuga e sfida.

Ti toglie il respiro e ti lascia in apnea per un bel po'. Un linguaggio cinematografico usato magistralmente, completo, sapiente; un film che apre domande, pensato per toccare l'anima e provocare, non per offrire risposte (l'arte questo fa). Un film vero.

Mai ho visto la montagna - la mia casa, dove sono nata, dove vivo - rappresentata con più realismo, mai ho visto emergere più naturalmente la sua ruvida bellezza. 

A me sembra che si tratti soprattutto di una riflessione sulla parola e sulle radici; ma ognuno troverà una voce per sé nel film, dove, alla fin fine, mi pare si salvi chi fugge.

Andatelo a vedere. 


"Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.“

Paolo Cognetti


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Grata. E col fiato corto.