La caldaia e l'anima.

C'è del buono. L'alba è una di quelle faticose, grigio sporco e freddo umido, con la pioggia che prova a diventare neve senza riuscirci davvero e inzuppa di gelo il terreno, le ossa.
La cucina è disordinata, sulla tavola i resti di colazioni affrettate e consumate al buio aspettano le mie mani riparatrici. Silenzio. 

C'è del buono. In serata, ieri, la caldaia ha deciso di dichiarare guerra. Di venerdì. Una caldaia che dichiara guerra è un'apocalisse di acqua sparata a terra e la promessa di un fine settimana al freddo. Tenere le finestre chiuse, ridurre al minimo le pretese igieniche. Niente pulizie questo sabato. 

C'è del buono in questo mattino intirizzito e immobile. In due seduti a tavola, tempo per guardare il tempo sui nostri volti, tempo per ridere come si ride solo nei momenti critici. La pioggia che non riesce a farsi neve, l'alba che non riesce a farsi giorno, io che non voglio  liberarmi dal torpore. 
La miseria impigrisce e io oggi sono misera. Abbraccio la povertà di chi si contenta, di chi rinuncia ad inseguire  le chimere e sorride al suo poco. C'è una strana serenità in questo fare i conti con i limiti.
Lo so che arriverà - prima o poi: il pezzo di ricambio, raro e prezioso come una pepita,  suonerà alla porta, riparerà la caldaia e farà risorgere i termosifoni. Magia, tecnologia, denaro. Ci libereremo da qualche strato di lana e con il maglione metteremo da parte questo freddo essenziale e immobile, torneremo a rincorrere miraggi di soddisfazione ben pulita, nuova, efficiente. 

Per ora, c'è tempo per un po' di Natale, poi arriverà il natale.

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Grata. E col fiato corto.