ADDIO 2018

2018 sei vecchio vecchissimo, nessuno più ti vuole.

I ragazzotti trasudano vita, si perdono in vaghi desideri, anelano a un  domani indefinito, ma gonfio di promesse: ti cacceranno a notte, con allegria un po'  sguaiata. Chi è più maturo, forse più stanco, ti saluterà compostamente, ma senza rimpiangerti ed anzi, forse, scoprirà perfino dentro di sè una traccia, poco più che una memoria, della sciocca fiducia di un tempo. 

Vattene dunque 2018. Portati via tutte le sconfitte, i lividi, la solitudine. Stasera ti vedrò morire dal mio divano - forse ancora febbricitante, forse un po' più in forze - e ti lascerò andare senza tristezza. 

Tu hai sempre saputo quanto ingannevole sia il detto secondo cui "l'importante è la salute" (tanti, quando sei nato, proprio questo auguravano...in tanti lo augureranno domani.  Che sciatteria a volte nelle parole!)  Così tu,  anno-bambino dispettoso,  hai nascosto accuratamente nel benessere  i doni  più preziosi e noi, al solito, non li abbiamo trovati.  Lo sappiamo bene io e te, vecchio, che non è vero, la cosa più importante non è la salute, è l'amore. Uh! Parolona.

Cosa mai potrà essere cambiato domani mattina, se non le cifre  della data? Cosa ci porterà   l'1 dell'1? Il segno di una nuova compassione? Una ritrovata energia? Un po' di sobrietà? Uno sguardo diverso, amico, gentile?  Uno spiraglio di progresso? Magari!

Vattene via vecchio anno fracido, portati appresso la faciloneria, la superficialità, la volgarità, la pigrizia dei tuoi dodici mesi e dei nostri mille e mill'anni; vattene e lasciaci l'illusione della speranza.

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Grata. E col fiato corto.