TATTOO

Enormi ciambelle donuts, fette di anguria, fenicotteri e unicorni iridecriniti. Ne sono ingombri i lidi di questa strana estate.
Ma cosa vogliamo raccontarci, è innegabilmente piacevole cullare le nostre pinguedini su qualcosa di morbido e allegro. E poi a settembre questi mostri di plastica maleodorante si ripiegheranno magicamente su se stessi e troveranno un antro dove morire o svernare.

Mi interroga, invece, per la sua definitività, il proliferare di tatuaggi sui corpi. Ne comprendo e condivido il fascino, ma insomma!

Qualunque parte del corpo visibile ne è interessata, persone di ogni età e stile di vita e temperamento -  a dimostrazione del fatto che questo messaggio visivo ha a che fare con qualcosa di profondo - esibiscono ogni sorta di immagine: ci sono i tralci di rose che partono dal sedere di questa ben più che matura signora e terminano sui suoi polsi; c'è la dichiarazione d'amore di quel padre per la sua Abigail che occupa tutta la schiena (significherà che è un grande amore?) e scomoda fate, animali misteriosi e fiori rossi; ci sono draghi-cosce e braccia-diavoli; ci sono esseri alati che escono da un bikini sul didietro e si alluuuuungano su fianchi e pancia per rientrare dentro il bikini davanti, creandomi un vago e inspiegabile disagio. Quasi ti vien da domandarti perché nessuno abbia ancora scelto di disegnarsi la casetta di Heidi fra le tette-montagne, che ormai manca giusto quello.

Credo che se entro da un tatuatore e chiedo una farfallina sulla mano, faccio la figura di quel morto di fame che ordina un bicchiere d'acqua al bar.

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Grata. E col fiato corto.