RINCHIUSI

Appena mi liberano voglio andare a Milano, che è qui a due passi, ma adesso mi manca un po'. Poi voglio andare in Scozia e a Creta, tornare a Parigi e passare qualche giorno nei luoghi dove vado a respirare, a Merano, credo.

Appena mi liberano voglio fare le valigie e andare. Anche in nessun luogo, magari, a zonzo senza una meta, come quando la strada davanti a me non era che una metafora della vita. 

Appena mi liberano, voglio addormentarmi in un letto diverso e rimanere un'ora al tavolo della colazione e sostituire lo spazzolino da denti nel beauty case e cazzeggiare sotto i portici di una città estranea e cercare un ristorante a un'ora improbabile e avere freddo per strada perché ho fatto tardi.

Sarò brava. Più brava che mai. Farò il bagno nell'Amuchina e non mostrerò la mia bocca ad alcun mortale che non sia un mio strettissimo congiunto, datemi pure un burqa chirurgico.

Appena mi liberano, credo che piangerò. 

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Grata. E col fiato corto.