SCHINCHÈR
Fino ad una certa età, io andavo di petardi, crescendo sono passata a trasgressioni più significative; il meccanismo, comunque, era lo stesso: la sfida ai limiti, l'accesso a ciò che era proibito (ebbene sì, a me erano proibiti i petardi), la voglia di fare parte della schiera dei duri.
A dieci anni una bombetta ti regalava il brivido dell'autodeterminazione, a tredici lo faceva la sigaretta. Deplorevole, ok, ma non è questo il punto. Il punto è quale fosse l'obiettivo, il movente psicologico.
Mia figlia qualche tempo fa era in giro con le amichette. Hanno utilizzato tutto il budget da Sephora. "Abbiamo comprato i prodotti per la skincare" (anzi la "schinchèr").
Alla notizia sono rimasta un po' male: a tredici anni? Con un visino di velluto e la consistenza di un'albicocca, avete bisogno della skincare?!
È che devono essere bellissimissimissime. Noi ci atteggiavamo a toste, loro vogliono solo essere fighe.
Mmm! Io, quasi quasi, avrei preferito le sigarette, con conseguente inevitabile nausea.
D'istinto l'avrei presa in giro fino all'esaurimento, ma ho cercato di vivere la cosa con distacco e ho commentato: "Be', se cominciate a tredici anni con le creme, a sessanta avrete una pelle da ragazzine".
Il marito, lapidario: "Eh ...Se ce l'avranno ancora, la pelle".
Ecco.