IL SABATO SCOLASTICO
Noi dobbiamo - dovremmo - educare, ma che vuoi, questa gabbia di matti è schizofrenica: i vertici in balia dell'improvvisazione, la base un po' sclerotica, il contesto isterico.
Anche la vecchia prof è piuttosto upset: "Stiamo scivolando nel non senso". E finisce che spariamo sulla Croce Rossa, su chi si arrabatta a tentare di far funzionare le cose; vedi che Goldilocks è esausta.
Si naviga a vista, fra denari vanamente elargiti a piene mani e croniche miserie serie, fra voraci cacciatori di supplenze virtuali e incancreniti incarichi a compenso simbolico, fra algorithmi terribiles e sterili nostalgie di calamai.
Sala professori, sabato mattina.
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Il sabato scolastico è una goduria, per chi ha sense of humor e olimpico distacco. Io raramente. Il sabato è il setaccio, raccoglie ciò che resta della settimana scivolata via; un'altra.
E se provassimo a fingerci morti?
Forse basterebbe rinunciare alle vesti di cavaliere senza macchia e senza paura e dedicarci a ciò che ci viene meglio: la Zirkuskunst, la nobile arte circense.
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Ratatatatatataaa... Il pagliaccio! Il clown, il buffone, il giullare, che sollecita, intrattiene, cattura l'attenzione, muove al riso o alla commozione. Il pagliaccio insegna la comunicazione non verbale, l'espressione delle emozioni, titilla l'empatia.
Ratataaa... L'acrobata! Siamo acrobati provetti, l'incarnazione dell'equilibrio. Guardateci attentamente: giustizia e misericordia, tastiere e pagine, pedagogia e rudi contenuti, più su! Genitori e figli, ministero e aula, legge e prassi. Siamo ancora in piedi, vacilliamo ma possiamo salire ancora: disciplina ed emozioni, pazienza e rigore, sudore e passione, colleghi a e colleghi b, registro e diario, una riforma, due riforme, tre riforme, altro da aggiungere? No? Allora, opplà! Applausi. E comunque avremmo retto ad un'altra decina di circolari ministeriali contradittorie.
Ratataaaaa...ta! Il domatore. Non solo tigri ruggenti dentro la gabbia-aula, ma serpentoni lunghi e smilzi nascosti ovunque. Prudenza! Di là avanza il centenario pachiderma Gentile: lo davate per morto? No, è solo irrimediabilmente triste. Qua le incontenibili bertucce adolescenti: buone, ragazze! Trattenete il fiato, entra the king, il leone, il leader, il potenziale killer di prof sprovveduti e tttttacck! Il bang sonico della frusta funziona, ma servono mille occhi e lingua tagliente. Non teme i decibel della tua voce, non urlare, non teme le punizioni, è scaltro e agile, è affamato. Domarlo è la tua sfida. Silenzio.
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Ogni mattina, ci piaccia o no, entriamo nell'arena e ci toccano tutti, ma proprio tutti i ruoli. Farci la guerra, o appollaiarci là, testardi e supponenti, sulla nostra pedana, non conviene. Nemmeno se il nostro trapezio è il migliore. Nemmeno se il nostro numero è il più applaudito, che il pubblico è volubile. Nemmeno se siamo il domatore più efficace: potrebbe sempre arrivare un clown che riesce dove noi rischiamo di fallire.
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Io dico culo, perdo la pazienza, ho un'intolleranza intellettualmente fondata per le agende ordinate e i libri puliti, però talvolta il sabato mi trova viva.