Cresceranno e li saluterai. Ancora.
Uno che parla. Non a vanvera, parla serio, spesso anche con cognizione di causa, però sempre. Lui non interviene, è già intervenuto; risponde prima dell'interrogato, finisce le tue frasi, postilla.
Uno che cincischia, tutto. Pasticcia con astucci, carta, giochini; smozzica le parole, un po' per insicurezza un po' per pigrizia; si trastulla perdendo tempo, talvolta si ferma e basta, in attesa di nulla. È un buon diavolo, è amico di tutti, ma lui, sempre, cincischia.
Una sussurra. Spettegola? Racconta? Intrattiene? Chiede? Lo sa Iddio, lei, comunque, sussurra. Poi dimentica il libro. Poi perde pezzi di lezione e "ma io questo non l'ho capito tanto". La sua vita è un sussurro, ma zompetta felice in bagno, ti regala una caramella, ti lascia un bigliettino colorato e dunque - si intende - amici come prima, no?
Una sogna a occhi aperti e a voce alta. I suoi sogni sono già progetti e sono inversamente proporzionali alla sua statura ancora nanetta, di bimba. Lei, poi, ti aggiorna su ogni progresso e su ogni difficoltà, anzi, è una aggiornatrice nata: un'agenda, in pratica. Ti chiama a timbrare e sottoscrivere il disegno di tecnologia, il quaderno nuovo per gli appunti, l'uscita domenicale di famiglia. Non basta dire di sì e mostrare interesse, non basta un cenno condiscendente, perché lei non molla la presa finché l'interesse non si è fatto adesione sincera e l'attenzione coinvolgimento.
Poi c'è una testolina riccia e scura che vive su Marte; c'è lo spilungone che oscilla come un abete al vento fra insicurezza e voglia di obiettare, perciò inizia cento frasi e ne finisce quattro; c'è un visino che si imporpora anche solo nel rispondere a un "quanti ne abbiamo oggi?" e c'è Sempreimpiedi. Un soldo di cacio sorridente che si alza e non lo noti e perciò può trascorrere i suoi bei minuti in piedi dietro il banco prima che tu ti accorga del lieve dislivello. Non c'è una ragione, lui non si distrae, non fa casino, semplicemente non è a suo agio seduto.
Cresceranno. Gli incontinenti impareranno a trattenersi, gli insicuri acquisteranno sicurezza, i distratti forse resteranno tali ma impareranno a gestire meglio la loro sventatezza. Intanto, io accumulerò nuove piccole vittorie e brucianti delusioni, la cattedra mi accoglierà ogni mattina con un nuovo scricchiolio (di legno e di articolazioni) e fra due anni - che uno ormai si consuma già - mi accorgerò di soffrire al pensiero di salutarli, come avevo sofferto nel salutare i loro genitori.
Il destino dolceamaro di chi invecchia fra i banchi.