NON INSEGNO. Una dichiarazione d'amore (e di resistenza) alla scuola

Riflessioni a caldo sulla didattica della storia, della geografia, della lingua.

Non insegno storia per infilare date e far sottolineare pagine. Insegno storia perché amo cercare e vorrei vederli in ricerca.

Non insegno geografia per far colorare quaderni o giocare al tour operator. Insegno geografia perché credo in una didattica del territorio, amo osservare le forme del paesaggio, confrontare i dati, interrogare i capannoni e i declivi. E vorrei imparassero che il libro più ricco lo hanno attorno a sé.

Non insegno italiano perché sappiano spiegare il complemento predicativo. Insegno italiano perché vivo la scrittura - e l'educazione linguistica - come imprescindibile esercizio di consapevolezza, trovo che la sfida della parola sia la più intrigante e so che la parola praticata arricchirebbe le loro vite.

Il mio vagare per sentieri, entrare in pericolanti laboratori pieni di ragnatele, interrogare gli indigeni sulle colture e il popolamento, scrivere per riordinare le idee È il mio lavoro. 

Se volete un contabile, un verbalizzatore, un cultore di manuali, un burocrate povero di spirito, bussate altrove.



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Grata. E col fiato corto.