Le mie modeste epifanie quotidiane - MASCHERE.


Ci sono maschere, inutile negarlo. 

Alcune ci valorizzano: non coprono tutto il viso, sono scelte per il colore che ci piace o la forma che ci dona, lasciano allo sguardo spazio sufficiente ad essere penetrato.
Sono le maschere che indossiamo per un colloquio di lavoro e una dichiarazione d'amore, maschere "di bellezza" che proteggono solo le nostre insicurezze e con le quali speriamo di splendere senza barare.

Ci sono mascheroni pesanti e brutti, che da lontano fanno effetto, ma, visti da vicino, rivelano tutta la loro pacchiana falsità. Sono le facce di cartapesta dei millantatori e dei volgari parvenu, dei falsi amici, degli impostorelli da quattro soldi. Sono maschere tristi e, credo, grevi soprattutto da portare.

Ci sono maschere perfette, pressoché invisibili ad un occhio non professionale, realizzate con maestria per circuire e queste sono mortifere. Ma ci sono anche maschere innocue e banalmente funzionali: il volto attento dello studente innamorato perso, il sorriso della commessa stanca.

Ci sono maschere, insomma. Non tutte servono il male, ma credo che siano tutte, in qualche misura, faticose. 
Già alla svolta del mezzo secolo ho cominciato a lasciar perdere anche le più leggere e carucce. Con gli anni devi rinunciare al meglio, forse, ma conquisti l'impagabile libertà di mostrarti nudo: i tuoi traguardi personali, quelli veri, quelli che hanno a che fare con ciò che sei, sono raggiunti o definitivamente fuori portata.

La vedo cosi: ogni 18/12 sono un po' più vecchia e un po' più libera dalle piccole ipocrisie necessarie al buon vivere, dagli innocenti imbrogli necessari al ben apparire. La mia storia, nel bene e nel male, parla di me, le mie relazioni sono scelte e non condizionate, le mie reazioni sincere, i miei progetti sono solo affari miei, i miei capelli bianchi suggeriscono di fuggire l'ansia di sembrare ciò che non sono.
L'unico argine - importante, ma non gravoso - è cercare di non ferire.
L'occhio rimane aperto e fisso sull'orizzonte, la curiosità rimane intatta e supporta le energie non sempre frizzanti.

Vorrei fermare il tempo in quest'età di grazia, ma ogni quando avrà il suo perché. Vedremo il come.

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Grata. E col fiato corto.