INGRANAGGI INCONSAPEVOLI?
Trascrivo integralmente qui di seguito un post apparso su LinkedIn.
Fonte: LinkedIn (post pubblico, 1 giorno fa)
«Esiste una scuola in Svizzera che costa centoquarantamila dollari l'anno. Si chiama Le Rosey. La frequentano i figli dei Rockefeller, dei Rothschild, degli eredi di Winston Churchill. Non è una scuola per l'uno per cento: è per lo zero virgola zero zero uno per cento. Lì non si impara soltanto economia o geopolitica. Si impara qualcosa di infinitamente più prezioso e infinitamente meno dichiarato: la postura del potere. Come si entra in una stanza. Come si tace nel momento giusto. Come si esercita la dominanza senza che l'interlocutore se ne accorga. Come si governa senza empatia, ma con la perfetta simulazione di essa. Bourdieu lo chiamava *habitus*: la grammatica invisibile che separa chi è nato per comandare da chi è nato per eseguire.E la verità scomoda è questa: mentre Le Rosey forma i futuri padroni del mondo, le nostre scuole pubbliche formano lavoratori disciplinati, consumatori obbedienti, elettori facilmente orientabili. Non è un difetto del sistema. È il sistema. La democrazia non è mai stata il governo del popolo: è stata la sua narrazione più sofisticata.
Ciò che si profila è una società a tre strati rigidamente impermeabili: un'oligarchia minuscola e superdotata al vertice, uno strato tecnico integrato con l'intelligenza artificiale nel mezzo, e sotto, una massa a mobilità limitata che scambia la libertà di scorrere uno schermo per libertà tout court. La domanda che nessuno vi farà mai nei colloqui di lavoro è: da che parte di questo schema siete stati educati a stare?»
(Testo integrale del post di Giorgio Trani pubblicato su LinkedIn)
Per la cronaca: un anno scolastico a Le Rosey ha un costo base di 140.000 euro (escluse tutte le attività opzionali) e al candidato non si richiede solo un ottimo profilo accademico multilingue, ma la propensione a una formazione completa che include arte, sport, attività umanitarie. Il punto, tuttavia, non è questo. E non è nemmeno la lettura che Trani propone della democrazia. Il punto è il paragrafo finale, la "società a tre strati" che secondo l'autore si profila. Molte le obiezioni che mi sorgono, altrettante le smentite che trovo da me a queste obiezioni. E dunque: quale spazio di libertà si aprirebbe per chi "sta nel mezzo", ingranaggio del sistema, considerando che attingere allo strato superiore sarebbe quasi impossibile e scivolare in quello inferiore un rischio concreto? Inoltre: quanto peserebbe l'educazione formale, quanto il reddito, quanto la formazione del carattere per rimanere a galla nel secondo strato? E, in definitiva: fino a che punto la scuola è effettivamente complice di una deriva del genere?