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Geografie emozionali - STOCCOLMA 30

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La notte ha lasciato al suolo qualche centimetro di neve. Saliamo sul 2, un attimo ed è la fine: dell'isola, nell'arcipelago smisurato, della corsa, perfino dell'illusione di aver capito dove siamo. Un capolinea anonimo e deludente. Non c'è un vero viaggio senza errori, senza correre il rischio non c'è scoperta. L'isola è una lama di vento e poi una collina già raggiunta dal sole obliquo. In basso, il quartiere è raccolto attorno a un cimitero grazioso e a una chiesa calda, dove un organo chiama chi ha bisogno di pregare. Amo questi cimiteri svedesi, percorsi dai bimbi che ruzzolano allegramente per terra e da chi si affretta al lavoro, cimiteri senza tabù. Vorrei avere anch'io un "dopo" non nascosto allo scorrere della vita.  Niente indugi, la temperatura non li consente. Attraversiamo di buon passo strade e piazze che forse hanno bisogno solo di un'altra stagione e un'altra ora per essere amate. Cerchiamo frett...

Geografie emozionali - STOCCOLMA 28-29

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Ieri l'atterraggio non è stato proprio morbido, ma abbiamo avuto il panorama dall'alto dello Stockholms skärgård brinato. Oggi, la prima immersione in  questo Nord è confusa, fatico a grattare oltre la superficie. Si devono imparare le fermate del bus e la topografia cittadina. Si annaspa in suoni nuovi e ostici, la personalità della città resta un'incognita, mentre si cerca il bandolo nei simboli della tradizione e della storia. L'inizio è un po' difficile, nonostante le renne scarruffate e le linci meravigliose, nonostante la favola bella dei costumi tipici e le strabilianti navi, nonostante la colazione a base di filmjölk e salmone e sgombro e cipolle. L'inizio è sempre difficile, nonostante i luoghi e i nomi che credevi di aver conosciuto nei libri; l'anima ti sfugge. Comunque fa freddo quassù: la lana ci vuole, la lana! Innamorata dei giallisti svedesi, so che dovremmo uscire dai percorsi canonici per provare a capirne qual...

Le mie modeste epifanie quotidiane - BUONGIORNO PICCOLINO

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«Buongiorno piccolino, benvenuto ancora. Ti passo a salutare adesso, prima che inizi la giostra degli auguri e dei brindisi e della carta regalo strappata. Hai letto qualche letterina in questo giorni, o nessuno ti scrive più? Scrivono tutti al ciccione rosso della Coca-Cola, vero?» «Dai, fa' la brava che è il mio compleanno: in fondo siamo colleghi, lavora per me.» «Ti voglio bene, davvero. Però lo sai che non mi piace quando cerchi di imbrogliarmi. Non lavora per te. Lavora per l'Iperal, per Amazon, per il Pil, per tanti ma non per te.» «Non cambi mai, mi fai stancare perfino oggi. Va bene, hai quasi ragione. Non lavora proprio per me. Neppure il centro commerciale, l'estetista, il bar ... nessuno di loro lavora davvero per me. Non direttamente. Però, vedi un po' che stamattina un sacco di uomini e di donne pensano a me, mi dedicano un soffio d'affetto e, soprattutto, scartano regali di speranza e sciolgono qualche nastro di umanità.» «Ci sono ancora in giro qu...

Le mie modeste epifanie quotidiane - TRADITORI D'ARTE.

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Alla spicciolata, senza ordine alcuno, né di rilevanza, né cronologico, né geografico, semplicemente lasciando fare ai capricci della memoria. L ' abbraccio di Schiele al Belvedere a Vienna, il Cristo del Mantegna a Brera, la Flagellazione di Piero della Francesca a Urbino; Renoir con il suo Ballo al Moulin comesichiama al Museo d'Orsay, agli Uffizi la Venere di Botticelli (che, mio malgrado e accidenti a lei, continuo a non amare), un Sogno di Dalí al Thyssen di Madrid. È inutile: un'opera, al massimo due, è ciò che mi rimane di una visita ad un museo d'arte. Sono impressioni indelebili, non perdono potenza neppure a distanza di decenni, ma sempre uniche, isolate. Chissà se accade solo me?  Non mi accorgo immediatamente di questo dialogo privilegiato, ma abbastanza in fretta, nel giro di qualche ora. E non si tratta dell'opera che "mi è piaciuta", il criterio estetico è decisamente secondario: è una questione di potenza, di ...

Le mie modeste epifanie quotidiane - MASCHERE.

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Ci sono maschere, inutile negarlo.  Alcune ci valorizzano: non coprono tutto il viso, sono scelte per il colore che ci piace o la forma che ci dona, lasciano allo sguardo spazio sufficiente ad essere penetrato. Sono le maschere che indossiamo per un colloquio di lavoro e una dichiarazione d'amore, maschere "di bellezza" che proteggono solo le nostre insicurezze e con le quali speriamo di splendere senza barare. Ci sono mascheroni pesanti e brutti, che da lontano fanno effetto, ma, visti da vicino, rivelano tutta la loro pacchiana falsità. Sono le facce di cartapesta dei millantatori e dei volgari  parvenu , dei falsi amici, degli impostorelli da quattro soldi. Sono maschere tristi e, credo, grevi soprattutto da portare. Ci sono maschere perfette, pressoché invisibili ad un occhio non professionale, realizzate con maestria per circuire e queste sono mortifere. Ma ci sono anche maschere innocue e banalmente funzionali: il volto attento dello studente innamora...

LA SINTASSI DEL PENSIERO. Due disegnini fatti da "quella intelligente".

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Ho scritto cose.  Poi ho fatto un gioco: vediamo se so ancora usare le parole, mi sono detta. Ho chiesto a "quella intelligente" di dare un corpo al pensiero, di leggere le riflessioni e di immaginare un personaggio A e un personaggio B.   Ebbene: io non lo so se esista già anche la AIm, l'Artificial Imagination , ma forse le mie parole hanno colto nel segno e si sono "fatte segno", perché il risultato è stato incredibilmente vicino al "substrato esperienziale" che sta all'origine delle mie considerazioni.  Conclusioni :  • nel caso servisse ribadirlo, le parole contano: danno forme concrete alla riflessione e trasformano in riflessione l'esperienza vissuta; il mio esperimento ne è una piccola prova un po' sciocchina. Sulle parole si lavora vita natural durante, non si finisce mai. Serve tutto: il lessico settoriale, le lingue straniere, i gerghi. Ma, soprattutto, credo serva recuperare la sintassi: non, banalmente, quella del libro di gra...

PERCORSI ECCELLENTI

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  PERCORSI ECCELLENTI - Uno sguardo comparativo ai sistemi educativi. Attraverso un confronto tra diversi sistemi educativi (Finlandia, Canada, Corea del Sud, Estonia, Germania e Spagna), vengono messi in luce i punti di forza comuni e le differenze rispetto al modello italiano. L’obiettivo non è fornire conclusioni definitive, ma stimolare riflessioni personali e ulteriori approfondimenti. Oggi su LinkedIn