Secondo, Colfiorito
Pedaliamo fra gli ulivi «che fanno di pietà pallidi i clivi», su e giù, e in una Terra così magari le Laudes ti vengono anche facili, no, Francesco?
Spello; poi a darci informazioni dentro una libreria a Foligno c'è una tizia di Merate, ed è subito tutto un «ma come, ma dai, ma dove». Da lì in poi, si sale si sale si sale cercando il valico appenninico. Pedalabile ok, ma non molla mai.
Colfiorito ha tesori snobbati dai più e magagne evidenti a tutti, però il nome evoca meraviglie di lenticchie in fiore. Le lenticchie in piatto sono pure una meraviglia, posso assicurarlo.
La basilica di Plestia stava là da mille anni e l'ha vinta il terremoto del 2016, oggi è ingabbiata in putrelle di ferro e puzza di porcilaia al sole. Una tristezza.
In compenso, andiamo a sbattere nel più grande campo di concentramento fascista (non nazifascista, proprio roba nostra), di cui noi non avevamo notizia e con noi molti altri, anche fra coloro che scrivono i libri di storia, evidentemente. Vedi cosa succede ad andare a zonzo.
«...prego sollecitare l’autorizzazione a fare intervenire al campo un barbiere e una lavandaia per la pulizia personale agli internati, qualcuno dei quali già ridotto con la sola mutanda e camicia nere e sudice e non prive d’insetti personali...»