Geografie emozionali - STOCCOLMA 31

Ombre lunghe lunghe, canali azzurri, scheletri neri di alberi, linee nette contro il cielo. Il sole raso che filtra attraverso il colonnato del municipio è il primo regalo di quest'ultimo giorno dell'anno. Lo Stockholms stadshus è una struttura rosso cupo, severa. Eppure custodisce sale dorate e carillon. Sarà una metafora da capire? Boh. 

Oggi si va a curiosare fra la bella gente dei quartieri eleganti, lungo le vie vestite a festa. Che ne sarà di queste strade quando si spegneranno le luci? Che ne sarà della città? 
Shopping time, o qualcosa di simile, poi  la Östermalms Saluhall.
C'è chi la definisce "mercato coperto", con un understatement che nemmeno un maggiordomo inglese: caviale di kalix, bistecche di renna , lamponi carnosi e i più sorprendenti frutti esotici, alzate trabordanti di crostacei come cornucopie, tartufi di Gotland. Cerchiamo con caparbietà una soluzione abbordabile alle nostre tasche, pur di non rinunciare al piacere di consumare un pasto in questo tempio di ghisa e mattoni, icona del XIX secolo.
Sono decisamente alti, immancabilmente biondi e indiscutibilmente belli coloro che fanno acquisti ghiotti per la serata: uomini e donne dai tratti medioorientali, asiatici, mediterranei, accanto a rubicondi macellai nordici, saziano le élite cittadine.
Passeggiata sul mare. Percorriamo lo Strandvägen delimitato da facciate rosse, bianche, color crema, da torri e merli di un sobrio Jugendstil. Ingenti, solidi patrimoni e comuni miserie umane si nascondono, probabilmente,  dietro i portoni sigillati. Rigorosamente anonimi. 
Tempo sospeso lungo i canali silenziosi, indifferenti alle imminenti celebrazioni, mentre si fa notte.
Solo qualche ora e Stoccolma impazzisce letteralmente: nessuna latitudine pare essere immune da questo strano rito pagano.
Siamo sul Vanadislunden. Pochi minuti dopo la mezzanotte, mentre la città è folle di luci e scoppi, tra il fumo acre e solforoso, i fischi acuti e i sordi boati, un giovane scandinávo bello, biondo, con tanto di papillon nero - stessa stirpe dei raffinati clienti della Saluhall - si eccita alla notizia che veniamo "da Milano", ci chiede di San Siro e si proclama tifoso interista. In pratica, San Siro batte San Pietro, San Marco e Santa Maria del Fiore: vabbè, nanche il calcio risente delle coordinate geografiche. Poi il biondino si congeda gentilmente agitando la bottiglia di prosecco.
Buon anno anche a te, chiunque tu sia.
Lasciamo i nostri simili al delirio di fracasso assordante, alle speranze vane e ai buoni propositi che sfumeranno all'alba; ce ne andiamo a letto. 

Ombre da romanzo gotico, sciccherie e un interista biondo: la città ci ha saputo sorprendere ancora. E per domani le previsioni danno neve.

***
Non dovrebbe mancare: 
- la visita allo Stockholms stadshus;
- almeno un assaggio alla Saluhall.


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Grata. E col fiato corto.